Donne fenomeni o niente?

O i figli o il lavoro questo è il titolo del nuovo libro di Chiara Valentini edito da Feltrinelli. Tratta della precarietà delle giovani italiane che lavorano e decidono di avere un figlio. La giornalista ha provato a confrontare la condizione delle donne italiane con quella donne di altri paesi europei come  Francia, Germania, Svezia.

Dalla sua analisi risulterebbe che, specialmente in questo momento di crisi dell’economia, la condizione della donna sembra tornata  a quella del XIX secolo, quando le ragazze erano costrette a nascondere la gravidanza per non perdere il posto di lavoro.

Se avete letto il romanzo di Susan Vreeland Una ragazza da tiffany, un romanzo storico ambientato  nella New York della fine del XIX secolo, vedrete che la protagonista, Clara Wolcott Driscoll, artefice delle più belle lavorazioni dei vetri della Tiffany Glass non può, per regola del laboratorio, prendere marito né tantomeno aspettare un figlio.

Ebbene il romanzo non è poi così lontano dal mondo italiano odierno. Come emerge dal lavoro della giornalista Valentini, sembra provato che ci siano datori di lavoro che, prima di assumere una donna, le facciano firmare la lettera di dimissioni, nel caso dovesse entrare in maternità. E’ come un guerra silenziosa, che si pratica contro le donne e che oggi, con la crisi, sembra addirittura acuirsi. Oltre a questo, il libro denuncia il numero troppo esiguo di asili nido. Un fenomeno allarmante, in particolare al sud (per fare un esempio, in tutta Messina ne risultano solo 3). Segnala anche un quadro normativo ancora carente nel disporre sostegni alla famiglia. La ministra Fornero ha appena promosso una norma per permettere agli uomini il congedo per paternità. Questa iniziativa è lodevole, ma è ancora ben poca cosa se si  pensa si risolve, in tutto, in 3 giorni di congedo. Come capite, non è gran cosa, anche perché si prevede una sperimentazione di tre anni prima di far confermare questa norma.

Ma è davvero necessario essere fenomeni per poter vivere una vita di soddisfazioni familiari e professionali? Mica tutte riusciamo ad essere come la frenetica e bellissima Jessica Parker nel film “Ma come fa a fare tutto”? 

A Lugano, sulle vette del monte Tamaro una gita tra arte e natura

Una decina di anni fa ho fatto una gita estiva in Svizzera. Da sempre in mezzo all’arte, andai a visitare un luogo suggestivo che non avrei più dimenticato. Si tratta della chiesa di Santa Maria degli Angeli, sulle pendici del monte Tamaro, vicino a Lugano. Questa chiesa ha veramente qualcosa di straordinario, sia per dove è collocata sia per come è stata concepita dall’architetto svizzero Mario Botta, che qui ha lavorato in piena sintonia con l’artista italiano Enzo Cucchi.

Per arrivare alla chiesa occorre prendere la cabinovia che mena all’Alpe Foppa, a circa 1500 metri di altitudine. La costruzione è stata inaugurata nel 1996  e si nota subito in alto, a picco sul monte. E’ un luogo da non perdere perché è stata pensata staccata dalla montagna, come un belvedere sulla valle. In verità vi si arriva salendo più in alto, sul tetto, e poi scendendo dentro la chiesa stessa. Il tetto, oltre che da scalinata, funge anche da anfiteatro e offre punti di vista magnifici sulle diverse montagne del circondario.

Scese le scale, si entra all’interno della chiesa: di forma  semicircolare, strutturata a tre navate, ha al suo centro una piccola abside, inondata di luce intensa, con due grandi mani disegnate da Cucchi sulle sue pareti.

La chiesa ha 22 aperture poste a livello del pavimento, che consentono di ammirare lo splendido paesaggio della valle sottostante. Nelle strombature dei muri, ha una serie di dipinti incisi da Cucchi attorno al tema di santa Maria degli Angeli.

Un’esperienza unica, la visita di questa chiesa; un modo contemporaneo di trattare il sacro che arriva dritto al cuore e alla mente. Il luogo, poi, è anche molto apprezzato da chi ama camminare sui monti, perciò se  potete trattenervi di più potete fare la traversata Monte Tamaro-Monte Lema(circa 4 ore). Io non l’ho fatta, ma dicono che sia facile ed accessibile a tutti: mi piacerebbe provarla.

