…per il prossimo futuro

Torneremo a ritmo completo.

La prossima settimana infatti il blog di italianintransito riprenderà il suo solito corso.

Delphine Boël, The Golden Rule blabla
Delphine Boël, The Golden Rule blabla

Ogni giorno un post diverso: ci saranno sempre le Chiacchiere del lunedi ma in aggiunta avremo come appuntamento fisso il giovedì dedicato ai libri.

Barni
Roberto Barni

Il giovedì sarà la giornata dedicata ai libri (non solo recensioni, ma anche storie curiose e informazioni sulle case editrici soprattutto quelle giovani o emergenti) con un invito per tutti i nostri lettori. Ogni mese infatti lanceremo un titolo da leggere e alla fine del mese avremo tutti una giornata per commentare questo libro e dire la nostra. Insomma tentiamo un Bookclub on line, al quale speriamo vogliate partecipare non solo scrivendoci cosa ne pensate, ma anche segnalando nuovi titoli da leggere per il mese successivo.

Occhio poi imagesal venerdì, quel giorno infatti, per la nostra condizione di italianintransito lo dedicheremo a scrivere cartoline, a voi, agli artisti, ai capi di stato a chiunque vogliamo raggiungere per segnalare o discutere di qualche cosa

Dunque arrivederci a lunedi’

Italiani che non si arrendono

Ci sono giovani italiani che non si arrendono alla crisi.

VenerdÌ ne ho incontrate due, Adriana ed Enrica, vengono da Catania  ed erano presenti al Blogfest 2014 Festa della Rete di Rimini. Nell’incontro Re-fashion quando la moda diventa sostenibile, e lavora per la salvaguardia del pianeta e delle minoranze, ci hanno presentato un modo assolutamente originale per riciclare le scorze di arance e limoni.

imagesLe due ragazze infatti attraverso le nano tecnologie sono riuscite ad estrarre dagli scarti degli agrumi la cellulosa per poi crearci un tessuto. Un tessuto che hanno brevettato per capi d’abbigliamento strepitosi perché oltre ad essere ecosostenibile, bello e duttile ha anche il dono di arricchire la nostra pelle con una buona dose di vitamina A E e C. Il tessuto infatti  di arance è un tessuto lucido tipo viscosa e sarà in grado di rilasciare gli oli essenziali degli agrumi.

Con il progetto Orange Fiber addio sensi di colpa, avremo la possibilità di acquistare abiti completamente,  biodegradabili rispettosi dell’ambiente ecosostenibili, nati da scarti  e, tuttavia, benefici per la nostra salute.

 

 

Res gestae divi Augusti…

pappagallo… è una lunga lista, scritta dallo stesso Ottaviano Augusto, di tutte le cose memorabili da lui compiute, che si conclusero con la creazione di un impero duraturo e potente.

Nel 2014 si celebra il bimillenario di Ottaviano Augusto, morto il 19 agosto del 14, e per festeggiare degnamente questa data a partire dal 18 settembre prossimo verrà riaperta a Roma la casa dell’imperatore sul colle Palatino e quella della moglie Livia attigua alla prima, restaurate in tutta la loro magnificenza dopo oltre sei anni di chiusura al pubblico.

Venute alla luce nell’800 le due dimore si trovavano in uno stato di quasi completo abbandono con infiltrazioni di umidità che ne minavano le basi. Grazie a stanziamenti straordinari e all’opera di restauratori che hanno lavorato indefessamente le stanze dell’imperatore e della consorte brillano oggi di nuovo splendore. Gli affreschi caduti della stanza da pranzo di Livia sono stati completamente recuperati. Le stanze affrescate della biblioteca greca e latina di augusto hanno recuperato i loro colori. Nuovi particolari dimenticati sono venuti alla luce, come l’immagine di un pappagallino giallo o le decorazioni a festoni che ricordano un giardino.

“La Casa di Augusto al Palatino rappresenta non solo un luogo denso di significato storico, ma costituisce anche uno degli esempi più raffinati ed eleganti delle pitture che decoravano gli ambienti delle abitazioni patrizie”, insomma un gioiello recuperato, in cui grande importanza hanno avuto anche le soluzioni tecniche adottate per sanarne i problemi.

 

Saison Courbet

gustave Courbet,
Gustave Courbet, Natura morta, 1862

Grazie alla collaborazione fra la Fondation Beyeler di Basilea e il Musée d’art et d’histoire di Ginevra, è stata inaugurata la Saison Courbet, un’esposizione, che si protrarrà per tutto l’autunno sino agli inizi del 2015, sui capolavori del maestro negli anni del suo esilio volontario sul lago Lemano.

