Al too human

Due brave italiane in transito hanno curato a Londra la mostra All Too Human: Bacon, Freud and a Century of Painting Life alla Tate Britain appena inaugurata è aperta fino al 27 agosto. Elena Crippa, con Laura Castagnini come assistant curator, hanno immaginato un percorso tutto britannico di artisti tra il XX e XXI secolo che ha come fulcro un corpus di opere raramente esposte dei due maestri Lucian Freud e Francis Bacon.

in mostra una realtà intima è soggettiva rappresentata da una serie di autori che da noi sono davvero poco conosciuti (tra loro Walter Sickert, Stanley Spencer, Michael Andrews, Frank Auerbach, R.B. Kitaj, Leon Kossoff, Paula Rego, Jenny Saville e Lynette Yiadom-Boakye).

Mina particolare attenzione è stata posta sul lavoro di alcune pittrici come Paola Rego che hanno esplorato la condizione femminile nella società e i ruoli da ricoperti nel corso della vita,  attingendo dalle proprie esprienze personali.

Interessante ed avvincente!

 

Donne sulle frontiere

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Scena del film Borders regia Apolline Traore

Frontières ! Mentre in Italia infuriava la campagna elettorale, tutta giocata sulla paura del migrante e del diverso, condita anche con stereotipi beoti sull’Africa, ho visto un film Burkinabé e francese, proprio con questo titolo. Narra la storia di quattro  donne che si trovano a viaggiare in Africa Occidentale attraversando Mali, Burkima Faso e Benin per arrivare in Nigeria dove devono vendere o comprare qualcosa . Sono alcune delle tante donne africane che viaggiano via terra, su autobus traballanti, cariche delle loro mercanzie, anima di un commercio e di una mobilità regionale che stanno alla base di un’attitudine alla migrazione economica tipica questa regione. Donne che trovano ostacoli incredibili: corruzione, violenze, furti e chi più ne ha più ne metta. Ciò nonostante, affrontano viaggi allucinanti per sfamare le loro famiglie, per mandare i figli a studiare. Viaggiano in una regione (l’ECOWAS) che è anche una unione doganale, ove le persone dovrebbero muoversi senza intoppi : come in Europa. Eppure doganieri e poliziotti corrotti e briganti di ogni tipo rendono la loro libera circolazione una pura teoria. Si deve pagare ovunque, in ogni forma, per passare. E loro vanno avanti, attraversando i paesaggi del Sahel, coi suoi baobab, o le città caotiche di quell’africa urbana, così carica di umanità e storie.

Ci mostrano alcune cose, queste donne. Primo, che la migrazione africana resta soprattutto in africa. Secondo, che queste africane sono imprenditrici impavide e formidabili, lavoratrici incredibili, al di là dell’immagine prevalente da noi di un’Africa sfaticata (una delle cose più sbagliare che si possano immaginare). Terzo, che la nostra Unione Europea, con le sue vere (perché effettive) circolazioni di persone, merci e capitali, e’ una gran bella cosa da tenere stretta stretta, per non ritrovarsi in un Europa arretrata di decenni, con l’Italia ai margini di una delle tante provincie del mondo.

… e ancora bla bla!

“Uno scrittore scrupoloso, per ogni frase che compone, si porrà almeno quattro domande, e cioè: cosa sto cercando di dire? con quali parole posso esprimerlo? quali immagini o espressioni lo renderanno più chiaro? l’immagine che sto per utilizzare è abbastanza attuale per suscitare l’effetto desiderato? E poi probabilmente se ne porrà altre due: posso esprimermi più brevemente? ho scritto qualcosa di inutilmente brutto? Ma non si è obbligati a farsi tutti questi problemi, dato che li si può aggirare spalancando il cervello e lasciandovi ammucchiare dentro tutta la gamma di espressioni stereotipate. Esse costruiranno frasi al posto vostro, penseranno in qualche misura al posto vostro e vi renderanno l’importante servizio di nascondere, anche a voi stessi, il significato di ciò che state dicendo. È a questo punto che il particolare legame fra politica e degrado della lingua diviene chiaro… L’ortodossia di qualsivoglia colore pare richiedere uno stile smorto e imitativo. I gerghi politici… varieranno da partito a partito, ma saranno tutti somiglianti nel fatto che non contengono espressioni originali… Dalla laringe provengono i suoni giusti, ma il cervello non è coinvolto… e questo ridotto stato di consapevolezza, se non indispensabile, è in ogni caso favorevole al conformismo politico. Ai giorni nostri il discorso e la scrittura politica rappresentano ampiamente la difesa dell’indifendibile… È così che il linguaggio politico deve essere composto in gran parte da eufemismi, dimostrazioni scontate e nebulose imprecisioni”. E questo lo scriveva George Orwell nel 1946 nel saggio intitolato La politica e la lingua inglese. Sono passati oltre settanta anni e le cose non sono affatto cambiate, anzi se possibile i discorsi politici si sono caricati anche di astio, violenza e tanta ignoranza. Vado a dormire pensando che sotto questa montagna di bla bla siamo tutti rimasti sepolti vivi, chissà se avremo la forza o la voglia di liberarcene…

