Scaldate i motori

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Scena dal film documentario The Price of Everything

Mentre galleristi, collezionisti, consulenti e artisti si scaldano in vista  dell’apertura di due fiere dell’arte contemporanea che si terranno quasi negli stessi giorni a Bologna  e a Ginevra, ha inizio febbraio, una cara amica mi ha fatto notare che quest’anno al Sundance Film Festival, dedicato al cinema indipendente americano, è stato presentato un documentario sul mondo dell’arte contemporaneo dal titolo The Price of Everything, regia di Nathan Kahn . Il  documentario è un’indagine  sul sistema che ruota attorno  all’arte e cerca di comprendere le implicazioni del legame  tra successo, denaro e il desiderio di possesso. Il titolo è ripreso da una frase di Oscar Wilde nella commedia Il ventaglio di Lady Windermere , pronunciata da Lord Darlinghton: egli afferma che “ una persona cinica è colui che conosce il prezzo di ogni cosa ma il valore di niente”.

Il regista è partito dagli artisti – tra cui Jeff Koons, Gerhard Richter – e dal confronto che devono sostenere con il mercato dell’arte in una società come la nostra, dove tutto si compra e tutto si vende. I temi sono giusti per questi tempi e il documentario sembra molto promettente e pungente. 

Reasons to be cheerful

Il 26 gennaio scorso la Fondazione Prada di Milano ha ospitato David Byrne, musicista e artista statunitense di origine scozzese eclettico e visionario. Byrne ha tenuto una sorta di conferenza introduttiva al suo nuovo album in uscita il 9 di marzo, il cui titolo sarà American Utopia.

Il progetto di “condivisione” di Byrne presentato alla Fondazione Prada raccoglie scritti, fotografie, musica e incontri pubblici, il cui tema comune è la speranza. E proprio la raccolta di questo materiale ha dato forma e vita alle canzoni contenute nell’album.  Il musicista in una recente intervista ha affermato: “Molti di noi, sospetto, non sono molto soddisfatti del mondo che abbiamo realizzato. Ci guardiamo intorno e ci chiediamo: dobbiamo continuare a vivere in questo modo? Non c’è altra via possibile?“. La sua risposta a questa domanda è stato raccogliere storie, idee e notizie che potessero essere identificabili come degli esempi di ottimismo: un’invenzione tecnologica, una creazione musicale, la progettazione delle città e della loro mobilità. Tutti i risultati di questa ricerca che hanno il sapore appunto dell’ottimismo e di conseguenza della speranza, sono stati inclusi nel progetto Reason to Be Cheerful.

Anche se non amiamo la sua musica, mi è sembrata una bella cosa seguire Byrne su questo percorso di speranza, per restituire un po’ di ottimismo alle nostre vite distratte.

Corvi geniali

Corvo

Quando si passeggia per strada, due cose disturbano in massimo grado: le gomme  da masticare appiccicate sull’asfalto e i mozziconi di sigarette sparsi ovunque.  Ebbene, è nata una start up olandese che ci aiuta a ripulire i marciapiedi da quelle sigarette. Si chiama Craw Box e – non ci crederete mai – usa l’aiuto dei corvi per raccogliere i mozziconi. In un video, il fondatore di Craw Box ti spiega come fare per attirare un corvo e – in solo 4 fasi – addestrarlo a raccogliere quelle sporcizie. L’idea è venuta a Joshua Klein che per dieci anni ha lavorato e compiuto esperimenti sull’intelligenza dei corvi, ossia su animali che si trovano da tutte le parti del pianeta (a parte Antartide e Patagonia) e che nel tempo si sono moltiplicati alla stessa velocità della popolazione umana.Crow Box Seal

Sono intelligenti e, sembra, hanno buone capacità cerebrali: sono gli Einstein del mondo dei volatili.

Se siete curiosi e volete saperne di più, potete ascoltare la lezione su Ted tenuta da Joshua Klein:

 https://www.ted.com/talks/joshua_klein_on_the_intelligence_of_crows

Soluzione

Bravi a coloro che hanno pensato a Hans Jean Arp!

L’opera è Shirt Front and Fork del 1922 e presenta una forma riconoscibile in un contesto irriconoscibile. Realizzata in legno in bianco e nero è una delle opere più famose dell’artista

immediatamente riconoscibile è la forchetta a sinistra mentre quella di destra potrebbe essere la sagoma di un dente (come ha suggerito Giacomo) ma Arp intendeva lasciare a colui che guardava l’opera la libertà di vedere in questa forma ciò che preferiva.

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Te lo ricordi?

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Non ho memoria per le date. Ricordo bene, però, lunghe estati in cui ho assistito a dei veri e propri combattimenti in materia di date, tra mia sorella e mia zia.  Solevano  accapigliarsi sempre sulla datazione di avvenimenti del passato e nessuna di loro due voleva concedere la ragione all’altra.

Quando ho visto un piccolo libro dal titolo “Memoria per le date date per la memoria”  (Guaraldi editore) non ho esitato ad acquistarlo. Il libriccino, scritto da Antonella Sbrilli, fa parte di una collana nata da una serie di incontri (Lectures on Memory) organizzati ogni anno a San Marino, presso Il Centro Studi sulla memoria. A suo tempo vi ha partecipato anche Umberto Eco, con una conferenza su Mnemotecniche e rebus .www.mondadoristore

E siccome un filo di ragionamento tira l’altro, ho poi scoperto che a San Marino questo interesse è sorto perché nel 1998 il piccolo paese ha acquistato il Fondo Young, ovvero una raccolta di libri, articoli e memorabilia sul tema della memoria e della mnemotecnica, dal collezionista americano Morris N.Young. L’università di San Marino ne fornisce una catalogazione completa, disponibile online.