Tutto in famiglia

Dal video di Bill Viola, The Greeting, 1995

Sono reduce da una breve vacanza in famiglia, che mi ha visto condividere con mio padre, fratelli e nipoti un evento speciale che riassume tutta la vita dei miei genitori.  Così, con la mente a  ciò che ho vissuto e forse anche per stemperare le emozioni, sono andata a rifugiarmi in un libro e ho scelto  Lessico famigliare di Natalia Ginzburg. Sono tornata a questo libro perché, anche se parla di una generazione precedente a quella dei miei genitori,  il modo di raccontare i  luoghi, i fatti e le persone mi richiamano situazioni e  vissuto della mia famiglia.

L’autrice, in una avvertenza posta a mo’ di prefazione,  dice che ciò che ha descritto “non è la mia storia, ma piuttosto, pur con vuoti e lacune , la storia della mia famiglia”. E così ci parla della sua casa paterna, del padre, della madre e dei fratelli, della vita matrimoniale e della guerra. L’autrice dice di aver riportato ciò che ha sentito e visto attorno a sé. In verità, in Lessico famigliare, si leggono le sensazioni, le cronache e gli avvenimenti di ogni famiglia, compresi i problemi, i rancori e le incomprensioni. Nel libro è forte il suo legame con la madre e mi ha colpito come abbia ben saputo descrivere la differenza delle relazioni instaurate con essa da lei e dalla sorella maggiore Paola: da un lato (l’autrice) un rapporto improntato all’aspetto materno e protettivo, dall’altro (la sorella) una relazione di parità.  Tutto scorre nel libro, si susseguono  le fasi della vita e anche le relazioni con la famiglia cambiano; come quando l’autrice,  sfollata in Abruzzo con i figli, al momento dell’armistizio riceve una lettera dalla madre, che le dice di non sapere come fare per aiutarla. Lei scrive: “ pensai allora per la prima volta nella mia vita che non c’era per me protezione possibile, che dovevo sbrigliarmela da sola. Capii che c’era stata sempre in me, nel  mio affetto per mia madre, la sensazione che lei m’avrebbe, nelle disgrazie protetto e difeso”.

Il suo libro per me  è come una strada dentro i grovigli della famiglia e ogni volta mi stupisce come la sua scrittura ha saputo dipanarli in modo semplice e leggero; ma in realtà tocca così in profondo i rapporti famigliari che in ultimo  tutti ci sentiamo un po’ parte della realtà che descrive.

Apparizioni in città: la street art è arrivata e cambia il volto dei nostri quartieri

Keith Haring, 1989, Pisa

Erano gli anni Ottanta quando a New York gli artisti Keith Haring  e Jean-Michel Basquiat cominciarono a farsi notare per i loro lavori. Lavori insoliti, che non nascevano più negli studi: si trattava di immagini che coprivano i muri delle gallerie della metropolitana, gli stessi vagoni dei treni o spazi pubblici abbandonati. L’opera di questi giovani venne poi chiamata graffitismo. Haring e Basquiat morirono  entrambi molto giovani, ma questo filone d’arte scomparve. Lavorare liberi nelle città, senza condizionamenti, parlando a tutti, è divenuto sempre più spesso il desiderio di molti artisti. Oggi la pittura di graffiti si è evoluta in street art. Con la street art sono arrivate nuove tecniche: ora si usano non solo  le bombolette ma anche i nastri adesivi, i led, gli stencil, oppure si fanno vere e proprie installazioni. Ciò che non cambia, in questi nuovi artisti, rispetto ai pionieri di queste forme di espressione, è l’ attitudine a lavorare per strada, molto spesso di notte, quando nessuno li vede. Cercano quasi sempre luoghi dimenticati o abbandonati e con i loro interventi rigenerano spazi che i nostri occhi non vedrebbero mai.  Creano sui muri delle città. I lavori, non vengono mai firmati anche per paura di ripercussioni legali, dal momento che le opere sorgono in luoghi pubblici non autorizzati. E’ poi curioso vedere cosa succede a questi lavori quando l’artista diventa famoso: in quel momento si pongono sia il problema dell’autenticazione dell’opera sia quello della vendita. Non di rado le gallerie sono arrivate a comprare parte dei muri sui quali le opere sono state dipinte: siamo qui nell’ambito delle follie dell’arte contemporanea, alimentate dal desiderio di possesso dei collezionisti. Secondo me e secondo molti queste opere non dovrebbero mai essere portate via dal luogo dove sono nate.

