Chi l’avrebbe mai pensato che il Festival del Cinema di Cannes deve la sua nascita alla cugina italiana, la Mostra del Cinema di Venezia ? La storia, fra i cinefili intendo, è nota. La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia vede la luce nell’agosto del 1932 per volere dell’allora presidente della Biennale di Venezia il conte Giuseppe Volpi di Misurata (da cui la Coppa Volpi che ancora oggi viene assegnata ai vincitori come migliore attore e migliore attrice protagonisti), dello scultore Antonio Maraini e di Luciano De Feo, capo dell’Istituto internazionale per il cinema educativo. Il tutto nasce come un rilancio turistico della città di Venezia, per attitrare le folle che magicamente scomparivano dalla laguna nel bel mezzo dell’estate. Apprezzata fin dalla nascita per la proiezione di film senza censura, si ritrovò ben presto presa nelle anguste maglie del regime fascista (tanto che il film vincitore dela rassegna veniva premiato con la Coppa Mussolini). Fra il 1932 e il 1938 passarono al festival di Venezia i nomi migliori del cinema dell’epoca : nel 34’ migliore attrice fu Katharine Hepburn per Piccole donne di Cukor ; nel 36’ furono proiettate le pellicole di registi quali Frank Capra, John Ford e René Clair ; nel 37’ spopola La grande Illusione di Jean Renoir con un giovanissimo Jean Gabin. Poi, nel 1938, le pressioni del governo fascista falsarono i risultati della competizione e portarono alla vittoria Olympia di Leni Riefenstahl, il lungometraggio sui giochi olimpici a Berlino del 1936, pura propaganda nazista.
Questo episodio fu la scintilla che fece decidere al governo francese, nella persona del Ministro delle belle arti Jean Zay, di creare un festival in Francia in cui fosse chiaramente affermato il concetto di pace e di liberta.
Due candidate si contesero il posto per ospitare il nuovo festival : Biarritz, ex villaggio di pescatori di balene, scoperta da Victor Hugo nel 1843 e divenuta luogo di vacanze per antonomasia in cui approdava tutta l’alta borghesia francese, e Cannes che incominciava proprio al termine degli anni 30’ la sua espansione, grazie al clima favorevole, alle belle spiagge e agli hotel di lusso.
Cannes fu la prescelta e nel 39’ si aprì il primo festival di Cannes, che chiuse subito i battenti a causa della guerra, che decretò uno stop fino al 1946.
Quando il Festival di Cannes riaprì i battenti lo fece alla grande, celebrando anche il cinema italiano che con Roma città aperta di Rossellini, vinse il Grand Prix come migliore film dell’anno.
In effetti fra il cinema italiano e il festival c’è sempre stata una « relazione di amorosi sensi », bastano pochi nomi di film del Palmares sulla Croisette per dimostrarlo : La dolce vita, Il Gattopardo, Padre Padrone, L’albero degli zoccoli, La stanza del figlio.
Ma il festival non è solo la passerella di divi e registi che qui hanno l’occasione di farsi conoscere dal grande pubblico è un evento mondano in cui non si risparmiano colpi di scena, incontri « ravvicinati » e comparsate sul « red carpet ». Tutti voglion esserci, tutti vogliono stupire, tutti vogliono richiamare l’attenzione,
E se un tempo sul lungomare di Cannes si vedevano camminare Grace Kelly e il suo bel principe Ranieri oggi una folla brulicante attende la star di turno armata di cellulari per riprendere l’evento.
La giuria di quest’anno conta nomi super famosi : presidente Steven Spielberg, giurati Nicole Kidman, Ang Lee, Naomi Kawase, Daniel Auteuil, Vidya Balan e Christoph Waltz, Cristian Mungiu e Lynne Ramsay.
Auguriamo loro un buon lavoro e aspettiamo con ansia non solo di poter assistere ai film in concorso, ma anche di avere notizie di stravaganze e gossip su un mondo, quello del cinema, che sempre affascina noi spettatori.





Spesso si parla della connessione fra musica e matematica.




Infine ringrazio una mamma amica che ha ispirato questo commento, regalandomi un libro che tutte le mamme dovrebbero leggere: scritto da Loredana Lipperini si intitola Di mamma ce n’è più d’una (edito da Feltrinelli). Magari non sarete d’accordo su tutto ciò che troverete nel libro, ma sarà molto utile per rivedere tutti i modelli, le ansie e i condizionamenti che noi donne troppo spesso subiamo.
Gli inglesi, si sa, vedono fantasmi dappertutto. Famosi sono i tour nei castelli infestati, in luoghi isolati e inaccessibili, ma non immaginereste mai che di fantasmi è popolata anche la capitale, Londra, e addirittura la sua impareggiabile, enorme ed efficientissima metropolitana: la Tube più famosa del mondo. I media inglesi affermano che ogni stazione della metro di Londra è infestata da almeno un “ghost” (fantasma). Del resto quest’anno si festeggiano i 150 anni dall’inaugurazione della metro londinese e di storia nei suoi oltre 400 chilometri di tunnel ne è passata tanta!

Domenica si è chiuso a Ginevra il salone del Libro. Fra le consuete novità editoriali si sono distinti quest’anno i « mooks » o « magbooks » di produzione per lo più francese a metà strada fra il libro e la rivista patinata. Curatissime dal punto di vista editoriale e grafico queste riviste contengono foto, disegni e fumetti di grande valore e articoli che più che giornalistici, ricalcano il saggio letterario. Infatti i megbooks si basano sull’incrocio dei vari generi, l’informazione, anche la più attuale, viene trattata in modo letterario, grandi firme del giornalismo e della letteratura si rincorrono e creano un nuovo modo di fare informazione, catturando un pubblico, quello delle librerie dove sono venduti, più esigente e più attento. Siamo nel categoria dell’ « infoitament », un termine coniato dal sociologo svizzero Michaël Meyer per definire il melange fra divertimento e informazione. Ancora Meyer afferma che « i mooks sono il segnale di una stampa che cerca nuove maniere per reinventarsi ». I mooks sono « begli oggetti » assolutamente privi di pubblicità, che si divorano come dei romanzi. Se infatti andiamo a curiosare sulla pagina web di presentazione di uno fra i più famosi di questi « oggetti », XXI, appare chiaro il progetto che essi sottendono : « XXI assembla tutti i talenti del reportage: romanzieri agguerriti che amano raccontare il reale, giornalisti di talento che sono in grado di scrivere da 20 a 30 cartelle, fotoreporter sul territorio, autori di fumetti che hanno voglia di confrontarsi con il reportage ».