
Una mostra che non vorrei perdermi, quest’anno, è quella che si aprirà a Milano il 23 marzo, dedicata ad Umberto Boccioni . Si terrà nel Museo del Novecento a Palazzo Reale.
È il centenario della sua morte, una morte prematura che avviene dopo il suo rientro dalla guerra, per una caduta da cavallo nel 1916. Boccioni muore da artista futurista e rimane per sempre il rappresentante più significativo di questo movimento. Un movimento di portata internazionale che pose l’Italia al centro delle avanguardie europee. Assieme ai suoi dipinti più famosi, vedremo i suoi esperimenti scultorei, come il grande bronzo “Forme uniche di continuità nello spazio” del 1913 , oppure “Lo sviluppo di una bottiglia nello spazio” del 1912, entrambi già proprietà del Museo del Novecento. Per ora sono state annunciate più di trecento opere comprendenti anche disegni, fotografie d’epoca, riviste e documenti.
La mostra sarà una mostra-studio ed è stata divisa in due sezioni: Il giovane Boccioni (1906-1910) e Boccioni futurista, pratica e teoria (1911-1916).
Avremo modo di capire come i concetti di dinamismo e simultaneità siano stati tutto per lui, che coglieva l’oggetto nell’ambiente mettendone in evidenza le linee di forza . Un oggetto, nell’opera di Boccioni, vive nella realtà, mai in modo statico . “Il dinamismo– scrive Boccioni- è l’azione simultanea del moto caratteristico particolare dell’oggetto è la trasformazione che l’oggetto subisce nei suoi spostamenti in relazione all’ambiente mobile o immobile”.
Sarà una mostra tutta da capire e studiare e per rivalutare ancora una volta il lavoro di questo artista anticipatore di molta arte a venire.
Si è spento domenica notte dopo 18 mesi di lotta contro il cancro un’icona non solo della musica ma dell’arte contemporanea tout court: David Bowie.





Ha incantato generazioni di lettori con i suoi romanzi fatti di accese passioni, lunghi corteggiamenti, flirt e delusioni cocenti. Stiamo parlando di Jane Austen che è nata il 16 dicembre del 1775.






magnetica, sensuale, emancipata in un’epoca di donne sottomesse al maschilismo imperante. Mi figuro la loro casa, con i mobili fine anni Cinquanta primi Sessanta, bicchieri larghi da cocktail mezzi vuoti, grandi finestre sulle luci della città , un quadro di Jackson Pollock alla parete. Lei su un divano con una lunga gonna di lamè, lui in camicia, collo sbottonato e papillon disfatto, la guarda felice. Ah Frank: conosco un signore di una certa età che da giovane diceva: “Di tre cose ho bisogno nella vita: donne, Frank Sinatra e gin&tonic”.