Tra gli artisti più famosi, produttori di queste opere clandestine, c’è Banksy, il leader della street art. Di lui non si sa molto: nato a Bristol lavora in modo particolare con lo stencil che utilizza in modo ironico, toccando argomenti politici e sociali. Ama viaggiare e le sue opere sono apparse un po’ dappertutto. Ama sorprendere e le sue immagini ti fanno riflettere e sorridere; come Sperm Alarm, un graffito apparso l’anno scorso per le strade di Londra.

Banksy, Sperm Alarm, 2011

A chi non lo conoscesse ancora consigliamo di cercare le sue immagini un po’ in tutto il mondo: lui viaggia sempre e – senza dire niente, senza mostrare il proprio nome – lascia i propri lavori nei posti più impensabili.

Se poi volete un panorama completo, magari anche facilmente raggiungibile, della Street Art Svizzera o di quella più vicina a voi, vi rimandiamo al sito Fatcap dove troverete una mappa interattiva interessantissima e dettagliata con luoghi, nomi degli artisti e tanto altro.

SMS, quanto sei comodo, ma quanto mi costi?!

Passo tra poco! Vienimi a prendere, ho finito. Arrivato! Qui è una noia!

Quanti SMS così abbiamo spediti? E quanti ne abbiamo ricevuti? Per non parlare di quelli più compromettenti o che risolvono situazioni senza mettersi veramente in gioco (svicolare appuntamenti o evitare di dire a voce cose spiacevoli ma necessarie)?

Si calcola il volume di SMS giornalieri nel mondo con numeri a nove zeri… Comodo, veloce, apparentemente sicuro (a meno che non si sbagli, come faccio io, il destinatario). Non ci chiediamo neanche più quanto siamo disposti a pagare per un servizio che ormai sembra insostituibile, ma che alle compagnie telefoniche costa praticamente zero.

Qualche tempo fa il Corriere della Sera affermava che quando si inviano SMS, ad esempio, bisogna stare attenti a non usare lettere accentate o caratteri particolari, perché questi fanno fare un salto al limite dei 160 caratteri utilizzabili in un unico SMS e facilmente la compagnia telefonica alla quale siete abbonati (tutte, senza esclusione) vi fatturerà non uno, ma due SMS.

Innanzitutto perché gli SMS possono contenere solo 160 caratteri?

Perché il padre degli SMS Friedhelm Hillebrand nel 1985, quando cercava la possibilità di connessione fra telefoni attraverso la scrittura, pensò che questo numero di caratteri sarebbe bastato per trasmettere domande e testi fondamentali (non pensava il buon uomo, al successo planetario che avrebbe riscosso la sua invenzione e soprattutto non pensava alla bomba a orologeria pronta a esplodere nelle tasche dei genitori piazzata nelle mani dei più giovani) inoltre il parametro dei 160 caratteri era essenziale vista la limitatezza del sistema di allora.

E ora facciamo un po’ di conti: 160 caratteri corrispondo a circa 140 bytes.

Se prendiamo come base un piano tariffario medio (una compagnia vale l’altra), ogni SMS costa circa 20 centesimi di franco, se dividiamo il costo per 140 bytes otterremo che ogni 7 bit (cioè più o meno ogni carattere) ci costa circa un centesimo di franco. Credetemi un’enormità! Infatti se applicassimo gli stessi prezzi a Internet e volessimo scaricare un brano musicale, composto in media da circa 4 Megabytes, dovremmo spendere poco meno di 6000 franchi! (Naturalmente i conti non li ho fatti io ma mi sono affidata a blog e blogger più esperti e affidabili di me, e sono facilmente applicabili anche all’Euro). Inoltre se le telefonate seguissero i prezzi degli SMS, un minuto di conversazione ci costerebbe molto caro: poco più di 100 franchi!!!!

