“Ma tu vulive a’ pizza…”

Forse qualcuno penserà, e non a torto, che ci sono cose più importanti e urgenti da sistemare, tuttavia secondo me la notizia è di quelle che premiano il genio è la creatività italica o meglio napoletana. L’unesco, infatti, durante la notte ha proclamato « l’arte di fare la pizza » patrimonio culturale dell’umanita!

Vale a dire che generazioni di nonne, mamme e anche un po’ noi siamo entrate di diritto nella storia.

Beh… son soddisfazioni!

Downgrading

Quando ero piccola la mia nonna affermava sempre che il cibo non si doveva gettare e alla domanda “perché?” la risposta era perentoria: “Perché altrimenti piange Gesù”. La mia nonna faceva parte di quella generazione che aveva vissuto sulla propria pelle una serie di catastrofi, comprese due guerre mondiali, e ben conosceva il valore anche solo di una fetta di pane. Fin da bambina dunque, per non far piangere Gesù, ho sempre evitato di buttare il cibo, di farlo scadere nel frigorifero, di riutilizzare gli avanzi, non perché sono particolarmente virtuosa ma perché l’imprinting è una cosa potente.

Quando leggo quindi che in Italia pro capite (dal neonato all’ottuagenario) all’anno vengono gettati 108 chilogrammi di cibo mi si accappona la pelle. La Fao calcola che nel mondo ogni anno vengono gettati 630 milioni di tonnellate di cibo, per produrre i quali si sfruttano 1,4 miliardi di terreno, utilizzando immense riserve idriche ed immettendo nell’atmosfera 3,3 miliardi di CO2. Cifre da capogiro. Ma tant’è. Su questo pianeta siamo tanti, davvero tanti. A leggere tali cifre ci si chiede, ma io posso davvero fare la differenza con la mia macchinetta elettrica? Da soli no, ma l’unione fa la forza.

Introducendo il concetto di “downgrading” (riduzione) nelle nostre vite, rispetto alle nostre presunte necessità, potremo fermarci prima ancora di arrivare allo spreco. Davanti al prezzo stracciato del pacco gigante di peperoni al supermercato, quindi, fermiamoci un momento. Se proprio non riusciamo a fermarci pensiamo prima dell’acquisto a tutti modi possibili per evitare che appassiscano in frigorifero e vengano buttati. Ancora prima, insegniamo ai nostri figli che quello che è nel piatto deve essere mangiato e la pasta al sugo del giorno prima non gettiamola, facciamone frittata e il pane raffermo? vi assicuro, diventerà un’ottima torta. Gettare il cibo non è sinonimo di benessere è indice di una società che fa i capricci, come quei bambini che non vogliono mangiare il grasso del prosciutto…

Nature vive

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Immaginatevi di immergervi in una giungla di fiori  che cadono dal soffitto, oppure di trovarvi davanti tantissimi fiori stesi sul pavimento in modo da formare un’isola colorata. Ne sareste sicuramente sorpresi e stupiti. E proprio questo è l’effetto delle opere dell’artista inglese Rebecca Louise Law: figlia di un giardiniere e da sempre interessata alle potenzialità dei fiori come componenti di base delle opere d’arte. Le sue installazioni sono molto grandi  e abitano nello spazio come se vi fossero state sparate o come se fossero scese dal cielo.  Per realizzare un’installazione deve lavorare per giornate intere e usa sia fiori recisi, freschi, sia fiori secchi.

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Il suo lavoro, per la scelta delle composizioni floreali , i colori e le forme, è molto vicino all’opera di una pittrice. Le sue installazioni sono un inno alla natura e alla bellezza, proprio come lo potevano essere le nature morte del passato. Non a caso ricordano la leggerezza delle nature morte ottocentesche di Henri Fantin Latour; ci riportano alla memoria l’eleganza, ma anche la malinconia struggente del tempo che passa,  di tanti dipinti del passato.

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Henri Fantin-Latour

Il suo stile non è passato inosservato ed è stata invitata a lavorare per case di moda molto famose, come Hermes.

