Ha fatto il giro del web la video-ricetta della pasta alla carbonara postata sul sito di infotainment (letteralmente informazione-spettacolo) francese Demotivateur, un contenitore di informazioni il cui metodo si basa non tanto sulla trasmissione della notizia quanto piuttosto sulla sua spettacolarizzazione.
La ricetta in questione ha lasciato tutti gli italiani che l’hanno guardata attoniti e turbati. Il filmato infatti suggeriva di mettere insieme cipolla, pasta, e pancetta tutte insieme in un certa quantità di acqua e di lasciar cuocere a fuoco dolce per un quarto d’ora. Non contenti di tale barbarie, una volta cotta questa zuppa informe, doveva essere insaporita con una cucchiaiata di panna, una spolverata di parmigiano e un uovo crudo appoggiato al momento del fatidico “impiattamento” (parola che, nonostante sia stata sdoganata dai vari magazine di cucina, continua a non esistere).
26 secondi di puro orrore per il palato nazionale e reazione indignata da parte di tutti i buongustai (e non) italici. E no, cari francesi, sulla carbonara non si può! Non si può essere così leggeri e stravolgere il piatto che pur essendo italico per eccellenza, compare magicamente su tutti i menu stranieri insieme ai fatidici Spaghetti bolognese. Ed ecco comparire gli hashtags #carbonaragate e #JeSuisCarbonara per mostrare tutto il nostrano disappunto. Addirittura la Barilla, la cui busta di “farfalle” compariva all’inizio del video, ha dovuto dissociarsi da questo orrore… Quanto ci arrabbiamo noi italiani se i nostri carboidrati vengono maltrattati!
Vi lasciamo la Gioconda… ma lasciateci la pasta!
Giusto per non sbagliare, vi ricordo che la pasta alla carbonara si prepara con il guanciale (noi che non lo troviamo dobbiamo forzatamente ripiegare sulla pancetta), senza cipolla, con l’uovo e il pecorino romano (che se non si trova può essere sostituito con il Parmigiano Reggiano, un po’ più internazionale…) soprattutto senza panna. La cremina che si forma è data dallo sciogliersi del formaggio e dal condensarsi dell’uovo… Alla fine una bella spolverata di pepe nero.



Una bella sorpresa, un vero incontro felice
Libro singolare quello di Alessandro Leogrande, uscito per Feltrinelli nel novembre del 2015, intitolato La frontiera. Libro che contiene molti libri, cioè molte storie tutte legate tra loro, unico modo forse per poter raccontare il fenomeno della migrazione. Lo stile del giornalismo narrativo ben si accorda infatti con l’argomento ed offre punti di vista nuovi su argomenti che ognuno a proprio modo crede di conoscere alla perfezione. Si fa viaggiatore Leograndi tornando sui luoghi delle tragedie dei migranti, in un certo modo si fa egli stesso migrante per cercare di entrare nelle storie e riproporle nella giusta prospettiva. Storie di un’umanità dolente in viaggio per la salvezza.

sembrano quasi sprigionare un’attrazione ipnotica. Forti contrasti si fondono assieme e rendono le sue installazioni vere e proprie avventure dello spirito.

Al Museo della Comunicazione di Berlino fra il 16 di marzo 2016 e il 26 giugno prossimo si tiene una mostra che può essere definita la mostra più dolorosa del mondo, allestita in collaborazione con il Goethe Institut nell’ambito del progetto SPIELTRIEB! E non sono gli argomenti a renderla dolorosa, ma l’interazione con le installazioni artistiche! Il duo di artisti tedeschi Volker Morawe e Tilman Reiff, che insieme formano il collettivo conosciuto come //////////fur////, hanno allestito 10 installazioni sensoriali che costringono il visitatore di interagire con esse e con gli altri visitatori. Una controproposta molto fisica per far riflettere sull’individualismo e sulla sedentarietà del gioco che definiamo “interattivo”, condotto seduti comodamente sul divano di casa di fronte ad uno schermo.


“Slow Food è una grande associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali. Ogni giorno Slow Food lavora in 150 Paesi per promuovere un’alimentazione buona, pulita e giusta per tutti”.


Dall’uovo di Pasqua è