Ok, cielo, ora mi sono persa anche io… ma la sensazione che si ricava da tutto ciò è quella di un’amara presa in giro, anche se l’Unione Europea ha cercato di mettere un freno agli enormi profitti delle compagnie telefoniche (tutte senza distinzione) e all’emorragia del nostro denaro.

Dunque cosa ci rimane per comunicare, senza impegnarci in una conversazione vocale? Oltre a nuove applicazioni che sfruttano gratuitamente il canale di Internet, utilizzate dai più giovani (molto più competenti su questo argomento), potremmo darci di nuovo ai segnali di fumo o al tam tam, l’importante è cercare di restare connessi…

Sebbene…

Avete mai dimenticato il cellulare a casa? Dopo i primi momenti di sgomento avete passato oppure no un paio di ore di assolta tranquillità?

… non ci piace

disegno di Chiara Guidi

… non ci è affatto piaciuto che a pochi passi da casa nostra ci sia stato un “piccolo” incidente alla pompa di raffreddamento della centrale nucleare di Beznau in Cantone Argovia. La notizia è passata sottotono perché l’IFSN (Ispettorato Federale della sicurezza nucleare) ha giudicato l’incidente di nessuna importanza, nonostante la fuoriuscita di una nube di vapore classificata non radioattiva.

Dopo la chiusura della centrale di Oldsbury nel Regno Unito, quella di Beznau è diventata la più vecchia centrale nucleare in funzione al mondo. Dal sito del WWF Svizzera apprendiamo che, ancor prima dell’incidente di Fukushima in Giappone, Beznau  contava oltre 75 “gravi questioni irrisolte” fra le quali: “un’alimentazione elettrica d’emergenza inaffidabile, una copertura del reattore piena di crepe e in particolare un contenitore ermetico d’acciaio (che dovrebbe impedire la contaminazione dell’ambiente circostante) anch’esso pieno di crepe”.

Non vogliamo andare oltre. Vi invitiamo a una riflessione… a proposito la centrale nucleare di Beznau si trova a soli 280 Km da Ginevra…

Chi volesse saperne di più, può connettersi al sito: www.stopp-beznau.ch (che purtroppo è solo in tedesco…).

Aggiornamenti e spiegazioni sulla crisi in Mali

Come vi scrivevo un paio di giorni fa, qui si è avuto un colpo di stato, scatenato dagli eventi nel nord del paese ma con radici piu’ profonde.

Per capire il tutto bisogna andare con ordine.  Cosa è accaduto, innanzitutto : nel nord si ha da tanto tempo una situazione di conflitto tra popolazioni nomadi del deserto, i Touareg, e popolazioni stanziali : i pastori e gli agricoltori. Un conflitto antico, che andava e veniva, e che si era di nuovo manifestato con violenza nei primi anni novanta. Un conflitto regionale, inoltre, dato che investiva la fascia del Sahel e quindi anche altri paesi come Niger, Libia, Algeria. Si era cercato di venirne a capo con trattative e investimenti e il Mali, che aveva tutto il suo nord, quasi due terzi del suo territorio, interessato dalla situazione, si era reso disponible come capofila dell’iniziativa. Sembrava si fosse arrivati a una soluzione, ma poi la mancanza di mezzi adeguati, l’incapacità di gestire gli aiuti che c’erano, aveva portato a nuovi scontri.

Nel frattempo, pero’, era nata anche la   « legione straniera » di Gheddafi. Il dittatore, di madre touareg, aveva cominciato a  reclutare questi guerrieri nomadi per farne una sua guardia personale armata sino ai denti. Sino a che il dittatore di Tripoli è stato in vita, essi sono rimasti in Libia, poi – dopo i bombardamenti Nato e il crollo del regime – sono tornati verso casa, cioè a scorrazzare nel deserto che unisce i paesi di cui parlavo sopra. E naturalmente sono arrivati in Mali, dove il « loro » territorio si estende su una superficie larghissima e poco popolata. Hanno chiesto al governo di questo paese di integrarli nell’esercito, di dar loro un ruolo. Figurarsi, mettersi un’armata nell’esercito: non si poteva fare. Cosi’ si è tergiversato e  loro hanno cominciato ad attaccare villaggi, massacrando la gente. E qui arriva lo snodo della crisi di oggi.