Un giorno tutto questo…

«Chi voglio essere? Perché mi serve un nemico? A chi appartiene il mio mondo? Dove mi portano spiritualità e scienza? Che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione?»

Queste sono le cinque domande che verranno rivolte a tutti gli invitati al Salone del Libro di Torino 2018. I nomi fanno davvero gola. Non solo scrittori ma anche personaggi della cultura e dello spettacolo, pensatori, filosofi, premi Nobel e chi più ne ha più ne metta. Le parole dei curatori sono chiare «Quest’anno il Salone non durerà solo qualche giorno. Vogliamo portarlo dappertutto, in tutta Italia. Un laboratorio permanente per la diffusione delle idee, una forza vitale per la nostra società».

Tanti personaggi, tante idee e tante manifestazioni sono legate al Salone quest’anno, per renderlo una vera grande festa della cultura.

Una per tutte: la rievocazione del duecentesimo anniversario della creazione di Frankestein di Mary Shelley, per cui verrà ricreata sul Po la villa Deodati di Ginevra dove venne scritto il libro. Qui quattro scrittori torinesi dovranno, come ai tempi di Byron, scrivere romanzi gotici.

E non dimentichiamo che sempre quest’anno cade il cinquantenario del 68’, legato indissolubilmente alla primavera di protesta parigina. E infatti paese ospite del Salone sarà proprio la Francia.

Tutti al Lingotto dunque fra il 10 e il 14 maggio prossimo per quella che si annuncia una vera e propria festa!

Durer e il rinascimento tra Germania e Italia

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Albrech Durer, Granchio di mare,

Ci sono delle date, nella storia dell’arte, che  non si devono dimenticare perché segnano momenti di svolta, punti chiave di cambiamento. Una di queste è il 1494: Albrecht Durer compie il suo primo viaggio a Venezia. L’arte italiana si fonde con l’arte del nord Europa . La mostra allestita a Palazzo Reale a Milano, dal titolo Durer e il rinascimento tra Germania e Italia, lo spiega molto bene.  Durer è il grande disegnatore, incisore e teorico dell’arte di Norimberga (1471-1528) . Massimo maestro del rinascimento tedesco, con il suo primo viaggio a Venezia, Padova e Mantova riuscì a fondere lo stile nordico con quello plastico e monumentale di artisti italiani come Andrea Mantegna o Giovanni Bellini.

In mostra vedrete la magnifica  Adorazione dei Magi, del 1504, proveniente dalla Galleria degli Uffizi, con al centro i Magi e i loro preziosi doni;  oppure potrete godervi la piccola, ma bellissima, tavola di San Gerolamo penitente, raffigurato ormai spoglio dei vestiti terreni ma abbigliato di una tunica  blu, segno di spiritualità e trascendenza, con alle spalle un maestoso leone dalla criniera soffice e circondato da una natura degna di un arazzo millefiori.

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Albrecht Durer, San Gerolamo penitente, 1496

La notorietà e la larga diffusione delle opere di Durer fu dovuta principalmente al suo lavoro di xilografo.  In mostra si possono ammirare tavole dal ciclo della Grande Passione  o di quello dell’Apocalisse, realizzato in 15 xilografie  nel 1498. Oltre a ciò, potrete rivedere le sue due incisioni più famose: Il cavaliere la morte e il diavolo, del 1513, e Melancholia I, del 1514.

