
C’è una frase che in questi giorni mi frulla per la testa: se impari presto a giocare con l’arte essa ti rimarrà amica per la vita. E’ così che mi immagino dovrebbe essere il nostro approccio con l’opera d’arte. Cominciando da piccoli nelle scuole, nelle piazze nei luoghi pubblici e nei musei. Perché per essere pronti ad accogliere tutte le informazioni “letterarie” su un’opera d’arte e trovarle divertenti e appaganti devi prima aver avuto una storia di amore con essa, ovvero una storia che parte dal cuore e dall’emozione. Mi piacciono i bambini sdraiati nei musei con la penna e il foglio, oppure quelli trasgressivi che tentano di arrampicarsi su un monumento o si sentano liberi di interagire dentro un’installazione. E’ in questa momento della vita che possiamo immaginarci in totale rapporto fisico con l’opera.

Proponete ai bambini di immergersi in luoghi non convenzionali innovativi pensati per liberare l’energia della creatività, per poi lasciarli usare tutti i sensi al fine di entrare in contatto con le forme dell’arte.
Leggevo l’interessante ricerca della studiosa Cecilia De Carli “Attraverso l’arte” (ed.Vita e Pensiero) e ho trovato una riflessione della pedagogista polacca Irena Wojnar dove affermava la tesi : “che l’arte, agendo sulla vita intellettuale, affettiva e morale della persona è lo strumento privilegiato per la formazione di uno spirito aperto”.

E visto il momento storico che stiamo vivendo più si coltiva uno spirito aperto e meglio sarà per tutta l’umanità. E allora mi auguro tanta arte per tutti.

Ha fatto il giro del web la video-ricetta della pasta alla carbonara postata sul sito di infotainment (letteralmente informazione-spettacolo) francese Demotivateur, un contenitore di informazioni il cui metodo si basa non tanto sulla trasmissione della notizia quanto piuttosto sulla sua spettacolarizzazione.


Una bella sorpresa, un vero incontro felice
Libro singolare quello di Alessandro Leogrande, uscito per Feltrinelli nel novembre del 2015, intitolato La frontiera. Libro che contiene molti libri, cioè molte storie tutte legate tra loro, unico modo forse per poter raccontare il fenomeno della migrazione. Lo stile del giornalismo narrativo ben si accorda infatti con l’argomento ed offre punti di vista nuovi su argomenti che ognuno a proprio modo crede di conoscere alla perfezione. Si fa viaggiatore Leograndi tornando sui luoghi delle tragedie dei migranti, in un certo modo si fa egli stesso migrante per cercare di entrare nelle storie e riproporle nella giusta prospettiva. Storie di un’umanità dolente in viaggio per la salvezza.

sembrano quasi sprigionare un’attrazione ipnotica. Forti contrasti si fondono assieme e rendono le sue installazioni vere e proprie avventure dello spirito.

Al Museo della Comunicazione di Berlino fra il 16 di marzo 2016 e il 26 giugno prossimo si tiene una mostra che può essere definita la mostra più dolorosa del mondo, allestita in collaborazione con il Goethe Institut nell’ambito del progetto SPIELTRIEB! E non sono gli argomenti a renderla dolorosa, ma l’interazione con le installazioni artistiche! Il duo di artisti tedeschi Volker Morawe e Tilman Reiff, che insieme formano il collettivo conosciuto come //////////fur////, hanno allestito 10 installazioni sensoriali che costringono il visitatore di interagire con esse e con gli altri visitatori. Una controproposta molto fisica per far riflettere sull’individualismo e sulla sedentarietà del gioco che definiamo “interattivo”, condotto seduti comodamente sul divano di casa di fronte ad uno schermo.


“Slow Food è una grande associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali. Ogni giorno Slow Food lavora in 150 Paesi per promuovere un’alimentazione buona, pulita e giusta per tutti”.


Dall’uovo di Pasqua è