Jane Austen: il fumetto

Ho sempre amato profondamente Jane Austen, perché rappresenta un mondo perduto che ha saputo sapientemente e con grazia descrivere nei suoi romanzi. Quindi è comprensibile l’effetto che mi ha fatto scoprire che una giovane illustratrice romana, Manuela Santoni, classe 1988, ne ha disegnato la storia in una graphic novel di grande impatto visivo.

Il volume, pubblicato da Becco Giallo nel 2016, e recentemente ripubblicato, percorre la storia della scrittrice come se essa stessa fosse la protagonista di uno dei suoi romanzi.

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L’opera della Santoni racconta la vita della Austen partendo da una fantomatica lettera scritta poco prima di morire alla sorella Cassandra. In effetti esistevano lettere che l’autrice di Orgoglio e pregiudizio aveva spedito alla sorella, me esse furono distrutte, per volontà della Austen alla sua morte. Puntando sul fatto che la Austen fu una donna in anticipo sui suoi tempi, che con ferma volontà e a dispetto dell’opinione corrente si dedicò alla scrittura, la Santoni disegna la storia di colei che seppe raccontare la società di inizio Ottocento tratteggiando le sue eroine come donne e ragazze, forse senza diritti ma decise, intelligenti e soprattutto mai sottomesse ai costumi di una società di cui la Austen per prima deplorava le forme e i pregiudizi.
Chi ama Jane Austen e il suo mondo, amerà questa graphic novel e il minimalismo con cui è resa l’intera vicenda. Un modo come un altro per avvicinarsi a una delle autrici più affascinanti del panorama letterario anglosassone.

Circondati dal mare

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Ischia

Gli italianintransito ci fanno presto l’abitudine: vivere fuori dal proprio paese vuole dire vivere in un’isola. Nuovi comportamenti e nuovi modi di pensare, le amicizie si reggono sul presente perché non hanno agganci comuni con il tuo passato. Sull’isola il mare ti protegge e si impara a vivere una nuova vita.

Ci sono poi i viaggi e i rientri in patria, le feste, qualche occasione speciale ma c’è un viaggio in modo particolare che accomuna tutti noi in transito ed è il viaggio che intraprendiamo quando un genitore anziano gravemente malato ci riporta nelle nostre città di origine. Sono viaggi tristi e malinconici velati di ombre, rabbia e impotenza per non esserci riusciti a stare abbastanza vicini.

Quando tutto è finito torni indietro,  gli amici in transito  ti aspettano e tu senti una specie di abbraccio che ti fa un gran bene.  Questi amici non hanno vissuto con te i momenti tristi dell’addio ad una persona a te cara, non conoscono la tua storia  ma ti aspettano .

Il loro è un abbraccio sincero di chi, sospeso come te nel nulla, ha imparato  a galleggiare.

Copertine d’artista

Quella che risalta e che conquista per noi è “copertina”, che potrebbe anche richiamare alla memoria Linus, o qualche cosa legata all’uncinetto e a una vecchia zia, ma è anche ciò che è più visibile di un libro, di una rivista, di un opuscolo o anche di… un disco.

Non poteva che avere il formato di un LP, il disco in vinile per eccellenza del secolo scorso, questo “librone”, che, percorrendo un arco temporale a partire dal 1950 ai tempi nostri, racconta una storia dell’arte tutta particolare. Infatti gli autori, Francesco Spampinato e Julius Wiedemann, hanno documentato nelle pagine di Art record covers, (Taschen 2017) quanto stretto sia il rapporto fra arte e musica, portando a testimonianza le copertine dei dischi create da grandi artisti visivi del secolo scorso e contemporanei.

In ordine alfabetico per nome dell’artista, gli autori hanno creato un vero e proprio catalogo in cui la parte del leone la fanno naturalmente i dischi Rock e Pop, due nome fra tutti:

Keith Haring di Without You di David Bowie

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e Banksy dell’album We love you… So love Us una compilation di diversi gruppi

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Tuttavia anche il Jazz è ben rappresentato. Esempio famoso sono i cerchi concentrici di Kenneth Noland sulla copertina dell’album Trickles di Steve Lacy e il Roswell Rudd Quartet del 1976,

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o la foto di Luigi Ghirri che faceva da copertina all’album Playing degli Old and new dreams

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Anche per la musica classica spunta Picasso su un LP del 1956 con concerti di Handel, Vivaldi e Geminiani.

Insomma un libro tutto da sfogliare, che riserva sorprese ad ogni pagina, a partire dalla copertina con un o splendido John Lennon ritratto da Andy Warhol per il disco Menlove avenue, del 1986 uscito postumo e voluto da Yoko Ono.

