Cross the street al MACRO

Writing e Street Art possono essere storicizzati?

Questa pratica artistica e mediatica è l’unica avanguardia che è riuscita a conciliare gioventù, periferie e minoranze della globalizzazione, creando una vera e propria contro cultura nata da un fenomeno underground di protesta giovanile.

E non solo, Writing e Street Art sono arrivati a contaminare molti campi della cultura e dell’arte, dalla moda alla musica, dal cinema alla fotografia, fino alla pubblicità divenendo di dominio pubblico ed entrando di prepotenza nel museo.

Per questa ragione il MACRO di Roma dedica a questo fenomeno la mostra, a cura di Paulo von Vacano, che raccoglie e racconta 40 anni di Street Art e Writing, ospitando i più importanti artisti che hanno segnato le tappe fondamentali di questo movimento a livello internazionale e locale.

“Lo scopo di Cross the Streets è quello di indagare, a livello globale, la potenza e la fascinazione di questa multimedialità estrapolandone le linee guida, i pionieri mondiali, i fenomeni di costume da essa generati e, a livello locale, la storia del graffitismo romano” si legge nella presentazione, e ancora “l’allestimento di Cross the Streets porta fin dentro il museo il linguaggio della Street Art: per l’occasione il MACRO viene contaminato da elementi leggeri e temporanei, dalla segnaletica orizzontale che dalla strada entra direttamente nella sala grande, ai teli da impalcature che ne trasformano il grande spazio in una scena urbana da esplorare. Molti dei materiali torneranno ad essere riutilizzati nei cantieri edili… il passaggio di un processo costruttivo in cui gli sprechi sono ridotti al minimo e la vita dei materiali impiegati non si conclude con la mostra ma continua altrove”.

La mostra si protrarrà fino al primo ottobre del 2017. Strana e interessante… da visitare

CHEAP FESTIVAL

Schermata 2015-04-29 alle 07.45.37È abbastanza difficile definire esattamente cosa sia CHEAP, poiché è un soggetto ricco di sfaccettature diverse

Si tratta di una associazione di Bologna il cui scopo principale è promuovere la Street Art come “strumento di rigenerazione urbana e indagine del territorio”. Per fare ciò ogni anno dal 2013 a Bologna viene organizzato un festival di street art “che prevede un’open call internazionale e una selezione di ospiti chiamati a lavorare su progetti site specific, modulati sul paesaggio urbano e periferico di Bologna”. CHEAP è soprattutto un progetto collettivo, in cui il contributo di quanti vi partecipano costruisce il Festival in ogni singolo spazio.

Quest’anno il festival si terrà dal primo al 10 maggio e come sempre scopo della rassegna sarà quello di intervenire “creativamente sulle periferie cittadine, coinvolgendo le Amministrazioni locali nella ricerca di spazi di proprietà collettiva che diventano così la base d’intervento per la realizzazione di progetti site specific ad opera di street artist italiani e internazionali invitati direttamente dall’Organizzazione del festival”.

Oltre agli street artist veri e propri il festival coinvolge una serie di altri autori quali fotografi, illustratori e grafici, che avranno l’opportunità di cimentarsi “con una forma d’arte che coinvolge in effetti diversi linguaggi espressivi, trovando poi nel contesto urbano la sua naturale collocazione”

“Gli organizzatori hanno scelto di utilizzare gli spazi affissivi in disuso del comune. Portando avanti quindi uno dei cardini tematici del festival, ovvero la reinterpretazione e la riqualificazione della iconiche bacheche sparse per tutta la città (Bologna). Questo particolare approccio, come ribadito più volte, si pone come ideale stimolo per sfruttare da una parte tutta la potenzialità comunicativa di questi spazi pubblicitari, sviluppando un dialogo forte e sfaccettato con i passanti, dall’altra stimola la rinascita visiva di superfici altrimenti abbandonate al loro destino che tornano quindi, attraverso il lavoro di artisti di spessore, a nuova vita”

