Phlip Treacy per Alexander Mc Queen, Butterfly headdress, 2008
Tra una settimana è ufficiale: si entra nella primavera e quindi abbandoniamo il nero e cominciamo a scegliere i colori. Mettiamoli addosso, coi nostri vestiti, nella casa, sul terrazzo e nel giardino. I colori sembrano donarci energia e buon umore: non ci si sorprende se, camminando in un bosco o in un giardino, si sente una strana gioia nel vedere spuntare le prime violette e i primi fiori di un giallo pallido. Con in testa l’arrivo della primavera, prepariamoci a trovare un po’ di tempo per esplorare tutte le novità che la natura ci offre. E se pensate che anche in ogni città ci dovrebbe essere uno spazio per la natura e vorreste dare una mano a far nascere più fiori e dunque più colore, andate sul sito www.eugea.it dove in modo semplice ci spiegano come partecipare ad una lotta biologica nelle nostre città.
Che impatto ha avuto il colore nella storia? Se penso alla storia dell’arte penso ad un impatto enorme, però sempre in trasformazione e mai lo stesso.
La scuola veneziana di pittura già dalla seconda metà del XV secolo, a distinguersi per l’uso del colore: fu chiamata pittura tonale, perché non fondata sul disegno ma sulle diverse variazioni del grado di luminosità del tono di colore .
Giorgione, La tempesta,1506-1508
Nel XX secolo il colore, con l’astrattismo, acquista piena dignità. Kandinskij accentua nei suoi lavori l’uso del colore fino a teorizzarne la funzione: il colore azzurro evocava l’idea di infinito, il rosso era segno di forza e passione, il giallo eccitazione e dinamismo e così di seguito . L’espressionismo astratto nel dopoguerra sceglie di dare il massimo risalto al colore: si ricordano le campiture uniformi, quasi liquide, delle tele di Mark Rothko, ma anche la gestualità decisa e netta di Franz Kline, dove segni neri lasciavano una scrittura forte e radicale sullo sfondo di grandi tele bianche. Mentre in Francia, negli Anni Sessanta, nell’ambito del gruppo dei Nouveaux Réalistes, l’artista Yves Klein usò come pennelli viventi delle modelle, su cui cosparse il colore blu . Non un blu qualsiasi, ma la sua una tonalità di blu, proprio quella che arriverà a brevettare con la sigla IKB (International Klein Blue) fatta con una miscela di resina e pigmento. Colore scelto per conquistare il mondo sopra di noi, per impregnare il mondo materiale di immateriale, il blu di Klein era legato alla spiritualità.
Il colore nella storia dell’arte è stato il terreno di avvicinamento alle cose dello spirito e del trascendente, ma è anche un’esperienza fisica il coinvolgimento pieno dell’artista e quindi legata al caso e all’inconscio.
Yves Klein,
Troviamo il colore ovunque nel nostro quotidiano di gente comune, lo abbiamo anche collegato ad un genere o a una condizione: tutto il mondo dell’infanzia, ad esempio, sembra miseramente separato tra il rosa e il celeste, il verde invece è il colore delle nostre tasche durante la crisi, mentre la pace ha i colori dell’arcobaleno .
In passato, però, il colore ci ha anche ingannati, perché è stato usato come pretesto per alzare barriere tra gli uomini: il colore della pelle ha fatto la differenza nella qualità della vita e nelle opportunità concesse.
Oggi mentre camminavo con il mio cane nel bosco pensavo che l’autunno è la stagione dei gialli, dei rossi e dei marroni e che il paesaggio della natura si rinnova un anno ancora per la gioia dei nostri occhi.
Per chi fosse un italiano in transito a Parigi oppure per chi in questo periodo ha in programma un viaggio nella capitale francese, vorrei suggerire una visita al Grand Palais dove, nella cornice di Monumenta, potrà visitare la grande installazione di Daniel Buren.
Monumenta infatti è un avvenimento artistico molto atteso a Parigi, che si tiene ogni anno al Grand Palais e consiste nell’invitare ogni volta un’artista di fama internazionale a produrre per quello spazio una monumentale installazione temporanea. In passato sono stati ospitati gli artisti Anselm Kiefer, Richard Serra, Anish Kapoor e Christin Boltansky .
Come sempre le opere dell’artista francese Daniel Buren si presentano sotto la forma di installazione e non nascono nello studio ma sono la realizzazione di un’idea nata in situ. Il suo lavoro, infatti, è sempre in relazione allo spazio. Anche in questo caso sembrerebbe voler mettere in risalto la complessità architettonica del posto. Lo spazio viene riletto anche dall’uso del colore che per Buren ha un rulo molto importante, lui stesso definisce il colore “ L’ elemento visuale che appartiene alle arti plastiche. E’ connesso all’arte come il suono è connesso alla musica. E’ un pensiero puro che non può essere tradotto” .
Ogni volta il visitatore vive davanti alle opere di Buren un susseguirsi di situazioni visuali in cui viene coinvolto in prima persona e diventa parte attiva dell’opera: è infatti il suo muoversi e immergersi dentro l’opera che permette di ricomporre i quadri e le forme geometriche dell’ambiente.
Nello spazio al Grand Palais Buren ha dato un grande risalto alla luce filtrata dal soffitto e ha giocato con la forma geometrica del cerchio, facendolo divenire il tema dominante che evidenzia il cerchio della cupole, dei balconi e delle nicchie interiori.
Assolutamente da non perdere : Daniel Buren “Monumenta 2012” (Parigi, Grand Palais 10 maggio-21 giugno)