Courbet fu artista molto discusso in quanto per primo ruppe gli schemi romantici in cui era incatenata la pittura del suo tempo per dedicarsi al crudo realismo che aprì le porte alle successive esperienze pittoriche degli impressionisti. Courbet suscitò scandalo, come egli stesso affermava “Ho studiato l’arte degli antichi e quella dei moderni. Non ho voluto né imitare gli uni, né copiare gli altri. Ho voluto essere capace di rappresentare i costumi, le idee, l’aspetto della mia epoca secondo il mio modo di vedere; fare dell’arte viva, questo è il mio scopo”. Se Baudelaire gli fornì le basi per il rifiuto dell’arte romantica, il filosofo anarchico Proudhon gli diede quelle politiche, che egli elaborò per infrangere le convenzioni accademiche. Ed ecco l’origine delle tele di grande dimensione fino ad allora destinate alla storia, alla mitologia o alla religione, che con lui invece si riempiono di personaggi di un mondo familiare e domestico (fra tutti basti ricordare il famoso Funerale ad Ornans).

Si sentiranno in debito con Courbet autori quali Cezanne, che affermó che il grande contributo dell’artista alla storia della pittura europea “è l’ingresso lirico della natura, dell’odore delle foglie bagnate, delle pareti della foresta coperte di muschio” e la sua capacità magistrale di dipingere la neve e le ombre azzurrine su di essa. Manet con la sua conturbante odalisca Olympia si pone nella scia del maestro. Si pensa addirittura che Monet lo abbia dipinto nella sua Colazione sull’erba (il personaggio corpulento in secondo piano).

Lo sforzo delle due istituzioni ha portato all’esposizione Svizzera, direttamente dal Museo d’Orsay di  Parigi, dal quale esce per la prima volta, anche l’opera forse più  famosa e controversa di Courbet: L’origine del mondo, in cui la descrizione realistica dell’organo genitale femminile non è attenuata da nessun artificio storico o letterario. Anatomicamente perfetta tuttavia sfugge allo status di immagine pornografica.

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Buddha e Mammolo

imagesMi è già capitato un paio di volte: vengo invitata a una festa in giardino da qualche vicino, o da un collega, o da amici, e mi ritrovo davanti al connubio tra metafisica orientale e sette nani. Eh sì, proprio così: in fondo al giardino, magari un po’ appartato, vi è una sorta di altarino ove, invece dei Lari e dei Penati di quella fortunata famiglia, si trovano una bella statuina di Buddha, assiso a gambe incrociate, assieme a uno dei sette nani, spesso proprio il mansueto Mammolo. La statua di Buddha lascia scaturire acqua o vapore, mentre Mammolo sfoggia una bella espressione beota. 190-fontana-per-interni-stile-buddha

Ora, cosa c’entri “l’avventura metafisica del principe Siddhartha Gautama”, come venne definita la vita del Buddha storico con riferimento anche a tutto ciò che ne scaturì, con uno degli accessori da giardino più scellerati mai concepito dal diabolico consumismo occidentale, questo non è dato saperlo.

Per finire quando ho chiesto la scelta di questo spazio mi è stto risposto : “ci siamo voluti fare un angolino zen” e cosi’ la frittata è fatta e alla fine forse, l’importante è non sapere cosa sia lo Zen.

 

… e la chiamano estate!

Siamo quasi alla fine di questa estate anomala fatta di pioggia e nuvole arrabbiate. Un’estate che ci ha portato venti di guerra, tragedie annunciate, fosche previsioni per il futuro.

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Ma come l’avete passata voi questa estate? Siete riusciti a raggiungere l’agognato riposo che portano le vacanze o anche voi come milioni di altri vi siete ritrovati su una spiaggia super affollata a chiedervi cosa diavolo ci facevate li?

Io, complice il tempo inclemente, grazie al cielo, questa estate l’ho passata leggendo! Ho letto tanto e di tutto, rifacendomi di ciò che non ero riuscita a leggere durante l’anno, partendo dal presupposto che non dovevo nutrire pregiudizi di alcuna sorta (come troppo spesso mi accade). Allora via al Trono di spade (tutta la raccolta fin qui scritta da Martin, accidenti quanti nomi!), che ho trovato inusitatamente piacevole, ai nuovi gialli di De Giovanni (Buio, In fondo al tuo cuore), e poi ancora Gadda (Quer pasticciaccio brutto, che è sempre inarrivabile), Pennac (riletti tutti i libri su Malaussene), un certo numero di autori italiani di cui ho trattenuto Piersandro Pallavicini con il suo esilarante Una commedia Italiana (come non riconoscersi nella protagonista un po’ attempata della vicenda?) e molti altri di cui mi sfuggono nomi e origini e che mi sono gustata sotto l’ombrellone munita del doppio occhiale (da lettura e da sole, immagine tristissima del raggiungimento di una certa età).

