Il sole sorge, il sepolcro è vuoto…
Per la Pasqua l’indovinello è facile facile!
Taccuino di eventi da non perdere
Il sole sorge, il sepolcro è vuoto…
Per la Pasqua l’indovinello è facile facile!

Falah, Khalat, Mohammed, Sagida , Aya, Mustafa, Mouthader, ce l’avete fatta : siete salvi, siete in Svizzera. Avete lasciato la guerra in Siria e Irak. Siete un gruppetto di bambini e siete stati accolti, assieme alle vostre famiglie, in case per rifugiati: stretti in piccole stanze con le cucine e i bagni in comune , avete cominciato a riprendere a vivere, a curarvi, siete tornati a scuola . Non è passato neanche un anno da quando siete arrivati. Non conoscevate una parola di francese : ora lo parlate meglio di me.
Avete donato a tutti bellissimi disegni e abbracci pieni di affetto. Portate ancora traccia delle cose orribili che avete vissuto. Brutture che ogni giorno si allontanano di più, ma che lasciano il segno: qualcuno di voi è arrivato perfino a perdere i capelli dallo stress o è ancora preda dell’ansia di perdere qualcosa di importante.
E cosa succede a chi non ha avuto il coraggio, la forza, di partire? A tutti gli altri bambini? Chi sono i responsabili di questa carneficina che non accenna a fermarsi? I mesi trascorsi sono stati usati più per mettere a punto sistemi per fermare gli arrivi, che non per realizzare corridoi sicuri di uscita da questa guerra senza tregua.
Due mostre per la gita fuori porta del Lunedì di pasquetta…
Tutte e due allestite nella Svizzera italiana, tutte due appetitose più di una colomba pasquale.
La prima al Museo d’arte di Mendrisio: Metamorfosi. Uno sguardo alla scultura contemporanea. “La mostra propone un percorso nella scultura contemporanea, creata nel segno di una forma complessa, che recupera la struttura organica e di origine naturale sia attraverso materiali tradizionali (come il legno, il bronzo, il marmo, la ceramica), sia tramite composti caratteristici della produzione contemporanea: dal silicone al vetro acrilico, dalla plastica all’alluminio. Opere accomunate da forme che attraggono la curiosità dell’osservatore per la loro complessità, eccentricità e artificialità, in maniera non dissimile da ciò che suscitavano già a partire dalla fine del XVI secolo le celeberrime Wunderkammer, i piccoli gabinetti delle meraviglie di principi e reali in cui venivano conservati, raccolti ed esibiti oggetti bizzarri e originali in grado di generare sorpresa e stupore nel visitatore”.
Un enorme cuore pulsante di materiale tessile lungo otto metri che si anima grazie a un meccanismo del tutto simile a quello umano, opera di Carlo Borer, accoglie il visitatore e in seguito nelle sale dell’ex Convento dei Serviti si dipana un percorso emozionante che passa “dalle concrezioni in argilla e lacca di Julia Steiner, alle costellazioni ornate di fiori e materiali plastici di Gerda Steiner & Jörg Lenzlinger, alle viscere tradotte in porcellana da Ai Weiwei, ai cristalli in vetro acrilico di Alan Bogana, ai coralli in cemento di Christian Gonzenbach, alle forme in vetro multicromatico di John Armleder, ai fiori oscuri e scarlatti di Luisa Figini e Rolando Raggenbass, agli alveari lignei di Mirko Baselgia, agli elementi vegetali di Christiane Löhr, alle creature in legno e terracotta d’ispirazione biologica di Lorenzo Cambin, ai due cervelli gemelli in terracotta di Claudia Losi, ai percorsi sotterranei di Meret Oppenheim, alle forme sinuose e dinamiche di Tony Cragg e Jean Arp, alle creazioni erotico-vegetali di Serge Brignoni, alle costellazioni luminose in fili d’acciaio di Penelope Margaret MackworthPraed, alle porzioni di lava artificiale di Julian Charrière, ai funghi bronzei e ai cuori di zucca in silicone di Lupo Borgonovo, alle strutture molecolari in gesso di Selina Baumann, alle ramificazioni in acciaio cromato di Loris Cecchini, alle metafore naturalistiche di Teres Wydler, concludendo con due installazioni in contrapposizione: l’aerea, filiforme moltitudine di meduse creata da Benedetta Mori Ubaldini e la composizione materica in ferro e camere d’aria di Matteo Emery”.
L’altra mostra al Museo d’arte della Svizzera italiana (MASILugano): Boetti/Salvo. “Vivere lavorando giocando” su due fra le figure più originali della scena artistica italiana della seconda metà del Novecento.

Viene indagato il periodo in cui i due artisti condivisero lo studio a Torino, per poi mettere a fuoco gli sviluppi successivi e del tutto autonomi della loro ricerca.
Suddivisa in due parti la prima si concentra sul dialogo tra i due artisti in una fase, al volgere degli anni ’70, di intensissima frequentazione in una clima di radicale rinnovamento, periodo in cui entrambi si interrogano, pur con accezioni diverse, sulla rappresentazione di sé, come artisti e come individui. La seconda parte della mostra mette invece a fuoco gli sviluppi successivi della loro ricerca, condotta ormai in modo autonomo, che si concentra sull’adesione comune a temi quali l’identità, il doppio, il tempo, il viaggio.

