L’arte è Africa: il teatro a Ouagadougo in Burkina Faso

Ognuno di noi ha un destino segnato, nel mio c’è un marito che viaggia e lavora in Africa. Qui di seguito il suo testo delle cose sorprendenti e belle che ha visto in questi giorni a Ouagadougo:

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Si chiama Koteba: e’ il teatro del Mali e del Burkina Faso improntato a temi sociali. Anima molti dei lavori in scena alle récréatrales di Ouagadougou. Nella capitale del Burkina Faso ogni due anni un’intera strada viene chiusa al traffico per 10 giorni e diviene sede di un festival teatrale. È un bel viale, largo e fiancheggiato da case basse, tutte col giardino e una corte, come si usava un tempo in molte città africane, prima dello sviluppo selvaggio degli ultimi anni. Ogni abitazione ospita uno spettacolo, mentre sulla strada si tengono concerti o performance artistiche. Ogni tanto passa una banda di fiati e percussioni, che cammina avanti e indietro suonando a un ritmo indiavolato.

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Baracchini di venditori di cibo spargono nell’aria l’odore della carne o delle verdure arrostite sulla brace. Ambulanti vendono acqua o birra (la Brakina!). Bambini giocano per strada, adulti vanno qua e là, artisti di tutto il mondo francofono dell’Africa e oltre si abbracciano, raccontandosi cosa hanno fatto per tutto il tempo in cui non si sono visti.

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Al festival ho visto un  lavoro koteba, ispirato a Frantz Fanon e al suo “I dannati della terra”. La storia (scritta da Ali Ouedraogo e Freddy Sabimbona.) è quella di due compagni di lotta per la libertà e la democrazia che si ritrovano dopo tanto tempo: Franck e Tiibo. Il primo è appena rientrato nel paese dopo un esilio dovuto a persecuzione politica, mentre il secondo vi è sempre restato, passando attraverso detenzione e tortura, per poi integrarsi nella nuova Africa di oggi, fatta di democrazia puramente  formale ed esclusione brutalmente sostanziale per la maggior parte delle persone. Il primo desidera riprendere la lotta contro un potere sordo alle istanze sociali, in mano a poche élites rapaci che si sono indebitamente impadronite del mito legittimante dell’indipendenza, il secondo è ormai scettico e gli risponde che bisogna entrare nel sistema e prenderne ciò che si può.

Il pubblico era rapito e rispondeva alle invocazioni degli attori. Ragazzini adolescenti erano spettatori attentissimi. Mi dicono che sia così per ogni spettacolo.

Mentre vi assistevo, pensavo che eventi come questi sono il miglior antidoto contro il radicalismo islamico che si avvicina, come un’ombra maligna, ma anche contro il mettersi in mano a trafficanti di esseri umani per tentare una migrazione disperata. Creano coscienza civile e senso di appartenenza una comunità di destino e di vita.
Stasera c’è Pinocchio: sembra che Lucignolo sia un giovane DJ e il grillo parlante una ragazza seria, che studia e vuole una vita migliore. Il gatto e la volpe sono due faccendieri legati a giri d’affari loschi, come il traffico di esseri umani (e migranti). Credo che a Carlo Lorenzini (Collodi) piacerebbe moltissimo.

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