EVO, extra vergine d’oliva

pure drops of waterLe origini dell’olio di oliva si perdono nella notte dei tempi. La connessione dell’uomo con la pianta di ulivo è talmente antica che già nella bibbia il ramoscello era simbolo della pace fra Dio e gli uomini dopo il diluvio universale. Le prime tracce della coltivazione dell’ulivo risalgono a circa 7000 anni fa, e da lì allo sfruttamento delle olive per ricavare il prezioso liquido il salto è veramente breve.

Leggendo qua e là per scrivere questo post mi sono resa conto di quanta cura e quanto lavoro sta dietro questo straordinario prodotto che per brevità chiamiamo olio di oliva ma che dovrebbe essere sempre denominato olio extravergine di oliva (il famoso EVO che trovate in tutte le ricette di cucina italiana). Un toccasana per tutta una serie di patologie (dalla arteriosclerosi al colesterolo alto alla prevenzione di taluni tumori), insostituibile nella gastronomia, ha un compito basilare anche nella bellezza del corpo in quanto contiene sostanze benefiche quali la vitamina E che contrasta il processo di invecchiamento; la vitamina A; lo squalene, sostanza che rinnova la pelle; gli acidi grassi insaturi che prevengono eczema, acne, psoriasi e pelle secca; il beta-carotene che le dona elasticità e infine gli acidi ed alcoli cicatrizzanti. Che forza vero?

Sempre a proposito dell’olio extravergine di oliva è di oggi la notizia che ricercatori italiani hanno messo a punto un sistema rapido ed efficace per testare la qualità e la bontà dell’EVO, in modo da evitare le truffe e le contraffazioni che purtroppo squalificano questo eccellente prodotto. Ricercatori dell’università di Pisa hanno elaborato un metodo che basandosi sulla concentrazione di quattro pigmenti basilari dell’olio, infatti nel giro di pochi minuti non solo può determinare se l’olio è stato tagliato con olii non di oliva (in genere con l’olio di girasole inodore e insapore), ma anche se è stato scaldato per eliminare le eventuali sostanze che rendono il liquido di un colore e con un odore improprio. Inoltre il metodo mette a nudo anche l’eventuale cattiva conservazione dell’extravergine. Il metodo semplice ed efficace potrebbe essere utilizzato direttamente nei punti vendita.

 

Terra e cielo, sapere e luce a Londra: la mostra di Anselm Kiefer

Anselm Kiefer,
Anselm Kiefer, The Orderes of the Night,1996

Abbiamo tempo fino al 14 dicembre per andare a vedere alla Royal Academy la mostra dedicata all’opera di Anselm Kiefer. E’ un’occasione straordinaria. Se qualcuno non conosce questo artista tedesco verrà colto da stupore e meraviglia. Questo, almeno, fu ciò che accadde a me in occasione del mio primo impatto con l’opera di Kiefer: era il 1997 e lui era esposto a Venezia, a contatto con le opere antiche, dentro al Museo Correr. Allora pensavo che la pittura – nonostante ne avessimo vissuto il ritorno, attraverso il movimento della transavanguardia – facesse una gran fatica ad esprimere qualcosa di nuovo e coinvolgente. Invece le grandi superfici di Kiefer, le sue tele terrose, fatte con tracce di piombo, le bruciature, i ramoscelli di ulivo, mi fulminarono. Le sue opere erano superfici materiche (per usare un termine caro al mio professore Enrico Crispolti, quando ci spiegava l’opera di Alberto Burri). Ma in Kiefer c’era dell’altro: quelle pitture erano impasti non solo di materia ma anche di memorie, rese presenti con collage e fotografie.