Pasqua arriva mentre tutta la natura si risveglia e se a questo risveglio partecipate anche voi, con un rinnovato desiderio spirituale, tra i luoghi più belli dove trascorrere il triduo pasquale c’è senz’altro La Chapelle du Rosaire a Vence in Francia.
E questo perché la piccola chiesa è un gioiello: un’opera totale uscita dalla mente e dal desiderio di pace di Henri Matisse nel 1947. E’ nata per caso da un’amicizia con una giovane donna infermiera che lo curò ed entrò successivamente nell’ordine delle domenicane. Quando Matisse inizia a progettarla aveva 73 anni. Lui stesso dirà “ ho iniziato i miei primi lavori con soggetti profani per finire la vita con quelli divini”.
Interamente progettata e decorata dall’artista è il luogo della luce, del vuoto e dell’infinito. Ogni particolare è disegnato e voluto da Matisse. Si accede alla cappella attraverso una piccola porta; l’altare, sopraelevato, è collocato in diagonale in modo da favorire il contatto tra il prete e i fedeli. Dentro, la luce e il bianco annullano la materia. ll blu del cielo, il verde dei prati e il giallo dei piccoli fiori che in questi giorni vedo sbocciare un po’ dappertutto sono gli stessi colori delle vetrate di questa cappella, che ti rende la stessa gioia la stessa energia della natura. Un unico inno alla vita.
Cosa hanno in comune Zoolander 2, con Ben Stiller, Owen Wilson e Penelope Cruz, Vacanze romane, con Gregory Peck e Audrey Hepburn, Caro diario di e con Nanni Moretti?

Tutte queste pellicole e molte altre ancora hanno in comune un prodotto che fa parte della storia italiana ed è espressione della nostra genialità: la Vespa, “lo” scooter per eccellenza.

Nata nell’aprile del 1946, all’indomani della fine della Seconda guerra mondiale, la Vespa divenne subito un nuovo, funzionale e innovativo mezzo di trasporto che il pubblico apprezzò immediatamente. I primi esemplari vennero venduti con prezzi variabili dalle 55.000 Lire del modello base alle 66.000 Lire del modello de luxe.
“Tutti sono stati giovani in nostra compagnia: dal 1946 ad oggi, intere generazioni di ragazzi sono cresciute muovendosi in sella ad una Vespa”, si legge sul sito dedicato allo scooter più famoso del mondo. E ancora: “Da sempre omaggio alla femminilità, Vespa celebra la Donna e la mette alla guida per la prima volta”.
La settimana scorsa il Tribunale di Torino ha ufficialmente trasformato la Vespa in un’opera d’arte, un unicum che non può essere copiato (come avrebbe voluto una potente compagnia cinese). «La forma della Vespa – secondo i giudici del Tribunale – è senz’altro nota come oggetto di design industriale e nel corso dei decenni ha acquisito talmente tanti riconoscimenti dall’ambiente artistico (e non solo industriale) che ne ha celebrato grandemente le qualità creative e artistiche, da diventare un’icona simbolo del costume e del design artistico italiano».

La Vespa fa parte della nostra storia recente ed è espressione della nostra creatività, giusto dunque considerarla una vera e propria opera d’arte, e poi chi non l’ha sempre desiderata?

Brava Chiara che per prima ha indovinato che si trattava dell’artista Henri Rousseau. Ma anche Giacomo e Anna che hanno indovinato addirittura il titolo “Cavallo assalito da un giaguaro, 1910″ e dove si trova: a Mosca, al Puskin Museum of Fine Arts.
In questo quadro due animali combattono dentro una giungla. La scena sembra sospesa in un’atmosfera magica, il fogliame è descritto con minuzia e fa da grande scenario al combattimento.
L’opera è tra gli ultimi lavori dell’artista, che morirà nello stesso anno. Questa serie di quadri che rappresentano la natura selvaggia , le foreste primordiali popolate da fiere, sono un anticipazione del surrealismo. Rousseau infatti ne fu senz’altro un precursore.
Un giaguaro assale un cavallo.
Sapete riconoscere chi è l’artista e di quale quadro si tratta?