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Rebecca Louise Law, Ebury’s Friends

In questo momento è presente con una mostra al Royal Botanic Garden, appena fuori Londra,  dal titolo Life and Death. Qui si può ammirare una delle sue più grandi installazioni, che ci aiuta a  comprendere il senso di caducità e transitorietà contenuto in tutti i suoi lavori. Le sue opere sono così delicate che il museo ha affisso nell’esposizione un vero e proprio decalogo di regole comportamentali per i visitatori: restrizioni al numero dei visitatori stessi, niente bambini piccoli, vietato toccare i fiori. 

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Royal Botanic Garden, Kew

Sono certa sarà un’esperienza insolita e di grande fascino.

 

 

 

 

4 minuti…

Ci si avvia velocemente verso Natale. Sembra che improvvisamente l’intera umanità si risvegli nelle nostre città. La quantità di traffico aumenta, la frenesia accelera, tutti partiamo alla ricerca di qualcosa, ci riversiamo per strada, nei magazzini, nei ristoranti impazziti in attesa delle feste. Forse quello che speriamo di trovare in questo modo distopico è un po’ più di felicità, ricreando l’attesa che ci accompagnava in questo periodo da bambini. Attesa che anche la magia del Natale con le sue luci colorate e le sue canzoni sparate a squarciagola, tradirà, se rimarrà una ricerca della felicità fine a se stessa e fatta di cose invece che di sentimenti profondi.

Chi mi conosce sa quanto detesti questo periodo ed è forse per questo che ho particolarmente apprezzato un breve film di animazione disegnato da Steve Cutts, un illustratore basato a Londra, che lo ha rilasciato in rete qualche giorno fa. Il titolo è proprio Happines, ed è una riflessione spietata sui modi sbagliati che utilizziamo alla ricerca della felicità, guidati non solo dal desiderio di raggiungerla attraverso i beni materiali, ma purtroppo guidati nei nostri desideri dalla pubblicità…

Il cartone dura 4 minuti è assolutamente da vedere. Intanto incomincio a fare gli auguri di Natale, affinché, per chi crede, si recuperi il vero significato della festa; per tutti gli altri, ci si concentri su ciò che veramente porta felicità, che è molto ma molto più semplice di un giro in un affollato centro commerciale…

Risposta all’indovinello

Questa volta il particolare è ripreso da una Azione dell’artista austriaco Hermann Nitsch. La fotografia è degli anni Ottanta e la performance è stata fatto presso l’ Orgies-Mysteries Theatre di  Vienna.

Hermann Nitsch è un esponente dell’Aktionismus viennese. Con le sue performance-azione ha mostrato se stesso nelle condizioni più estreme come in questo caso in cui si è fatto crocifiggere e ricoprire di sangue e interiora di agnelli.  Queste opere si ispiravano ai riti orgiastici antichi e alle rappresentazioni religiose teatrali.

Bravi Pepperstein e Gian Luca, la sfida continua.

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Hermann Nitsch ,Azione presso Orgies-Mysteries Theatre, Vienna, anni Ottanta

 

 

700 citazioni… su Milano

Sono ben 700 le citazioni tratte da testi più o meno famosi che accompagnano il progetto originale e assolutamente geniale nato dal bisogno di creare una comunità di lettori associando luoghi particolari della città di Milano ai libri che li hanno usati come sfondo.

La Mappa Letteraria Interattiva di Milano, presentata ufficialmente a BookCity nel mese di novembre, oltre ad essere interattiva, appunto, è continuamente rinnovabile grazie allo sforzo dei fruitori che potranno aggiungervi tutte le citazioni dei luoghi di Milano che saranno capaci di trovare.