Una storia dell’arte moderna e contemporanea decisamente sui generis, riscritta su una vera e propria colonna sonora.

Isole di sogno

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In cerca dell’isola che non c`é. Ulisse la trovò in Ogigia, ove la ninfa Calipso lo tenne legato a sé per otto anni. Io l’ho trovata alla National Gallery, guadando l’opera Weaving Magic di Chris  Ofili. Un progetto d’arte contemporanea che il visitatore si trova davanti mentre è immerso in un percorso museale fatto di capolavori del passato. Un grande arazzo che ha richiesto più di tre anni di lavorazione. L’opera si intitola The Caged Bird’s Song; leggo che il titolo riecheggia un ‘opera della scrittrice e attivista  Maya Angelou. L’arazzo è appeso in una larga stanza dalle pareti interamente dipinte dall’artista con figure di danzatrici e danzatori  .

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Chris Ofili, Weaving Magic

L’arazzo ha i colori del verde e dell’azzurro, assieme ai viola e ai gialli. Al centro spiccano due figure: una nell’atto di suonare uno strumento a corde, l’altra supina e intenta a bere da una cascata di acqua che scende dall’alto. E in effetti, tutto attorno sembra esservi niente altro che acqua e vegetazione. Acqua che quasi irrompe dal cielo e che definisce tutto il paesaggio circostante. Ai lati dell’arazzo, invece, sono due figure:  a destra un uomo con una gabbia in mano e a sinistra una figura orientale, che sembra guardare la scena da dietro una tenda vegetale.

Ofili è un artista inglese riconducibile al gruppo dei Young British Artist un gruppo di artisti che apparve alla fine  degli anni Ottanta.

L’opera è  davvero bella: i cartoni fatti con la tecnica dell’aquarello, da Ofili, sono stati tradotti perfettamente sull’arazzo dal Dovecot tapestry Studio  di Edimburgo. Cinque tessitori hanno trasposto alla perfettamente la lettera e lo spirito del suo lavoro.

L’atmosfera è surreale. Guardando gli schizzi preparatori mi venivano in mente alcune opere di Sebastian Matta o di Wilfredo Lam.

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Chris Ofili studi per Weaving Magic

La visione dell’arazzo regala un momento quasi magico. Mi domando però  perché, negli studi preparatori (anch’essi in mostra), Ofili

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Chris Ofili, studi per Weaving Magic

 abbia preso come fonte dell’acqua gli occhi piangenti del volto di Mario Balottelli, il controverso e discusso campione di calcio.

American Collectors

David Hockney, 1968, Art Institute of Chicago.

Grandissima affluenza ha registrato la mostra su di lui alla Tate Britain, che si chiuderà domani, pensata per celebrare il suo ottantesimo compleanno e soprattutto la versatilità di questo artista che durante la sua vita ha cambito stile e modo di lavorare adattandosi di volta in volta a nuovi media e tecniche.

Qui Hockney ha voluto ritrarre due collezionisti americani: Fred e Marcia Weisman, che negli anni avevano collezionato un grande numero di opere d’arte di ogni genere e dimensione. L’artista li ha posti su un largo terrazzo assolato, il che rende le due figure quasi astratte nella loro posa composta e attorniata dai pezzi della loro collezione. Hockney in quest’opera non vuole investigare il rapporto fra i due personaggi quanto il rapporto dei due personaggi con le opere d’arte da loro possedute. L’ombra di Mister Weisman infatti si avvolge attorno all’opera astratta in pietra, quasi ad affermarne la proprietà, mentre il sorriso di Mrs Weisman ricorda le fattezze del totem alle sue spalle.

Giocare

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Vanno a ruba: sono dei piccoli dischetti a tre eliche che i ragazzini portano ovunque; li tengono in mano e, con l’indice, li fanno girare. Si sono presentati come giochi che stimolano l’attenzione, con alcuni che comunque li demonizzano. Ma tutti i ragazzini ormai li desiderano. Ne sono già apparse diverse edizioni, con nuovi colori e migliori prestazioni: c’è addirittura un modello chiamato Lamborghini, per la sua velocità.

Da sempre il gioco è parte della vita di tutti noi. Giocano tutti, bambini e adulti. Come ci ricorda Stefano Bartezzaghi nel suo libro La Ludoteca di Babele, Umberto Eco ha  “proclamato ( il gioco) bisogno insopprimibile per l’umanità. Se sparisse non si tratterebbe solo del venire meno di un’antica abitudine ,ma di una sorta di mutazione antropologica: come se passasse l’appetito a tutti quanti”. ( Stefano Bartezzaghi, La ludodeca di Babele, Utet p.32).download

Non esiste una regola per i giochi ma, come una buona mensa scolastica deve proporre ai bambini un alimentazione equilibrata e sana in cui si impara  a dare importanza alla salute, così il gioco dovrebbe essere pensato e proposto in modo intelligente, come uno spazio per crescere e per imparare ad affrontare le sfide della vita in modo attivo e con ottimismo.