Il Mali ha inviato l’esercito, che è composto da una élite, legata al potere, e da una massa di poveracci affamati.   La elite legata al potere ha assunto i gradi piu’ alti, i privilegi e vive bene ; la massa dei poveracci riceve stipendi da fame. L’élite al potere non è andata a combattere nel Nord, ci ha mandato la massa dei poveracci e ce li ha mandati senza mezzi a  sufficienza. I touareg li hanno massacrati. Niente sarebbe accaduto, pero’, se non ci fosse internet : qualcuno lassu’ ha filmato i corpi dei commilitoni sgozzati e li ha messi su You Tube. Tutti li hanno visti. Il velo è caduto : nel Nord vanno a morire i disgraziati ; i privilegiati se ne stanno a Bamako.

Cosi’ è scaturita la rivolta : un capitano ha messo insieme la sua truppa e in breve ha trovato man forte in moltissimi altri reparti . Ne è nato il colpo. Hanno subito arrestato i gradi alti dell’esercito e i ministri (tutti appartengno alla medesima elite al potere). Il presidente (un ex miltare che distribuiva i gradi piu’ alti ai suoi sostenitori) è scomparso, alcuni dicono con gli ultimi lealisti (i corpi di elite, i berretti rossi) pronto a dare battaglia, altri invece dicono che sia in un’ambasciata. Ora, pero’, c’è anche un’altra cosa da tenere in considerazione. I touareg si alleavano, al Nord, con AQMI, Al Qaeda au Maghreb Islamique. Assieme parlavano di mettere in piedi un loro stato. La lotta nel Nord quindi va proseguita, tant’è che il capitano Sandogo, che ha guidato la rivolta, ha dichiarato come priorità il riporate l’ordine e il continuare la guerra al Nord, ma con mezzi migliori e in maniera piu’ efficace. E questo fa venire in mente che magari ci potrebbe essere anche qualche altro soggetto, nella comunità internazionale, ad avere interesse a combattere in maniera piu’ efficace l’unione Al Qaeda/Touareg. Ma questa è soltanto una speculazione al momento.

In verità, la comunità internazionale ha condannato apertamente il colpo di stato, chiedendo di mantenere la data delle elezioni (che si sarebbero tenute a breve), anche se nessuno ha menzionato i veri problemi sul tappeto : il prolema del Nord e il fatto che qui la miseria ha raggiunto livelli tali da rendere i meccanismi della democrazia rappresentativa quasi privi di sostanza. Non è retorica terzomondialista : qui un numero enorme di diseredati si aggira per il paese. Gente che non ha niente, gente che non ha accesso nemmeno ai servizi di base dello stato. Si muore per una malattia semplice e curabilissima. Una campagna elettorale in queste condizioni è niente di piu’ che promettere cibo a qualcuno e favori a qualcun altro. Per presentarsi alle elezioni ci vuole la firma di 10 deputati, che vogliono essere pagati. Se non hai soldi non corri. Se non corri non puoi distribuire risorse ai tuoi sostenitori. E poi ci sono coloro che sono esclusi da tutto, in collegi lontani, dove non si ha alcuna idea di quello che accade fuori dal proprio villaggio o dalla propria città.

Senza una società civile vera, con corpi intermedi e con un dibattito politico aperto, senza una eguaglianza di base almeno nei servizi essenziali, le elezioni divengono una scatola svuotata di sostanza. Certo è una scatola importante, un passaggio fondamentale per la selezione della classe politica ma – ripeto – senza tutto cio’ che ci sta dietro sono un paravento per tranquillizzare le coscienze dei donatori.  Credo che ci si debba concentrare di piu’ sui problemi che hanno portato a tutto questo.

… e il mondo sta a guardare

Aminata Traoré sulla copertina dell'Express, a lei dedicata

Abbiamo deciso di postare questa testimonianza dal Mali. Non vuole essere uno scoop, non vogliamo cavalcare l’onda delle terribili notizie che giungono da una terra martoriata e ferita. Vogliamo solo fornire una testimonianza lucida e vivida di ciò che sta accadendo laggiù. Leggete, amici, e riflettete.