Sfruttando la piattaforma di Google Map gli ideatori della mappa hanno inserito tutti i passi dei libri che si riferiscono a luoghi particolari della città. Sono presenti autori famosi come Byron presso la Biblioteca Ambrosiana: “Ciò che mi ha entusiasmato di più è una collezione di manoscritti (conservata alla Biblioteca Ambrosiana), di lettere d’amore originali e poesie di Lucrezia Borgia e del Cardinale Bembo; e una ciocca di capelli, così lunghi, chiari e belli; le lettere sono tanto leggiadre e amorevoli che ci si rammarica di non essere nati prima e non aver potuto conoscerla”. George G. Byron, Diario (1816)

O Hemingway a San Siro: “Andammo tutt’e quattro a San Siro in una carrozza scoperta, era una giornata deliziosa e traversato il Parco seguimmo le rotaie del tram, poi nel sobborgo il cavallo continuò a trottare sulla strada polverosa. C’erano ville, dietro le cancellate, grandi giardini pieni di vegetazione, fossati dove l’acqua correva con noi e orti ricoperti di polvere, e più in là nella pianura potevamo scorgere ricchi cascinali circondati di verde, tra i canali dell’irrigazione; e a nord si ergevano le montagne. Molte carrozze entravano nell’ippodromo e al cancello ci lasciarono passare senza biglietto, perché eravamo in uniforme. Appena discesi dalla carrozza, comperammo il programma e ci si incamminò verso il peso attraversando il prato, calpestando la pista soffice e grassa”. Ernest Hemingway, Addio alle armi (1946).

O Alda Merini alla Darsena “è bello al mattino quando apri le finestre respirando l’aria fresca del Naviglio e l’odore dell’acqua che lava i giardini. Si sente fresco, una frescura ventenne…” Alda Merini, Canto Milano (2007).

Dare un’occhiata a questa mappa invita a conoscere di più la città e ad apprezzare luoghi nascosti o inusuali, o anche a riscoprire scorci che non esistono più o che sono stati completamente trasformati.

Per chi la volesse consultare la mappa si trova QUI !

Il fascino di Pompei al Madre di Napoli

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Andy Warhol, Vesuvius, 1985

Avete ancora un bel po’ di tempo per andare a Napoli a vedere la mostra Pompei@Madre, il Museo d’arte contemporanea di Napoli,  perché resterà aperta fino al 30 aprile. La mostra  è nata da una collaborazione tra il direttore del Parco Archeologico di Pompei Massimo Osanna e il direttore del  Madre Andrea Villani.

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Francesco Clemente, Ave Ovo, 2005

Immaginatevi di iniziare un lungo viaggio partendo da un carosello di stanze del museo Madre, con le più belle installazioni di artisti come Giulio Paolini, Rebecca Horne, Anish Kapoor, Clemente, Sol Lewitt, tutte  messe  a confronto con opere e manufatti provenienti dagli scavi di Pompei.  La mostra continua poi nei piani successivi del museo con la presentazione  di libri, dipinti, documenti, disegni, stampe che  mostrano il fascino per quel drammatico evento del 79 d.c.  le cui tracce tornato alla luce nel 1748.

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Particolare dell’affresco dalla Casa del Bracciale d’oro,

Compirete un esplorazione nel tempo e nella memoria, seguendo una traccia cronologica ma anche emotiva, una varietà di momenti ma anche di materie artistiche, come fotografie, ceramiche, dipinti, dettagli architettonici presi da epoche diverse. Potrete godere dello splendido affresco staccato della Casa del Bracciale d’Oro di Pompei e ammirarne i colori , la cura dei dettagli gli animali, la vegetazione. 

Ma anche rabbrividire davanti alle vetrine con uccelli in lento disfacimento dell’artista Roberto Cuoghi.  Infine incuriosirvi di fronte al progetto folle ma pieno di entusiasmo di Pierre Restany quando nel 1972  incitava gli artisti all’Operazione Vesuvio: un progetto per poter trasformare l’area vesuviana in un parco d’arte.

Insomma una mostra fatta di tanta arte, storia e mito: assolutamente fantastica.

Il Dottor Zivago e altre storie

Ricorre quest’anno in novembre un anniversario importante per la storia della letteratura. Infatti 70 anni fa proprio in questo mese veniva pubblicato dalla casa editrice Feltrinelli di Milano, per la prima volta in assoluto, un romanzo che non solo rese famoso il suo autore, ma che viene considerato come una testimonianza di un intero e tormentato periodo storico. Stiamo parlando del Dottor Zivago di Boris Pasternak. Chi, se non ha letto il libro, non ricorda il celeberrimo film, premio Oscar, tratto dal romanzo, il cui protagonista era Omar Sharif, e che ha fatto piangere generazioni di cinefili? Chi non ricorda almeno la famosa colonna sonora, opera di Maurice Jarre, con il Tema di Lara che fece innamorare centinaia di coppie?