Bisognerebbe saper riconoscere un gioco cattivo come si riconosce un alimento cattivo. La scuola dovrebbe pensare bene a quali giochi proporre, proprio come fa per un menù della mensa.

Queste trottole colorate a tre eliche, come la coca cola, le lascerei a casa e farei tuffare i bambini e i ragazzi dentro esperienze diverse: ping pong, collane di fiori, costruzioni, nascondino; insomma, cose semplici.6a00d8341cc08553ef00e5524b0c488833-800wi

Perché ci sono dei giochi che ci avvelenano e da cui dobbiamo saperci difendere. Penso, in questi giorni, al gioco in rete per gli adolescenti, che arriva fino a spingere i ragazzi ad uccidersi; e poi mi domando: ma quanto dovrebbero  essere lontane le slot machine e le sale gioco dalle scuole? Un chilometro, due?  Alla fine, sono proprio una bella  offerta legale volta a  distruggere il piacere di giocare  e a devastare le  nostre vite.

Non c’è distanza sufficiente per queste cose, secondo me.

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Cross the street al MACRO

Writing e Street Art possono essere storicizzati?

Questa pratica artistica e mediatica è l’unica avanguardia che è riuscita a conciliare gioventù, periferie e minoranze della globalizzazione, creando una vera e propria contro cultura nata da un fenomeno underground di protesta giovanile.

E non solo, Writing e Street Art sono arrivati a contaminare molti campi della cultura e dell’arte, dalla moda alla musica, dal cinema alla fotografia, fino alla pubblicità divenendo di dominio pubblico ed entrando di prepotenza nel museo.

Per questa ragione il MACRO di Roma dedica a questo fenomeno la mostra, a cura di Paulo von Vacano, che raccoglie e racconta 40 anni di Street Art e Writing, ospitando i più importanti artisti che hanno segnato le tappe fondamentali di questo movimento a livello internazionale e locale.

“Lo scopo di Cross the Streets è quello di indagare, a livello globale, la potenza e la fascinazione di questa multimedialità estrapolandone le linee guida, i pionieri mondiali, i fenomeni di costume da essa generati e, a livello locale, la storia del graffitismo romano” si legge nella presentazione, e ancora “l’allestimento di Cross the Streets porta fin dentro il museo il linguaggio della Street Art: per l’occasione il MACRO viene contaminato da elementi leggeri e temporanei, dalla segnaletica orizzontale che dalla strada entra direttamente nella sala grande, ai teli da impalcature che ne trasformano il grande spazio in una scena urbana da esplorare. Molti dei materiali torneranno ad essere riutilizzati nei cantieri edili… il passaggio di un processo costruttivo in cui gli sprechi sono ridotti al minimo e la vita dei materiali impiegati non si conclude con la mostra ma continua altrove”.

La mostra si protrarrà fino al primo ottobre del 2017. Strana e interessante… da visitare

Tempo di gite: tra i fiori dell’iris e arte contemporanea

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Tempo di gite ve ne proponiamo una se c’è il sole. 

E’ una visita per sorprendervi. Natura e arte, colori dei fiori e sculture, assieme alla migliore organizzazione svizzera. Tutto questo è dentro Les Jardine du Chateau de Vullierens, non lontano da Morges nel canton Vaud. Il giardino fin dal 1955 si apre ai visitatori grazie alla generosità dei proprietari, la famiglia Bovet, per lasciarvi ammirare la più bella e vasta fioritura  di iris. Ve ne sono riunite tantissime varietà anche delle meno conosciute e più rare: è uno spettacolo di mille colori. I giardini, che ospitano anche tante altre varietà di piante, costituiscono una gioia dei sensi.vullierens7

Se passeggiare nel giardino del castello è già uno spettacolo, sarete sorpresi e ancor più incuriositi dalla collezione di sculture che è stata installata lungo tutta la passeggiata. La qualità delle opere esposte non è sempre eccellente, ma vorrei segnalarvi una bella scultura dell’artista americana Beverly Pepper, assieme all’opera cinetica e sonora “ Big Bang” di Etienne Krähenbühl, realizzata con 1600 pezzi di metallo sospesi che evocano un pianeta o un grande atomo visto al microscopio .Un concentrato di materia e di energia.