Carissime. Io sono al sicuro, nella casa albergo di Aminata Traore’; una signora tra i sessanta e i settanta che ha creato un movimento di lotta per i diritti dei piu’ poveri e marginalizzati. E’ una delle grandi figure dell’Africa del nostro tempo. Qui si sta bene. Aminata vive tra la sua gente, in un quartiere povero ma dignitoso. Cosi’ sono sereno: nessuno viene qui a fare confusione. Passo il tempo parlando di Africa con Aminata e coi suoi collaboratori, mentre lei risponde a tutti coloro che la cercano da mezzo mondo. Alla sera si condivide quello che c’e’ da mangiare. Aminata e’ generosissima e tutta la sua famiglia e’ come lei. Ho scoperto l’acqua col ginger e ne bevo tanta. Fa caldo (40 gradi) ma alla sera si muove l’aria.  

Tutto attorno a noi, pero’, vi sono tumulti e violenze. Come vi dicevo stamani, qui si e’ avuto un colpo di stato. Una parte dell’esercito (alcuni capitani) si e’ ribellata e ha occupato i centri di controllo della capitale: televisione, radio, caserme, ministeri e cosi’ via. Dicono che si ristabilira’ l’ordine nel giro di qualche giorno. Le frontiere per ora sono chiuse. Ma forse in breve si riaprira’ l’aeroporto internazionale e potro’ ripartire.  

Perche’ e’ successo? Perche’ questo paese stava attraversando un momento difficile. Nel nord, lontano da qui, i resti di quella che fu una milizia (una vera e propria legione straniera bene armata) di Gheddafi seminano terrore per creare uno stato Touareg (appartengono perlopiu’ a questo popolo) nel deserto, pure in collaborazione con un pericoloso gruppo regionale di Al Quaeda. Sono scappati dalla Libia dopo i bombardamenti della Nato e il crollo del regime dittatoriale e si sono sparsi tra Niger e Mali. Questi due stati avevano avuto un sacco di rapporti con la Libia dalla quale avevano ricevuto tanti fondi e investimenti. Ed erano stati ben lieti che Geddafi pagasse queste milizie per tenersele  in Libia, senza creare problemi qui. Cosi’ quando questi sono tornati, armati sino ai denti, il governo del Mali non ha saputo prendere in mano la situazione. Ha lasciato che portassero la violenza  e non ha dotato l’esercito di armi e mezzi per contrastarli, mandando giovani soldati a morire nel deserto. Questa e’ stata la scintilla che ha infiammato la ribellione: tre capitani si sono messi contro i generali (vicini al presidente, che e’ anche un ex militare) per prendere il potere e ristabilire l’ordine anche al nord.

Ma questa e’ solo una parte della storia. C’e’ anche il fatto che con i Touareg opera Al Quaeda e quindi ci sta che qualche grande potenza non ne avesse piu’ dell’inefficienza del governo appena deposto. E c’e’ anche un altro tema di fondo, attorno al quale gira molta parte della faccenda: quello di un pase in miseria, ricco anche di risorse come il cotone, ma in miseria. Ogni classe di governo qui si e’ appropriata delle risorse e le cede ai grandi interessi economici mondiali. In queste condizioni anche le regole formali della democrazia (che il Mali aveva adottato: elezioni e cosi’ via) hanno poco senso. Senza la sostanza dell’eguaglianza di opportunita’, senza una vita minima decente per tutti, senza la forza della legge accetatta da tutti come un mezzo per vivere meglio assieme, non c’e’ societa’ che tenga. E cosi’ e’ stato. Dunque questa non e’ l’ennesima crisi Africana. E’ la crisi di un mondo ricco al Nord, che adotta modelli di business iniqui, capaci solo di affamare i poveri. E lo fa chiudendo un occhio su come agiscono i governanti quaggiu’. Basta che si rispetti qualche forma, con un po’ di elezioni gestite alla meno peggio.

Ed e’ lo stesso mondo che bombarda in Libia, dopo essere andato a braccetto con Gheddafi, senza pensare alle conseguenze delle bombe tutto attorno, negli altri paesi della regione.

Cinquantenni? Siete nel fiore della vita!

