Grrcchhrrblongbingbing!

PssstGDForse chi si aggira dalle nostre parti (intorno a Ginevra e regione, intendo) si sarà stupito vedendo dei cartelloni pubblicitari un po’ bizzarri. Su fondo bianco, infatti, grandi caratteri attirano l’attenzione con parole strambe tratte dal linguaggio colloquiale o da quello dei fumetti. Solo in un secondo tempo, a ben guardare, ci si accorge che essi sono un invito a recarsi al 28° Salone del libro di Ginevra che si terrà dal 30 aprile al 4 maggio al Palaexpo.

Una kermesse che per anni ha sofferto a causa della marginalità del mercato librario della Svizzera Romanda, ma che da qualche tempo ha ripreso vigore grazie agli sforzi delle due curatrici: Isabelle Falconnier, presidentessa del Salone, et Adeline Beaux, direttrice, che si sono profuse in un duro lavoro per cambiare completamente il volto di quella che sembrava una manifestazione destinata a morire.

Compito duro per queste due coraggiose soprattutto se si pensa alla situazione di Ginevra all’interno del sistema Svizzero. Territorio francofono, ma con tratti ben distinti, culturalmente e socialmente, dalla vicina Francia. Inoltre luogo di incontro per eccellenza di culture diverse che ne hanno un po’ appannato l’identità. Con tali presupposti la fiera, che aveva assunto nel tempo una patina antica, quasi polverosa, ha ricevuto un nuovo volto e una nuova vita grazie alla ventata idee apportate dalle due curatrici.

Basta dare uno sguardo al sito della fiera e alla lista degli avvenimenti programmati (dagli incontri con gli scrittori, alle tavole rotonde, ai premi letterari e sì anche agli atelier di bricolage) per comprendere quanta strada sia stata fatta.

Spazi dedicati al viaggio, al fumetto, al benessere personale, alla cucina, al libro giallo (con il suggestivo titolo di Scène du crime). E ancora il Padiglione della cultura araba, un nuovo spazio composto da una libreria tematica, da una palcoscenico e da un caffè-ristorante, in cui l’intenzione è quella di offrire momenti di scambio e scoperta interagendo con intellettuali e scrittori arabi.

E poi una finestra aperta sull’Africa e i suoi autori e sul Giappone, ospite d’onore di questa ventottesima edizione.

Insomma pare che il divertimento, come era intenzione delle curatrici, sarà assicurato un po’ a tutti!

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