Sabato prossimo è la giornata della Memoria: per l’occasione vorrei segnalarvi il film Shalom Italia di Tamar Tal Anati.download-2

Vi si racconta la storia di tre fratelli ebrei che, dopo tantissimi anni, tornano in Italia  per ritrovare la grotta ove si nascosero con la complicità degli abitanti locali, durante le infami persecuzioni scatenate dalle altrettanto infami leggi razziali del ’38. La grotta si trovava nei dintorni di Firenze e il film è un omaggio sia al ricordo che al bel paesaggio toscano, fatto di natura, sapori e gentilezze antiche. Ecco qui il trailer:

Boom for real

Basquiat è famoso e… costoso. Nel maggio del 2017 una sua opera Untitled del 1982 è andata all’asta e acquistata per 100 milioni di euro a dimostrare che a trent’anni dalla morte per overdose del giovane artista (nel 1988 Jean Michel aveva soli 27 anni), il suo mito, perché ormai di mito si parla, è vivo e intatto.
Writer e pittore, ma anche musicista e produttore, DJ, fanatico di jazz e di hip hop Jean Michel Basquiat è protagonista di una mostra londinese al Barbican Centre, che, a tutt’oggi, è forse la retrospettiva più completa dell’opera dell’artista.
Boom for real, il titolo della mostra, era una delle frasi “trademark” di Basquiat insieme alla corona e ai segni ™️ e ©️ e ricorre spesso nelle sue opere pittoriche, apparendo come un’aggiunta casuale ma rivelando in realtà l’amore dell’artista per il suono delle parole scollegato da qualsiasi significato, per il loro ritmo piuttosto che per il messaggio che potevano trasmettere. Basquiat ha usato il suo pennello, le sue parole e i suoi “marchi” come armi, rivelando la sua complessità e le sue evidenti contraddizioni: Basquiat che celebra la cultura nera, che si scaglia contro la società consumistica, di cui naturalmente fa parte, contro il razzismo o la brutalità della polizia sono tutte facce di una stessa medaglia, di un artista che fu la personificazione di un’epoca e di un luogo – la New York della fine degli anni ’70 e degli anni ’80 – di cui fu l’espressione più influente.
Come afferma una delle curatrici della mostra, Boom for real “onora la natura multidisciplinare del lavoro di Basquiat e lo spirito vitale che vi è incapsulato”. Ed è proprio questa la sensazione che da vecchia ragazza, quale sono,  (aveva solo tre anni più di me) ho provato forte. Guardando le sue foto, una sua intervista televisiva, ipnotizzata da quella faccia da ragazzino dal sorriso disarmante ho percepito, quasi più che guardando le sue opere, lo spirito di un’intera epoca, una nostalgia lacerante per la giovinezza che – avendo Jean Michel perso la vita a 27 anni – egli personifica e incarna. Forse è proprio questo che ce lo rende caro…

Da che parte stai?

 

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Vanessa Beecroft

A volte mi domando quale sarebbe il mio giudizio se non avessi tre figlie, tutte scatenate sui diritti delle donne. Ho 50 anni, sono originaria di una piccola città della provincia italiana e sono stata cresciuta sulle cosiddette solide basi della tradizione. Avrei sostenuto la posizione di Catherine Deneuve, se avessi giudicato solamente sulla base della mia educazione? Non lo so ma certo le mie figlie, in modo un po’ prepotente come solo i giovani pieni di splendido furore e affettuosa tirannia sanno fare, non me lo avrebbero mai permesso. Per loro non ci sono né se né ma: nessuna scusa. Sostengono il diritto di essere libere e non ammettano di subire  nessun giudizio morale.

Sono loro che mi hanno fatto riflettere sul mio “maschilismo interiorizzato” : sembra che – in maniera anche inconsapevole –  la mia generazione  tenda a schierarsi quasi sempre dalla parte degli uomini.  Quindi, grazie ragazze  mie per avermi convinto a scegliere la parte giusta: ovvero a schierarmi a fianco delle donne.

Sono cosciente che siamo di fronte a una rivoluzione dei costumi e delle dinamiche sociali e anche di come tutto questo stoni con le radici stesse della tradizione. Ma poi mi viene da pensare che, nella storia,  nel nome della tradizione, sono state fatte montagne di  errori  e sono state compiute innumerevoli prevaricazioni.

E allora avanti giovani donne, ben venga un nuovo mondo di rapporti fra uomini  donne: era ora che arrivasse.

Arte in ospedale

E se si trasformassero gli spazi freddi e asettici degli ospedali in luoghi palpitanti di arte? È quello che si propone di fare un’organizzazione inglese che si chiama Vital Arts il cui scopo è quello di promuovere e realizzare progetti d’arte all’interno delle aree ospedaliere per il benessere di pazienti e staff medico.  Essa opera in ben cinque ospedali nell’Est di Londra che hanno un indotto di 2,5 milioni di pazienti l’anno e vede questi spazi civici come luoghi ideali per creare nuovi fruitori di arte contemporanea.

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Tatty Devine al Royal’s London Hospital

Convinta che esiste uno stretto legame fra Arte e benessere, l’organizzazione lavora a stretto contatto con il personale degli ospedali, le organizzazioni culturali e gli artisti per offrire programmi terapeutici creativi (mostre, presenza degli artisti, workshop, commissione e istallazione di arte pubblica) che supportino gli obiettivi dei medici, diano una spinta positiva al benessere dei pazienti e siano un momento di crescita personale per l’intero staff paramedico.