Non tutti conoscono però la storia della pubblicazione di questo capolavoro. Storia che a sua volta assomiglia più a un romanzo che alla realtà. Infatti il Dottor Zivago, sebbene per alcuni è e resterà per sempre solo la storia di un amore sfortunato, per anni ha rappresentato una denuncia del periodo più oscuro dello stalinismo nell’ex Unione Sovietica. Tanto che la in patria la pubblicazione fu impedita e Boris Pasternak cacciato dall’ordine degli scrittori sovietici. Non solo, quando l’autore vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1958, preferì rinunciarvi piuttosto che non avere più la possibilità di ritornare alla sua famiglia in Russia una volta uscito per ricevere l’onorificenza.

Ma andiamo con ordine. Il manoscritto del romanzo di Pasternak giunse dall’URSS clandestinamente a Milano, dove Giangiacomo Feltrinelli lo fece tradurre e pubblicare in italiano nel 1957, nonostante dalla Russia arrivassero lettere dell’autore scritte sotto minaccia che supplicavano l’immediata restituzione del manoscritto. Pasternak era però riuscito a far sapere a Feltrinelli di prestar fede solo alle lettere da lui scritte in francese, nelle quali cercava di accelerare la pubblicazione del Dottor Zivago, e non quelle scritte in russo che erano frutto del sopruso del regime. In questo clima tipico della guerra fredda si aggiunse anche l’intervento dei servizi segreti americani. Infatti la CIA, nel tentativo di indebolire l’idea comunista, visto l’enorme successo del romanzo, ne fece circolare la prima pubblicazione in lingua originale, un anonimo libro con copertina blu distribuito in mille copie ai visitatori russi del EXPO di Bruxelles del 1958. Proprio questa versione, stampata dall’editore olandese Mouton, incompleta e piena di errori, che l’autore cercò di far ritirare, valse a Pasternak la vittoria del premio Nobel della letteratura del 1958.

La realtà a volte supera davvero la fantasia. L’amaro di tutta la vicenda è che Pasternak non ebbe il coraggio di opporsi al regime dittatoriale al contrario di tanti autori che vissero galera e confino, a sua discolpa possiamo ricordare che all’epoca della pubblicazione del romanzo, considerato eversivo dal regime, l’autore era già anziano e malato. Tuttavia il Dottor Zivago rimane un caposaldo della letteratura russa e come tale va riletto e apprezzato comunque lo si voglia intendere: storia d’amore o documento storico di un’epoca buia e piena di dolore. Ah, dimenticavo! La prima edizione ufficiale russa risale solo al 1988 in epoca di Glasnost…

Liquore al cioccolato

 

 

 

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Un idea per un regalo di Natale fai da te:

Ingredienti per 4 bottiglie da 750 ml

1 kg di zucchero semolato

1l d’acqua

200g di cacao amaro in polvere

1l di alcool a 95°

Mescolate lo zucchero e l’acqua e portatelo ad ebollizione per circa 15 minuti. Versate il cacao in una ciotola capiente e aggiungeteci un poco dello sciroppo preparato ancora caldo. Poi, versate tutto lo sciroppo rimasto, mescolando in continuazione.  Mettete tutto nella casseruola e fate bollire ancora per 30 minuti a fiamma moderata. Togliete dal fuoco e fate raffreddare.

Quando lo sciroppo di cioccolato sarà freddo, unite l’alcool, mescolate con cura e poi versate il liquore nelle bottiglie perfettamente pulite. Chiudetele e lasciate riposare in un luogo buio e asciutto per almeno tre settimane.

Un bel fiocco colorato sul collo della bottiglia e il regalo è pronto.

 

 

 

 

 

 

 

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