Viviamo in una società che cerca di migliorare e liberarsi del passato. Passato che Drew Leshko cerca di preservare con un occhio esperto per il dettaglio. Leshko miniaturizza i luoghi, i veicoli e le macchine che egli incrocia e li traduce in sculture di carta. Soggetti recenti includono uno strip club, il camper anni ottanta di suo nonno e anche borse frigo e cassonetti della spazzatura, tutto replicato in scala 1/12, standard per le case delle bambole. Il tutto realizzato con precisione in carta da archivio e legno. Egli evidenzia questi simboli della vita urbana nella speranza che altri possano iniziare ad apprezzare il loro ambiente quotidiano. Gli edifici fatiscenti o che sono sul punto di essere ristrutturati sono quelli che gli interessano di più. Egli li descrive come “reliquie di architettura” (Hi Fructose Magazine)

Questa in sintesi l’opera di Drew Leshko, che tagliando e modellando diversi tipi di materiali cerca di ricreare un vero e proprio archivio dello spazio urbano in cui vive (Philadephia e dintorni). Ogni “scultura” riproduce una piccola parte della città e invita lo spettatore a considerare questi edifici attraverso una lente diversa, rivalutando il banale, esaltando il mondano o celebrando il trascurato. Il suo lavoro si basa sullo studio storico della “gentrification” e offre un punto di vista diverso su ciò che vale la pena o meno di conservare. L’artista confessa di essere attratto dai particolari architettonici siano essi stucchi, cornici o elementi che impreziosiscono la costruzione. Egli è attratto da tutto ciò che nei quartieri delle nuove città americane è catalogato come insostenibile. L’opera dell’artista insomma può essere definita come l’archiviazione di edifici in tre dimensioni prima della loro distruzione o della loro ristrutturazione. Una memoria storica di ciò che la città era e che non è più. La città come spazio in continua trasformazione trova in Drew Leshko un cantore moderno e accorato che ci guida attraverso queste “case di bambole” che ci attraggono e stupiscono.



È lunedì e per minimizzare gli effetti del giorno tristissimo con cui inizia la settimana, l’argomento frivolo è un toccasana.

Vincitore del premio “Opera prima” della cinquantaquattresima edizione del Premio Campiello, vorremmo presentare un libro assolutamente originale: La teologia del cinghiale, di Gesuino Nemus, Elliot edizioni, 2015.
Chi non sogna il silenzio perfetto? Chi almeno per 5 minuti non vorrebbe isolarsi dal rumore dell’esterno per concentrarsi o semplicemente per riposare? Chi non vorrebbe ascoltare più le futili discussioni del tavolo di fianco? Infine chi non vorrebbe essere ascoltato dall’impiccione di turno mentre racconta i fatti suoi?
curiosità. Una volta ho riportato a casa una serie di cappelliere mentre questo sabato vi ho trovato un libro che mi ha subito incuriosito: Les chefs d’oeuvre du sourire.
Il rapporto dell’EURISPES sull’Italia del 2016 inizia così
Cosa accade quando un collezionista di arte contemporanea svizzero incontra la bellezza di un paese delle Langhe, i cui vicoli medievali rimandano ai secoli passati e il contesto si pone in “contrasto” con ciò che è l’oggetto dell’evento?