La furia distruttrice dell’ideologia

isis-artePochi giorni fa parlando dello scandalo nell’arte abbiamo fatto riferimento agli episodi del museo di Mosul e alla distruzione di opere d’arte millenarie, perpetrata da chi erroneamente crede di poter cancellare il passato, avvertito come una minaccia e non come un’eredità da difendere.

Alle Nazioni Unite sono stati segnalati 290 siti che hanno subito devastazioni: 24 irrimediabilmente distrutti, 189 gravemente danneggiati, 77, a tutt’oggi irraggiungibili, da verificare.

Ninive, Hatra, Nimrud i siti archeologici della “mezza luna fertile” dove tutto è nato (scrittura, arte, storia) che in tanti di noi suscitano ricordi scolastici, sono state spazzate via dalla furia iconoclasta che caratterizza purtroppo i momenti bui della storia. Se infatti facciamo una lista parallela dei fatti storici e delle distruzioni dell’arte capiamo che questa è pratica ricorrente. Ai tempi dei romani c’era ad esempio la damnatio memoriae a causa della quale tutte le effigi e i simboli che potevano ricordare un personaggio pubblico caduto in disgrazia erano cancellati, l’iconoclastia bizantina fu alimentata dal desiderio dell’impero di oriente di  riportare sotto il proprio controllo i vasti possedimenti del clero bizantino, i roghi dei libri dell’epoca nazista avevano un senso dettato dalla propaganda che impediva la lettura di autori che si opponevano in qualche misura all’ordine stabilito, così come durante la rivoluzione culturale cinese furono distrutte opere storiche e religiose.

La storia è dunque piena di episodi del genere. Certo giunti nel XXI secolo avremmo desiderato non vedere mai più tali scempi. Avremmo preferito che il martello pneumatico venisse usato per costruire strade e ponti e non per cancellare vestigia che, sebbene appartengano ad un passato reputato scomodo o inutile, fanno pur sempre parte della storia dell’evoluzione umana.

La mappa della “storia distrutta” si allunga e gli studiosi assistono impotenti dall’alto, attraverso il monitoraggio dai satelliti, a questa ultima sistematica violazione.

Ora, ci si può chiedere se accanto alle ragioni puramente dottrinarie di questa devastazione esistono altri significati reconditi. Alcuni hanno affermato che in tal modo si allontana l’accusa diffamatoria di ottenere finanziamenti del terrorismo attraverso la vendita al mercato nero delle opere d’arte. Ma basta ciò a giustificare tale scempio?

Intanto tutto il mondo assiste impotente augurandosi giorno dopo giorno che la follia finisca e ritornino i giorni del dialogo.

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