Ai Weiwei e Olafur Eliasson lanciano la street art sulla luna

Ai Weiwei
Ai Weiwei
Immaginatevi due grandi artisti che si mettono assieme per dar vita ad un progetto d’arte, uno è l’artista danese Olafur Eliasson  conosciuto per le sue opere in tutto  il mondo per la capacità di costruire installazioni che permettono anche per un tempo limitato di far vivere un fenomeno percettivo allo spettatore che rimarrà unico, l’artista è da sempre interessato anche alla tecnologia come veicolo per sollecitare le emozioni umane, l’altro invece è il cinese Ai Weiwei per tutti l’immagine dell’artista attivista, impegnato attraverso la sua arte a denunciare e mettere in luce tutto ciò che viola la giustizia e i diritti umani .

Olafur Eliasson
Olafur Eliasson
 I due pensano di realizzare un’ opera d’arte che parte da un  nuovo strumento : la rete, usata al fine di delimitare uno spazio  che permetterà di coinvolgere lo spettatore.
A tutti ma in modo particolare agli italianintransito è mai capitato di vedere in cielo la luna e pensare che quella forma luminosa e rotonda è di tutti, visibile da tutti e quindi un legame  con tutte le persone care che ci sono  lontane?
Ci sono  pittori come Osvaldo Licini che negli anni Cinquanta l’hanno sentita come una compagna fedele  della notte e nei quadri è diventata una figura di donna dipinta alta in cielo, solitaria e languida.
Ed è proprio l’immagine della luna che i due artisti hanno scelto per la loro opera concettuale. Hanno aperto un blog e chi lo va a visitare la vedrà  lì che gira luminosa. L’idea è che sia come una superficie bianca dove ognuno di noi può scrivere, appuntare qualcosa. Tutti possono lasciare il segno che verrà registrato e rimarrà assieme a quello di tutti. L’opera è questa, uno spazio di immaginazione dove tutti ci si può  connettere con gli altri e creare una comunità .
Una comunità libera dove esprimere  la propria creatività. Un messaggio lanciato dalla luna è un messaggio senza confini, fatto per un luogo dove non occorrono permessi di soggiorno chiunque ci può arrivare e partecipare perché come dicono Ai Weiwei e Eliasson:
“Le idee, il vento, e l’aria non possono essere fermate”
Anche il nome del blog è bellissimo da pronunciare vi consiglio assolutamente di  andare a visitarlo e lasciare un vostro graffito l’indirizzo è : http://www.moonmoonmoon.com

Choc di strada, l’arte incontra tutti

Abbiamo già trattato una volta  della street art, perché se ne fa un gran parlare ed è sempre più un modo di esprimere ciò che si sente in questo momento. La street art è molto seguita dal mondo dell’arte e apprezzata dai giovani. Tanto per farvi un’esempio, mia figlia adolescente l’altro giorno mi ha sfidato e mi ha fatto vedere  un’immagine che circolava su facebook: si vedevano accostati, l’uno all’altro, un lavoro di Lucio Fontana e un disegno fatto sul muro di una città. L’immagine era polemica, dal momento che vi si leggeva: la prima la considerano arte, la seconda vandalismo.

La provocazione era interessante; forse avrei potuto spiegare  che è grazie ad artisti come  Fontana, che oggi siamo tutti liberi di apprezzare alcune espressioni attorno a noi e definirle opere d’arte.  Però il discorso sarebbe stato lungo e avrei dovuto menzionare le avanguardie, i primi papier colle di Picasso e poi i ready made di Duchamp.

Ma torniamo alla street art, oggi vorrei presentare un’artista americano che vive a Washington. Il suo lavoro è di grande suggestione  e utilizza la città come campo di azione. Quest’artista si chiama Mark Jenkins. Tra i temi del suo lavoro vi sono esseri umani, animali e oggetti.  Bambini, vagabondi, senza tetto,orsi, giraffe, parchimetri, lampioni sono riprodotti attraverso involucri di nastro adesivo dai quali sembrano state tolte le forme originarie. Queste figure vengono messe sempre in rapporto con il contesto urbano, piazzate come sono nei posti più improbabili. 