Anselm Kiefer,
Anselm Kiefer, Nigredo

Nelle opere di Burri è la sola materia a parlare. Con Kiefer, la materia è la strada per far affiorare delle immagini che sembrano lontane nella memoria. E’ così che le tele raffigurano grandi spazi vuoti industriali, non riconducibili a nessun luogo e prive di ogni essere vivente; oppure mostrano semplici grumi di terra crettati o campi segnati dal limitare dell’orizzonte. Dentro i grandi quadri appare la figura umana: in opere come Sternbild (Star picture), del 1996, si rimane addirittura senza parole, vedendo che il corpo umano posto nudo e in orizzontale è immerso nell’immensità del cielo stellato, diventando tutt’uno con l’universo. Terra e cielo, materia e spirito, sembrano i temi toccati dall’artista. Vi è anche il tema del sapere tradotto in immgini, con i libri rappresentati come una luce che si irradia velocemente e si espande nell’universo. Oggi le opere di Anselm Kiefer sono diventate un classico: il suo lavoro sembra davvero destinato a restare nel tempo.

Insomma questa mostra non è da perdere e se c’è qualche italianointrasito a Londra la consiglio vivamente.

Chiacchiere del Lunedì

Delphine Boël, The Golden Rule blabla
Delphine Boël, The Golden Rule blabla

Vorremmo oggi parlare solo di belle notizie, vorremmo raccontarvi di come il museo Picasso di Parigi abbia finalmente riaperto i battenti dopo cinque anni di restauro. Vorremmo parlarvi di come J.K. Rowlings, la mamma del maghetto Potter, abbia in mente di scrivere una nuova puntata breve della saga più amata del mondo. Vorremmo raccontarvi di come un distinto signore direttore di un’area di Google si sia lanciato da un’altezza impossibile e sia entrato nel Guinness dei primati. Insomma in questo lunedì di fine ottobre vorremmo strapparvi un sorriso.

Ma poi leggiamo dell’impiccagione di Reyhaneh in Iran e della spettacolarizzazione del suicidio annunciato di Brittany a New York, di nuovi femminicidi e questo grigio che ci avvolge, riesce ad avvolgere anche la nostra anima.

Coraggio domani è un altro giorno!

La sala di lettura

Roberto Barni
Roberto Barni

Commenti liberi al libro di J.D. Salinger, Il Giovane Holden.

Questo libro è stato per me un libro ritrovato. Letto con gli occhi di chi ora guarda all’adolescenza con distanza, per condizione anagrafica, ma anche con un certo timore, per la presenza dei figli in quella fascia d’età, mi ha riportato alla mente i momenti in cui da sola cercavo di entrare in contatto con il mondo degli adulti. E’ disarmante la rabbia del protagonista; ha lo stesso impeto delle mie figlie quando affermano le loro personalità e allo stesso tempo vi ho trovato la stessa attitudine all’animo buono e senza ipocrisie, tipica dei giovani.

Holden vive su un confine: può scegliere di allinearsi al mondo o di rimanerne fuori. Commovente il suo affetto per la sorellina e per il fratello morto, mentre è indicativo il rammarico per il fratello maggiore, che ha già scelto di entrare nel mondo delgi adulti e sottostare alla logica dei soldi e del successo.

Frasi che non dimentichi:

“ Mi fanno impazzire i libri che quando hai finito di leggerli vorresti che l’autore fosse il tuo migliore amico, per telefonargli ogni volta che ti va”.

Lo metterei sullo scaffale accanto

Pinocchio, di Carlo Collodi

La vita davanti a sé, di Romain Gary

Lo consiglierei

Lo consiglierei a tutte le mie amiche che, come me, hanno figli adolescenti, per capirli meglio, ma anche alle mie figlie, appunto, adolescenti per capire meglio certi sentimenti.

Abbiamo provato ad inserire nell’articolo una scheda che potrete compilare e spedirci noi provvederemo a leggerle e a catalogarle con le vostre idee e i vostri commenti. Proviamoci!