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Albrecht Durer, Melacholia I, 1514

Troverete una serie di ritratti che ben illustrano il suo legame profondo con l’arte italiana e viceversa. Al termine della mostra vedrete il celebre ritratto di una donna anziana, del Giorgione, che esprime bene l’influenza di Durer nella scelta realistica e di acuta indagine psicologica intrapresa dall’artisti veneziano .

Esco dalla mostra, ritiro la borsa al guardaroba e sono tutta felice di averla visitata. La guardarobiera vede il mio volto soddisfatto  e  mi rivela un segreto:  a giorni arriverà in mostra anche il  famoso autoritratto di Durer . Non specifica se si tratta di quello del Louvre o dell’autoritratto del Prado, ma la signora mi spiega che non dovrò nemmeno rifare il biglietto.  Mi sembra una gran bella notizia: penso che ci tornerò.

Basta con i vuoti a perdere…

Ricordate il “vuoto a rendere” delle bottiglie di vetro? Una buona pratica che era stata dimenticata a lungo e che ora è stata ripristinata per un anno, in prova, e disciplinata da un regolamento del ministero dell’Ambiente in vigore dal 10 ottobre scorso.

Sostanzialmente le cose sono rimaste come ce le ricordiamo noi, che negli anni ‘Ottanta compravamo le bottigliette di “gingerino” e riportandole indietro ricevevamo qualche lira per il reso. Beh, poi con la monetina noi si andava a giocare a “calcio balilla” o a “flipper”, ma andava bene così.

Mentre in Italia questa pratica è stata lentamente abbandonata per gli eccessivi costi di riutilizzo delle bottiglie di vetro, sebbene una bottiglia in vetro in questo modo poteva essere sfruttata per ben dieci volte prima di arrivare alla fine della propria vita, in alcuni paesi stranieri le cose sono andate decisamente in modo diverso.

Infatti il “vuoto a rendere” è previsto non solo per le bottiglie di vetro, ma anche per quelle di plastica. In Norvegia il 90% delle bottiglie di plastica infatti viene riconsegnato in negozio. Il DRS, deposit-refund system, così si chiama questa pratica, funziona così: compri la tua bibita preferita nella bottiglietta di plastica con un sovrapprezzo ridicolo, che ti verrà restituito quando andrai a riportarla in negozio… uno qualsiasi, anche se non è quello che ti ha venduto la bibita. In genere si trova una macchina che riconosce gli imballaggi in plastica, ti da uno scontrino con il quale si ottiene la restituzione del deposito alla cassa. Niente sprechi, la plastica – almeno quella delle bottiglie – sotto controllo con un piccolo incentivo e una grande soddisfazione quando si riportano indietro i devastanti involucri.

Basta allora con tutti i “vuoti a perdere”!

Jazz

Jazz!!!! Domenica mattina: mi chiama un’amica. Vieni a un apero-jazz a Coppet, presso la sala comunale? Certo.8622fb0029

Arrivo e mi ritrovo davanti un gruppo di jazzisti veraci guidati da una bionda platino vestita in oro alla Martha Tilton, che canta alla Billie Holiday e suona anche la tromba (e con la sordina wa-wa!) e il trombone. Brava Gunhild Carling! Attorno a lei un percussionista-vibrafonista (scatenato come solo i jazzisti sanno esserlo: canta anche in scat), un contrabbassista, un clarinettista-sassofonista e un pianista.

Ci siamo divertite come matte. Swing e mainstream, col ritmo scappato che solo questa musica può dare.

Sapete perché il jazz diverte? Perché è la colonna sonora della vita: un respiro affannato, proteso in avanti, in un continuo agitarsi che non sempre comprendiamo, ma che apprezziamo talmente da cercare di prolungarlo il più possibile.    Buon lunedì

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Gunhild Carling

Soluzione

FENOMENI!

L’opera è proprio di Burri! Rosso Nero, 1953.

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Pezzi di tela, sabbia di pomice, i colori rosso e nero sono sistemati sulla tela in modo da superare “l’illusionismo ottico”  della pittura e sottolineano l’impegno di Burri a liberare la sua opera da tutte le apparenze accessorie, sforzo accentuato dall’utilizzo di materiali tratti dal reale e quotidiano e addirittura poveri e dimessi.