Nel tempo l’artista ha vestito i suoi involucri di nastro con dei veri vestiti e li ha posizionati in contesti inaspettati e disarmanti in luoghi pubblici. Così queste opere si trovavano un po’ dappertutto: una donna che siede sull’orlo di un tetto a Washinton, un’altra che cade da una passerella a Dublino,  un uomo che dorme sul pavimento in un angolo del museo Taubman di Roanoke,  un altro con la testa nascosta in un muro di cemento a Londra.”The Floater”, creato in Svezia a Malmö, rappresenta un uomo vestito con una felpa e in pantaloni sportivi, che giace a faccia in giù, in un canale, con alcuni palloncini sospesi in aria e legati sua cintura: sembra che i palloncini cerchino di tirare il corpo fuori dall’acqua. Questa scultura è stata creata quando Jenkins ha lanciato la sua campagna per Greenpeace, col fine di denunciare la condizione dell’orso polare, che progressivamente affonda con i ghiacci sui quali vive.

Arte di strada che stupisce e ci fa riflettere,  collocata in luoghi scelti dagli artisti; arte ambientale, dunque, visibile a tutti senza biglietto.

Apparizioni in città: la street art è arrivata e cambia il volto dei nostri quartieri

Keith Haring, 1989, Pisa

Erano gli anni Ottanta quando a New York gli artisti Keith Haring  e Jean-Michel Basquiat cominciarono a farsi notare per i loro lavori. Lavori insoliti, che non nascevano più negli studi: si trattava di immagini che coprivano i muri delle gallerie della metropolitana, gli stessi vagoni dei treni o spazi pubblici abbandonati. L’opera di questi giovani venne poi chiamata graffitismo. Haring e Basquiat morirono  entrambi molto giovani, ma questo filone d’arte scomparve. Lavorare liberi nelle città, senza condizionamenti, parlando a tutti, è divenuto sempre più spesso il desiderio di molti artisti. Oggi la pittura di graffiti si è evoluta in street art. Con la street art sono arrivate nuove tecniche: ora si usano non solo  le bombolette ma anche i nastri adesivi, i led, gli stencil, oppure si fanno vere e proprie installazioni. Ciò che non cambia, in questi nuovi artisti, rispetto ai pionieri di queste forme di espressione, è l’ attitudine a lavorare per strada, molto spesso di notte, quando nessuno li vede. Cercano quasi sempre luoghi dimenticati o abbandonati e con i loro interventi rigenerano spazi che i nostri occhi non vedrebbero mai.  Creano sui muri delle città. I lavori, non vengono mai firmati anche per paura di ripercussioni legali, dal momento che le opere sorgono in luoghi pubblici non autorizzati. E’ poi curioso vedere cosa succede a questi lavori quando l’artista diventa famoso: in quel momento si pongono sia il problema dell’autenticazione dell’opera sia quello della vendita. Non di rado le gallerie sono arrivate a comprare parte dei muri sui quali le opere sono state dipinte: siamo qui nell’ambito delle follie dell’arte contemporanea, alimentate dal desiderio di possesso dei collezionisti. Secondo me e secondo molti queste opere non dovrebbero mai essere portate via dal luogo dove sono nate.

Tra gli artisti più famosi, produttori di queste opere clandestine, c’è Banksy, il leader della street art. Di lui non si sa molto: nato a Bristol lavora in modo particolare con lo stencil che utilizza in modo ironico, toccando argomenti politici e sociali. Ama viaggiare e le sue opere sono apparse un po’ dappertutto. Ama sorprendere e le sue immagini ti fanno riflettere e sorridere; come Sperm Alarm, un graffito apparso l’anno scorso per le strade di Londra.

Banksy, Sperm Alarm, 2011

A chi non lo conoscesse ancora consigliamo di cercare le sue immagini un po’ in tutto il mondo: lui viaggia sempre e – senza dire niente, senza mostrare il proprio nome – lascia i propri lavori nei posti più impensabili.

Se poi volete un panorama completo, magari anche facilmente raggiungibile, della Street Art Svizzera o di quella più vicina a voi, vi rimandiamo al sito Fatcap dove troverete una mappa interattiva interessantissima e dettagliata con luoghi, nomi degli artisti e tanto altro.