Commento: Non ricordavo di averlo letto, ma potrebbe anche essere, sai: l’età. O forse mi ci sono ritrovato in quelle esperienze, anche senza aver avuto la possibilità di sperimentare.
Mi hanno colpito alcuni incisi: carini (gli adulti); la vita non deve diventare un’autobiografia (appunto: io l’ho appena finita!); sapere perché si lascia un posto/casa; coperta navajo; la vita è una partita, con le regole; uno scrittore come amico, che ti ascolta.
GRAZIE per l’iniziativa, continuatela, vi seguirò.
Fernando Guidi

Commento: il giovane Holden. gran personaggio che descrive e sottolinea le difficoltà di vivere di un ragazzo.  Il percorso, spesso sfortunato o frainteso del nostro eroe, assomiglia a molte battaglie che affrontiamo nella vita e che ci fanno sentire inadeguati.
La voglia di riscatto e l’indole in fondo positiva del protagonista lasciano un fondo di speranza.
Il libro mi è piaciuto, l’ho letto ad età diverse e entrambe le volte mi hanno portato a consigliarlo per la sua attualità e la sua freschezza

Paolo G.
Frasi che non dimentichi:
Sullo scaffale accanto a…: Sulla strada, Jack Kerouac
Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Enrico Brizzi
Lo consiglierei a…: L’ho consigliato ai miei figli quando sono stati sedicenni e glielo riconsiglierò quando saranno trentenni.

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Grazie per la risposta. ✨

Hans Memling Rinascimento fiammingo

Hans Memling, Ritratto di donna 1470
Hans Memling, Ritratto di donna, 1470

Nel XV secolo due sono i centri principali del rinnovamento artistico europeo: Firenze e le Fiandre. Questo perché sono anche due grandi poli economici, proiettati – si direbbe oggi – su scala globale con i propri mercanti e con i propri banchieri. E’ infatti assodato che spesso l’impulso artistico vive in simbiosi con robuste realtà economiche.

Ma vi sono differenze. Gli artisti fiorentini si orientano verso l’antico e intraprendono, per mezzo della razionalità e delle propoporzioni matematiche, un percorso che li condurrà verso l’applicazione della prospettiva in ogni forma artistica. Nelle Fiandre, invece, l’arte si evolve verso uno sguardo preciso sulla realtà della vita quotidiana, cercando di rappresentare nel modo più fedele possibile ciò che si presenta davanti agli occhi del pittore: ritratti di ricchi borghesi e mercanti, abiti lussuosi, interni di case, profili delle città e ogni segno di opulenza. Un nuovo spirito che ben fu descritto da Van Eyck, inventore della tecnica della pittura ad olio.

I toscani, ma direi tutti gli artisti italiani dell’epoca, ebbero con le Fiandre un rapporto molto intenso. Molti committenti si fecero ritrarre dai pittori fiamminghi, come nel celebre caso dei coniugi Arnolfini, opera di Van Eyck oggi a Londra. Chi volesse approfondire il rapporto tra Italia e Fiandre nel XV secolo, non può perdersi la mostra che si è aperta da poco a Roma, alle Scuderie del Quirinale, dedicata all’opera del pittore Hans Memling e al rinascimento fiammingo.

Hans Memling, Ritratto di uomo , 1473
Hans Memling, Ritratto di uomo con moneta romana , 1475

Memling fu un ritrattista famoso. Di origine tedesca, aprì nel 1465 la bottega a Bruges divenendone in poco tempo il centro di committenza più conosciuto. Ricercato infatti da molti banchieri e da ricchi mercanti italiani, lavorò e contribuì ad intrecciare un dialogo articolato tra la pittura fiamminga e quella italiana. In mostra si potranno vedere i ritratti più famosi assieme alle opere religiose devozionali. Attraverso quelle immagini si può veramente comprendere meglio quel corridoio culturale che unì per un secolo l’area fiamminga, con il mondo dell’arte italiana.

Un percorso ancor più interessante per chi oggi si affanna a capire le origini di un percorso di unificazione europeo, che tanto fatica a trovare uno sbocco armonioso.