No, non siamo noi ad affermarlo, ma un libro appena pubblicato in Inghilterra da un professore di veterinaria di Cambridge, David Bainbridge, intitolato, neanche a dirlo The middle age

L’autore afferma che grazie ai secoli di evoluzione biologica l’uomo è l’unica specie che riesce a trovare nella “mezza età” un equilibrio che non esiste in nessun altro animale in natura, dai criceti agli elefanti, i quali subiscono un invecchiamento costante dalla giovinezza fino alla morte. L’uomo invece nel tempo ha sviluppato una sorta di elogio della mezza età. Fin dall’epoca preistorica, infatti, “gli anziani” che non erano più in grado di sfuggire alla preda, tuttavia erano i migliori a dividere le derrate e i bottini, grazie alla loro autorevolezza e alla loro “saggezza”, essendo “memoria” del gruppo. E questo nel tempo ha fatto in modo che proprio durante la middle age il nostro cervello funzioni a pieno regime utilizzando al meglio le risorse di cui dispone conciliandole con un’annosa esperienza!

L’autore spiega che l’uomo fra i 40 e i 60 anni, se si trova in buono stato di salute, sebbene un po’ imbolsito, imbiancato e rallentato vive in uno stato di grazia al quale da giovane, preso dai problemi di cuore, di carriera, di realizzazione personale non può aspirare, mentre da più anziano non può più godersi. A proposito il libro è scritto in caratteri più grandi del normale…

Le prove addotte dall’autore non sembrano essere esattamente scientifiche. Inoltre egli si trova perfettamente a suo agio quando parla del mondo animale, ma quando cerca di tradurre le sue osservazioni sul terreno umano scivola su qualche bizzarra affermazione. Tuttavia sono proprio le parti del libro dedicate alla fauna quelle più appetitose. L’autore così ci racconta che solo le orche assassine entrano in menopausa come le donne, oppure come gli scimpanzé maschi preferiscano le scimpanzé “tardone”, o ancora come i cervi femmina sebbene attempati possano sfornare cuccioli ogni dodici mesi come degli orologi.

Insomma che dire? Che tutto ciò sia vero o falso, che anche al cinquantenne sia data la possibilità di un radioso futuro e non la certezza dell’inizio di una certa decadenza è quello che caldamente ci auguriamo e sproniamo tutti coloro che si trovano fra i 40 e i 60 anni ad intraprendere nuove attività, a fare tutto quello che non sono riusciti a fare finora, chissà mai che fra di voi non si stia nascondendo un grande inventore, musicista o scrittore del futuro!

Arte e natura: preserviamole al meglio

Anche l’arte può contribuire a pensare in modo diverso quando si tratta di ambiente. Per esempio, vedere la natura che ci circonda con una nuova sensibilità è la capacità principale dell’artista tedesca Christiane Lohr. Passeggiando in campagna, a contatto con la natura, raccoglie il materiale per lavorare: le erbe, i semi, i fiori di bardana secchi, ma anche i peli del cane o il crine del suo cavallo. Tutto questo per lei è come il marmo per uno scultore tradizionale. 

Quando lavora non altera mai i materiali che sceglie, non usa mai collanti o niente di artificiale per comporre le forme, ella accetta le peculiarità degli elementi naturali e anzi le esalta. Le sue composizioni sono create come un ricamo: annoda i crini formando delle microstrutture, che appende al muro per mezzo di aghi; oppure opera con il semplice incastro degli elementi. Tutto questo lavoro prevede una grande cura  e una manualità paziente e alla fine, guardando le sue opere, è possibile capire e vedere aspetti delle forme vegetali fino a quel momento per noi sconosciuti.

Un’altra prova che l’arte contemporanea va verso l’ambiente è dato in questi giorni dalla Fiera Biennale che si tiene a Bolzano (16-18 marzo), dove si presenta Special bike projects una serie di eventi che uniscono l’arte contemporanea con i settori della mobilità green.

Vi ricordiamo che italianintransito aderisce alla campagna L’ora della terra, organizzato dal WWF per la giornata del 31 marzo. In quell’occasione il mondo proverà a spengersi per un’ora, e così faremo anche noi. Un gesto simbolico che vuole affermare la volontà di lottare contro i cambiamenti climatici e aderire alla strada della sostenibilità. Chi fosse interessato può aderire e leggere tutto sul sito che abbiamo segnalato.