6 aprile 2017. Al via Il Carbonara day. Dalle 12.00 alle 14.00 di oggi seguendo su Twitter l’hashtag #carbonaraday, si potrà partecipare a un dibattito che vedrà blogger, food influencer, giornalisti e chef dire la loro su questo piatto
che sembra essere il piatto italiano più amato (e copiato) nel mondo.
Mondo, che rispetto alla carbonara di divide nettamente fra i puristi (5 ingredienti: guanciale, pecorino, uovo, sale e pepe) e tutti gli altri, i quali, pensando alla pasta come ad un elemento versatile, abbondano in innovazioni e colpi di genio!
Per tutti è certo che bacon e pancetta sono vietati, il parmigiano al posto del pecorino è addirittura inammissibile e c’è una lotta strenua sull’aggiunta della cipolla! Il purista inoltre rifiuta addirittura l’uso dell’olio, il grasso del guanciale basta e avanza, e dell’uovo utilizza solo il rosso. Errori inaccettabili? Cuocere l’uovo facendolo diventare una frittatina, ma soprattutto aggiungere la panna! È qui infatti che il carbonaio appenninico che ha inventato il piatto (ma forse è una leggenda) si rivolta nella tomba.
I peggiori emulatori della Italica carbonara? I francesi (ricordate il filmato di una nota casa produttrice di pasta che spiegava ai cugini di oltralpe come fare la carbonara? Ecco non fatela così) e i tedeschi (in Germania, ma anche i Svizzera esistono addirittura liofilizzati al gusto di carbonara preparati con la besciamella) e naturalmente i giapponesi che l’affogano nella panna!
Comunque la prepariate la carbonara italiana è una delizia e se vi state chiedendo quale formato di pasta è il più giusto da utilizzare andate teanquilli… gli spaghetti sono al top ma anche il rigatone è ammesso!

Per qualcuno non sarà difficile riconoscere chi ha scritto oggi per italianintransito:
Cocktail. L’alcol fa male. Non c’è dubbio. Ma bere un cocktail è uno dei piaceri della vita. Una mia conoscenza ha anche elaborato una teoria: che si dovrebbero bere cocktail diversi a seconda di dove ci si trovi.
Secondo questa persona, in Italia si bevono bene lo Spritz e il Negroni (che andrebbe bevuto a Firenze, ove nacque grazie al Conte Negroni) come pure l’Americano. In Europa vanno bene le cose più disparate, incluse misture esotiche, ma se si vuole essere seri ci si attiene a quelli menzionati sopra aggiungendovi Gin and Tonic, Vodka Tonic, Campari orange e roba dolciastra come il Bellini.
Fuori d’Europa tutto cambia. In zone malariche, specialmente in Africa Orientale o in India, si beve Gin and Tonic fatto con la vera acqua tonica, che continente chinino e dunque giova a combattere la fastidiosa malattia tropicale. Nel sud est asiatico si può aggiungere il Singapore Sling, che – se bevuto alla sera e sulla terrazza di un albergo – fa bene anche al morale. Tutto cambia in America Latina o nei Caraibi. Nelle zone del rum si beve il rum sour (e il rum deve essere il Barbancourt di Haiti, che diamine), in quelle del Pisco, sulla cordigliera andina, si beve invece il Pisco sour (che innalza lo spirito a vette ben più alte). Poi ci sono i mojito, le caipirinha e tutta quella roba là. Cose dalla scarsa dignità alcolica, se così si può dire, degne d’un turismo distratto. Se invece si trangugia alcol negli Stati Uniti non ci sono discorsi : si bevono il Manhattan (scegliere bene il burbon) o l’Aero: una sana bomba da sani (non santi) bevitori.
Ma vi e’ anche un qualcosa che vale per ogni luogo: un Dry Martini (cocktail Martini) si addice a ogni occasione. Oliva indispensabile. Ricordate la scena del film Sabrina in cui Bogart rompe un vasetto di vetro per estrarre un oliva da desinare al cocktail del padre?
Infine il cocktail dei sogni : il Vesper Martini, comunemente detto Bond Martini, inventato da Ian Fleming per il suo James Bond. Il problema è che per berlo si dovrebbe essere in compagnia di un James Bond o di una Vesper Lynd, o di tutti e due. Ma come si fa?
In un bellissimo palazzo storico, posto nel centro del borgo di Cava de’ Tirreni (Salerno), si trova un centro culturale estremamente interessante per le proposte che dal 2011, anno dell’inaugurazione, hanno caratterizzato la sua attività. Il MARTE Mediateca arte ed eventi ospita fino al 18 giugno prossimo la mostra Pablo Picasso e altri viaggiatori. Storie naturali e viaggi spirituali, dedicata agli artisti, con più di 80 opere non solo di Picasso, ma soprattutto alla dimensione del viaggio come espressione spirituale e alla terra Campana.

Motivo di fondo dell’esposizione è appunto il viaggio che viene rappresentato dal percorso artistico di Picasso: incisioni, litografie, ceramiche, che racchiudono tutti i colori del Mediterraneo. Ma non solo, poiché la Costiera Amalfitana è stata meta di viaggio di molti artisti, intesa come luogo magico dove la “cultura europea ha affinato le sue ragioni e identità”, sono esposte opere di Escher, Kokoschka, Harloff, Zagoruiko e moltissimi altri che hanno formato il proprio sguardo di fronte al sorprendente scenario della Costiera Amalfitana.
Solo questa esposizione varrebbe un viaggio, che dovrebbe continuare nel paesaggio della costa che ha incantato questi artisti.