La mostra è da non perdere e resterà aperta fino al 18 gennaio. Chi ne volesse sapere di più vada sul sito: www.scuderiedelquirinale.it

Matera 2019

MateraSebbene la votazione sia avvenuta di venerdì 17, data non certo considerata fausta dai più, Matera ce l’ha fatta! Nel 2019 sarà capitale europea della cultura per l’Italia.

Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire cosa significa diventare “capitale europea della cultura”. Dal 1985 l’Unione Europea dona la possibilità ad una città europea di manifestare la sua vita e il suo sviluppo culturale. “Uniti nella diversità”, è il motto della UE e il leitmotiv di queste candidature. “Ventotto Stati per un melting pot culturale non indifferente: lingua, letteratura, teatro, arti visive, architettura, artigianato, cinema, televisione diversi ma che fanno parte del patrimonio culturale europeo…l’obiettivo è quello di valorizzare la ricchezza, la diversità culturale e i tratti comuni, migliorare la conoscenza che i cittadini hanno gli uni degli altri e favorire la presa di coscienza dell’appartenenza ad una medesima comunità…Il titolo viene assegnato ad una città per un determinato anno e le candidate hanno la possibilità di associare al loro programma un territorio regionale, così come hanno fatto Lussemburgo ed Essen rispettivamente nel 2007 e 2010.
Una città non viene investita di tale ruolo unicamente per ciò che che ha fatto ma soprattutto per il programma di eventi culturali particolari che propone di organizzare nel corso dell’anno di candidatura. Per questo motivo, la città è invitata a sfruttare le sue particolarità e a dar dimostrazione di una grande creatività che dovrà fornire al programma il carattere di eccezionalità”. (Fonte europarlamento 24)

Le città che diventano capitale europea della cultura ricevono dalla UE non una sovvenzione, come accadeva in passato, ma un “premio” di 1,5 milioni di euro.

Dunque Matera ce l’ha fatta e noi non vediamo l’ora di usufruire dei progetti e culturali che ha presentato per divenire candidata sicuri che questa città ce la possa fare a dimostrare non solo all’Unione Europea ma al mondo intero di che pasta siamo fatti noi italiani!

Chiacchiere del lunedì

Delphine Boël, The Golden Rule blabla
Delphine Boël, The Golden Rule blabla

Ogni mattino percorro la stessa strada del pulmino di una scuola internazionale. Da un po’ di tempo è apparso sulla carrozzeria un messaggio che ne vuole fare la pubblicità; il messaggio dice così: “una scuola che porta al successo”. Ogni mattino me lo ritrovo davanti agli occhi e penso che quella frase sia un insulto all’intelligenza e che avvilisca il senso dell’educazione . Il sangue mi ribolle nelle vene.
Vediamo un po’, una scuola che promette il successo come obiettivo del corso di studi, cosa potrà mai coltivare nei ragazzi se non la consapevolezza di essere sempre in competizione con gli altri, in una gara dove tutto si aggiudica solamente al traguardo? Mi sembra che quella frase tradisca la volontà di spingere il singolo studente al di sopra di tutti, non certo quella di favorire la relazione con gli altri.
A chi è rivolto quel messaggio seduttivo? Ai bambini, ai ragzzi delle superiori? Non credo; io penso sia rivolto ai genitori che troppo spesso vedono il successo dei figli come trofeo personale, da mostrare in pubblico.
Quel messaggio mi perseguita perchè lo sento, per i giovani, come un invito all’infelicità.