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Etienne Krähenbühl, Big Bang, 2009

Ancora interessante, infine, la struttura fatta di listelli di legno intrecciati  tra loro dell’artista ginevrina  Mireille Fulpius, dal titolo Paradigma, che invita il visitatore ad entrare e perdersi.

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Beverly Pepper

Non mancano purtroppo alcune brutte fatine di bronzo che decorano la camminata, ma nell’insieme rimarrete affascinati dalla bellezza che vi circonda.

La visita continua poi passando attraverso un book shop fatto di profumi dell’iris, cuscini , bulbi, marmellate e prodotti naturali, per poi finire in uno spazio interno dove potrete vedere una mostra temporanea dal titolo Jeunes Pousses:  una mostra collettiva di 27 giovani artisti presentati in collaborazione con Il Centre d’arte contemporain d’Yverdon-les Bains.

Ci sono lavori più o meno interessanti, alcuni all’esterno altri nello spazio non grande,ma molto suggestivo, del fienile.  Troverete un bouquet che scoppierà nel video di Ursula Palla o delle foto di frutti sconosciuti di  Valentina Pini. 

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Mireille Fulpius, Paradigma

Uscirete e ci sarà ad aspettarvi una piccola e ben organizzata caffetteria. Tutto è stato pensato e bene articolato: un’eccellente organizzazione. Resta un po’ la delusione per l’elenco delle opere esposte con i relativi prezzi; opere messe alla pari con le saponette del bookshop, ma questo  -si sa – è ormai il prezzo da pagare per la convinzione che l’arte debba autofinanziarsi e rientrare in un qualsiasi business commerciale.

Please: FOCUS!

Resiliènza, dal vocabolario della lingua italiana Treccani: “In psicologia, la capacità di reagire di fronte a traumi e difficoltà”.

Tempi difficili… qualcuno ha perso la speranza, altri hanno deciso di partire, altri di sparire, mentre i soliti noti tornano alla ribalta alimentando rabbia e falsità, parlando alle pance e non ai cervelli, nutrendo l’odio e non lo spirito; creando una sotto cultura in cui è lecito sparare fango sull’avversario e sviluppando un mood negativo nel quale soprattutto i giovani si sentono intrappolati e abbandonati.

E non è atteggiamento solo nostrano, rigurgiti di populismo, di chiusura, di desiderio di fermare un mondo che, nonostante tutto, prosegue inarrestabile la sua marcia, li abbiamo visti e li vediamo ovunque.

Non basta più sperare in ciò che Dostoevskij scriveva ne L’idiota: “la bellezza salverà il mondo”. Siamo oltre… è il momento di agire!

È chiaro che ricette non ce ne sono, ci sono solo voci autorevoli che ci possono suggerire che fare. Il premio nobel della letteratura 1993, la scrittrice afro americana Toni Morrison scrive: “Non c’è tempo per la disperazione, non c’è posto per l’autocommiserazione, nessuna necessità di silenzio, niente spazio per la paura. È così che le civiltà guariscono “.

Ed è recente il Manifesto for creative Resiliance  realizzato da Wendy Macnaughton, già illustratrice del NYT, oggi affermata disegnatrice, e Courtney E. Martin, definita una delle penne più giovani e promettenti dell’universo letterario americano. Il manifesto, (che vi farà venire in mente lo Stop it and just DO di Sol LeWitt) ricorda qual è il compito fondamentale non solo dell’artista, ma di ognuno di noi in questi tempi non proprio brillanti.

La traduzione del manifesto è più o meno questa:

Questo è il tuo compito

Senti ogni cosa, intuisci le cose difficili. Le cose inspiegabili, le cose che ti fanno respingere la capacità di redenzione dell’umanità. Senti tutti i paradossi furiosi. Sentiti sopraffatto, pazzo. Sentiti incerto. Sentiti arrabbiato, impaurito, impotente. Sentiti congelato.

E poi CONCENTRATI.

Prendi la tua penna. Prendi il tuo pennello. Prendi fra le dita il tuo dannato mento. Metti le tue mani callose sul piatto girevole, sull’argilla, sulle corde. Salta dietro la macchina fotografica. Cerca quel sottile spiraglio di luce.

Cerca la verità (sì, è una cosa, che esiste ancora.)

Concentrati su quella luce. Ingrandiscila. Rivela la feroce urgenza del presente. Rivela quanto siamo a pezzi e quanto siamo capaci di essere riparati. Ma non sottolineare la frantumazione. Niente di nuovo sarebbe stato costruito se le cose non si fossero mai rotte. Un uomo saggio ha detto una volta: c’è una crepa in tutto. Così entra la luce.

Prendi quella luce.

Questo è il tuo compito

Buona settimana!