In mezzo a tutto ciò fra le decine di volumi che ho divorato c’è un gustosissimo libriccino di un polacco dal nome impronunciabile: Reality di Marius Szczygieł. Bello, bello e poetico, incentrato sul senso del tempo che passa, scandito dall’esistenza di personaggi quasi insignificanti che tuttavia costituiscono, loro malgrado, le pedine della realtà, che cuciono insieme le epoche creando la storia.

Reality“Ritratti di donna, veri piccoli gioielli letterari: una casalinga di Cracovia che per tutta la vita tenne un diario non parlando mai di sé ma annotando scrupolosamente tutto quel poco che le capitava: dal 1943 al 2000: 38196 telefonate; 5817 regali fatti; 1922 appuntamenti fissati… Poi un misterioso elenco di donne trovato dall’autore sotto il tavolino di un caffé; il rettore dell’università di Cracovia che fa costruire e collocare a sue spese nel corridoio dove passano gli studenti il monumento all’amata moglie ancora viva; la corrisposndenza tra due amiche che si scrissero ogni settimana per 52 anni, mentre la Polonia passava dal comunismo al capitalismo” (Francesco M. Cataluccio, Domenica del Sole 24 Ore, 21.08.11).

La bellezza delle cose insignificanti, della vita che scorre, del passaggio di uomini  e donne destinati a non essere ricordati, ma che tuttavia hanno vissuto esistenze dignitose senza lasciare traccia di sé…

 

 

Eccoci qui

Finita la pausa estiva – un po’ di vacanze, un po’ di lavoro diverso dal solito – i ritmi cambiano e quando ti guardi indietro le ore passate sembrano essere trascorse in modo diverso. Quest’anno questa parentesi  per me ha il suono di una parola: VIAGGIO.

Questo perchè mi sono capitati davanti agli occhi:

– Un libro ricevuto in dono

– Un’opera d’arte

Il libro è Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella. Narra il viaggio di Samia, una ragazza somala che, credendo nella forza delle sue capacità, è decisa a tutto pur di poter correre da atleta. Ho seguito il suo viaggio trionfale alle Olimpiadi di Pechino e poi quello terrificante, come emigrante partita dall’Etiopia, compiuto per andare in Sudan e raggiungere, attraverso il Sahara, la Libia. Un viaggio in cui la speranza si intreccia ogni momento con l’orrore e con presagi di morte. L’ultimo tratto in mare dalla Libia verso l’Italia è quello in cui l’agognata desiderio di essere libera di correre e di allenarsi annegherà con lei, proprio in quel Mediterraneo che avevo davanti agli occhi mentre leggevo il libro.

L’opera d’arte invece era collocata nel giardino del Museo Bizantino di Atene ed è un lavoro dell’artista greco Kalliopi Lemos dal titolo Pledges.

Kalliopi Lemos, Pledges
Kalliopi Lemos, Pledges 2014

Si compone di una vecchia barca abbandonata utilizzata come traghetto dei migranti e ora ricoperta di 10 mila piccoli fogli di lamiera. Ogni foglietto è un ex voto, porta un nome, la data e il luogo raggiunto dall’emigrante che ha avuto il coraggio e  soprattutto la “fortuna “ di attraversare il mare per venire da noi. I biglietti di lamiera brillano nel giardino assolato di Atene e rendono la barca leggera come fosse uno spettro.

Due viaggi diversi che mi hanno portato in un’unica convinzione: lottiamo senza indugio per la libertà e la dignità di ogni essere umano.

Copia di Buone vacanze-1

Queste siamo noi: Stefania ed Enrica, e gli strani personaggi che ci stanno intorno sono le nostre famiglie, non quelle allargate per cui forse non ci basterebbe un dizionario , ma quelle con le quali condividiamo questo meraviglioso viaggio lontane dall’Italia. Siamo comunque una tribù numerosa!

Anche quest’anno è andata… è ora di portare tutti in vacanza.