Cartolina

retro-della-cartolina1

paceInvio una cartolina piena di saluti affettuosi a tutti coloro che parteciperanno alla marcia per la Pace, tra Assisi e Perugia, domenica prossima. Amiche e amici, quante cose condividiamo! Chi ha a cuore la Pace vede il mondo e la vita nella stessa maniera. La marcia, poi, fu inaugurata da Aldo Capitini. Proprio lui, il primo convinto pacifista dell’Italia unitaria, filosofo e pedagogista. Fu chiamato il Gandhi italiano. Si rifiutò di aderire all’ignominia del fascismo e venne licenziato (fu Giovanni Gentile in persona, a farlo) dalla Normale di Pisa, dove lavorava. Visse coerentemente con i suoi ideali. Un suo discepolo, Pietro Pinna, fu il primo obiettore di coscienza dell’Italia repubblicana. Capitini: è lui che fece cucire una bandiera di strisce colorate, facendone la bandiera della Pace che tutti conosciamo. Era il 1961, con quella bandiera aprì la prima marcia Perugia Assisi. Domenica cammina con voi.

La sala di lettura

Roberto Barni
Roberto Barni

 

Né per mestiere, né per passione

saba… allora cos’é che spinge Vincenzo Campo, creatore nel novembre 2009 della piccola casa editrice Henry Beyle di Milano, non semplicemente a “pubblicare” ma a dare nuova vita a testi dimenticati o “sorpassati”? È lo stesso Campo che risponde dicendo “questa impresa editoriale è una storia sentimentale nella quale si cerca di realizzare un progetto in cui c’è il desiderio di fare qualcosa che sentimentalmente risulta appagante. C’è, in questo sentimento, la realizzazione di sé, non tanto nei suoi aspetti pratici quanto nella sua componente emotiva”. Che bello avere il coraggio, per amore e a dispetto delle logiche aziendali e commerciali, di stampare libri che diventano oggetti inarrivabili, in tiratura limitata, con un carattere antico come il Garamond Monotype (e sì, proprio così, di tutti i loro libri non esiste versione digitale, la stampa infatti è realizzata in monotipo), su una carta preziosa, in edizione numerata (poche centinaia di copie a titolo).

E non solo la bellezza del prodotto in sé mi apre il cuore, ma anche le scelte editoriali che si rivelano di una raffinatezza esemplare. Anche solo i nomi delle collane da loro curate sono evocativi: Piccola biblioteca degli oggetti letterari, Quaderni di prosa e di invenzione, Piccola biblioteca dei luoghi letterari, Piccola biblioteca di narrativa, Diritti – Società – Frontiere, Alfabeti (che “vuol essere un abbecedario, primo incontro con la carta stampata, un taccuino, strumento d’uso quotidiano e, con la presenza di incisioni originali, un libro d’artista, approdo del lettore divenuto bibliofilo”).

I loro autori? Saba, Buzzati, Munari, Vittorini, Perec, Pontiggia, Hesse, Carrol, Fitz Gerald, Stendhal. E proprio a Stendhal che si deve i nome della casa editrice. Infatti Monsieur Henri Beyle era il vero nome di Stendhal. Ma nel  nome della casa editrice c’è un doppio trucco. Infatti Stendhal si chiamava Henri senza y greca finale ma nel 1836 scrisse un racconto autobiografico intitolato La vita di Henry Brulard, il rimando all’autore e ad una delle creature è dunque doppia e sottile.

Un consiglio fra i tanti titoli? Provate a leggere Le polpette al pomodoro di Umberto Saba, una chicca!

Giovedì 23 ottobre apriremo al discussione sul Giovane Holden e ognuno avrà la possibilità di scrivere le proprie riflessioni. Sarà poi l’occasione di scoprire il nuovo libro che vi proponiamo per il mese di novembre. Non vediamo l’ora di leggere i vostri commenti!

L’arte contemporanea cerca la danza?

