Tutti sanno leggere e scrivere… o no?

Jaume Plensa, Sculptures
Jaume Plensa, Sculptures

Quante volte abbiamo sentito affermazioni assurde o indegne sui  fatti che ci circondano, quante volte le abbiamo bollate con fastidio come chiacchiere da bar ignobili e irripetibili? Leggere la realtà basandosi esclusivamente sulle proprie esperienze dirette e la conseguente incapacità di sviluppare una comprensione ed elaborare un’analisi che tenga conto di diverse variabili è il risultato di un nuovo tipo di analfabetismo. Si tratta, secondo l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), di “analfabetismo funzionale”, quello che,  a fronte di una capacità tecnica di base di leggere, scrivere e far di conto, evidenzia la mancanza di «competenze necessarie minime per poter vivere e lavorare in modo adeguato al giorno d’oggi» a causa di una incapacità quasi totale di utilizzare gli strumenti appresi. Secondo il rapporto OCSE  «più della metà degli italiani ha difficoltà a comprendere l’informazione scritta e molti anche quella parlata» (De Mauro 2011).

Indagare sulle cause, semplificando o generalizzando,  ci porterebbe a peccare di analfabetismo funzionale, tuttavia non completamente estraneo a questa situazione è forse il sacrificio della lettura rispetto all’approccio visivo, aspetto che può essere di buon grado annoverato fra le colpe maggiori. «L’alfabetizzazione è un motore essenziale dello sviluppo sostenibile. Le competenze in lettura e in scrittura sono una condizione indispensabile all’apprendimento di un’insieme più vasto di conoscenze, competenze, attitudini e valori necessari a creare delle società sostenibili», questo alla base della Giornata mondiale dell’alfabetizzazione festeggiata dall’UNESCO l’8 settembre scorso.

Il nostro paese secondo le stime dell’OCSE rispetto alle competenze linguistiche si colloca ai piani più bassi delle classifiche europee. Questo nuovo tipo di analfabetismo sta diventando in Italia l’ennesima emergenza. È una fetta di popolazione consistente quella che ignora i dati effettivi dando credito  a notizie false o impossibili e che non cambia idea neanche se brutalmente messa davanti alla realtà. Quanti sono, nel nostro Bel Paese, coloro che non sono capaci di effettuare un’elementare relazione di causa/effetto, coloro che parlano e agiscono senza documentarsi, senza vergogna, basandosi su sentito dire o su un articolo letto in rete?

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