CI rivediamo a fine estate magari con una veste nuova e con nuove idee… si vedrà!

BUONA ESTATE A TUTTI!

 

Fotografa la tua libreria e ti dirò chi sei…

shelfieDi “selfie”, l’autoritratto fotografico scattato con lo smart phone, ne abbiamo visti di ogni genere… Dive senza il trucco (e anche senza vestiti!), faccioni di sconosciuti con cartelli per campagne di fundraising per ogni buona causa, uomini politici catturati da implacabili presenzialisti, il tutto rigorosamente postato sui social network, da Face Book a Instagram, passando naturalmente per Twitter. La nuova moda in assoluto però è lo “shelfie”. Innanzitutto ricordo che shelf in inglese significa scaffale, quello dei libri o quello su cui teniamo le foto di famiglia o le collezioni di oggetti cari.  Shelfie dunque è il ritratto di un pezzo della tua casa, o, di conseguenza, di un pezzo della tua vita. Che siano le uova nel frigo o la collezione dei “puffi” in camera vostra poco importa, l’importante è postarlo sui social. Questa è stata la fortuna di Alice Gao da new York, che per prima ha iniziato questa pratica, totalizzando oltre 750.000 follower su Instagram.

Ma la deriva più interessante è fotografare e postare la libreria di casa, con i titoli dei volumi preferiti in bella mostra, magari arrangiati ad arte. Come dare in pasto al mondo una parte di sé. Attraverso i libri che si leggono si possono trarre infatti notizie utili sulla personalità del lettore e non troppo lontano da questa pratica c’è forse il desiderio di mostrare al mondo la propria parte “impegnata”, “intelligente… in fondo a chi interessano i volumi della tua libreria.

Un altro tipo di “shelfie”, invece, più intrigante, più difficile è stato l’esperimento, che ha prodotto anche un libro di memorie, portato a termine dalla giornalista scrittrice Phyllis Rose nel 2011. Infatti la sua idea, decisamente originale, era la “lettura estrema”ovvero leggere tutti i libri presenti su uno degli scaffali della libreria pubblica di New York a caso. La Rose descrive i risultati nel volume intitolato The Shelf: From LEQ to LES: Adventures in Extreme Reading. Su quello scaffale c’erano 23 volumi di 11 autori diversi 3 donne e 8 uomini, riuniti su quello scaffale grazie alla catalogazione decimale Dewey. Il risultato è stato l’accostamento di generi e autori impensabile e originale.

Una cosa è certa poiché la mia libreria si trova in uno stato di confusione unica e indescrivibile chissà quale idea di me potrei trasmettere se postassi uno “shelfie” di uno dei miei scaffali. Accanto infatti ad un libro di Teologia fondamentale di Waldenfels riposa candidamente l’Enciclopedia del cane e la bibbia della cucina di Julia Child. Proprio così dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei…

 

Veloce pesto rosso

Alberto Sordi nel film Un americano a Roma
Alberto Sordi nel film Un americano a Roma

Sembra ormai consolidato che la pasta ha perso anche in Italia il primato sui consumi alimentari, se ne mangia sempre meno e se continuiamo così rischia di diventare come in altri paesi uno dei tanti contorni da aggiungere al piatto unico.

Tutto vero, però, se inviti uno straniero a casa tua, la pasta se l’aspetta e se vuoi fare un figurone senza avere particolari doti culinarie vi consiglio una ricetta lampo, forse già nota a molti  ma per me la rivelazione di quest’estate.

L’idea è quella di unire tre colori: il bianco (pecorino,grana, aglio) il rosso (pomodoro fresco e pomodoro secco) e il verde (basilico).

Nessuna difficoltà.

Ricetta per più o meno 4 persone:

300 gr di Basilico

1 Spicchio di aglio

60 gr di Grana (ma va bene anche il pecorino o tutti e due messi assieme)

Olio extra vergine di oliva

Pinoli ( a piacere)

Tre o quattropomodori secchi

Tre pomodori maturi freschi

E’ molto facile, prendo tutti gli ingredienti e li metto nel frullatore, riduco tutto a pesto e poi assaggio e aggiusto ( se ci vuole un po’ più di sale, olio ma anche se è troppo denso allungo con un po’ di acqua).

Questo piatto lo chiamerei Veloce Pesto Rosso e anche se i genovesi si scandalizzeranno per aver sostituito il frullatore al pestello vi assicuro che il risultato non è male e una volta tanto avrete la meglio su chi non fa altro che demonizzare i carboidrati. untitled (4)