William Forsythe
lavoro di William Forsythe

L’arte contemporanea cerca di nuovo forme di unione con la danza. E’ nell’aria già da un po’ di tempo. Ma non si tratta di qualcosa di inedito. In generale, il desiderio di trovare punti di contatto tra le diverse discipline artistiche, è un fenomeno che vede la luce all’inizio del secolo scorso. Se pensiamo all’universo futurista, ad esempio, abbiamo un insieme di artisti che esploravano a tutto campo e impegnandosi quindi non solo in pittura e in scultura, ma anche nella performance, nell’architettura , nella letteratura. Le performance come le conosciamo oggi sono maturate con il tempo da ricerche provenienti da campi diversi. Uno di questi fu il connubio, creatosi negli anni Venti, tra arte e teatro in Russia: penso alle sperimentazioni compiute da artisti come Vladimir Tatlin che hanno fondato le basi per molta perfomance moderna.

Tornando alla danza e all’arte, il pensiero corre immediatamente ai Balletti russi e all’eperienza di Sergei Diaghilev a Parigi.

Nel 1950 Merce Cunningham rivoluzionò la danza portando i gesti di ogni giorno in teatro. Lavorando con ballerini come Tisha Brown, parteciparono a questi esperimenti artisti come Robert Morris e Robert Rauschenberg, assieme al rivoluzionario compositore John Cage.

Merce Cunningham e Robert Rauschemberg
coreografia Merce Cunningham  costumi Robert Rauschemberg

Oggi, come vi dicevo, molti artisti guardano con rinnovato interesse alla danza, lavorano con i coreografi e creano nuove forme d’arte. Il mio primo incontro con queste interazioni fra danza e arte lo ebbi in Toscana, tanti anni fa, grazie al coreografo Virgilio Sieni che aveva portato in scena l’opera e l’umanità dell’artista Sandra Tomboloni.

Tornando ai nostri giorni, o quasi, un anno fa ho visto l’opera dell’artista Pablo Bronstein al Cento per l’arte contemporanea di Ginevra, dove si trovavano messi in scena alcuni ballerini classici, proponendo gesti disarticolati in un’armonia precaria e sullo sfondo di architetture classiche. Ancora qualcosa di simile l’ho poi ritrovato, questo settembre, in una perfomance live (intitolata From A to B via C) di una giovane artista svizzera, Alexandra Bachzetsis, sempre a Ginevra: tre ballerini ballano in una sala con i muri coperti di specchi, comunicando tra loro attraverso i gesti del balletto.

Come vi avevamo già anticipato ieri, in questi giorni a Londra c’è Frieze, l’evento a cui tutti guardano per capire qualcosa di piu’ sull’arte contemporanea e per farci anche qualche speculazione sopra. Non è un caso che la danza abbia uno spazio importante nella manifestazione: è presente in una nuova sezione chiamata Live. Vi si trova una galleria (Choreographic ServiceNo2), creata da Adam Linder a Berlino, che tratta proprio il balletto. Per l’occasione Linder presenterà due danzatori e uno scrittore che lavoreranno assieme per la performance Real Time Choreographic Artist.

L’artista americano Nick Mauss, invece, creerà ogni giorno performance diverse dedicate tutte al balletto neoclassico, assieme al coreografo Kenneth Tindall.

E infine vi è da segnalare l’impegno artistico, in teatro, del coreografo Jèrome Bel, che in questi giorni assieme al teatro Hora di Zurigo lavora con persone disabili.

Jerome Bel e Hora Theatre
Jerome Bel e Hora Theater

Da non lasciarsi sfuggire dunque questo nuovo ritorno della collaborazione tra arte contemporanea e danza, che senz’altro ci regalerà delle novità interessanti. In fondo, come ha affermato Jèrome Bel, con una frase che ci trova assolutamente d’accordo: “ Pina Bauch e William Forsythe non sono stati meno importanti di Matisse o Pollock”.

Gli artisti si incontrano con i coreografi e usano i ballerini come mezzi per rendere visiva la loro arte, i coreografi entrano nei templi dell’arte incuriositi, ma anche consapevoli di non aver niente da commerciare o da vendere. Dunque in futuro dovremo aspettarci sempre piu’ mescolanze e incontri, per amplificare il nostro universo di immagini e sensazioni legati all’arte.