
Sembra una parola che ieri ci risuonava nella testa: ancòra, ancòra violenza, ancòra terrorismo ancora attentati.
Invece Ancòra è il titolo di un libro che ho appena finito di leggere, scritto da Hakan Gunday, edito da Marcos & Marcos. È un libro che vale la pena leggere, che ci aiuta a ricordarci che ciò che viviamo in questi tempi non si può leggere in modo unitario e semplice. Non conoscevo Gunday, anche se viene definito uno dei giovani scrittori più interessanti del momento. Dalla sua biografia scopro che in Francia è stato il caso letterario dell’autunno 2015 e ha vinto il Prix Mèdicis. Gunday può essere, come noi, un cittadino in transito: nato a Rodi ha sangue turco ed è cresciuto spostandosi da un paese all’altro. Ora vive ad Istanbul.

Il libro affronta il tema dei richiedenti asilo, dei migranti, dei clandestini, cioè di tutte quelle persone che ci cercano – disperati – ospitalità in Europa. Penserete, come me, di leggere delle storie che vi aiuteranno a meglio comprendere e conoscere quella realtà. In parte è cosi: accade con la storia di Gaza, bambino turco figlio di un trafficante di esseri umani: vi farà seguire la condizione esistenziale drammatica di queste figure. Ma vi troverete dentro anche un’ indagine sull’animo umano che non si limita al migrante, ma coinvolge tutti noi. Si tratta di ricerca narrativa incentrata sull’origine e la natura di tanti nostri comportamenti, incluse le brutture e le storture del nostro animo, ma anche il continuo bisogno del bene e del riscatto. Leggendo il libro vi ritroverete a chiedervi, come Sere “Quando è che il male si trasforma in bene?”. Gaza riflette sull’animo umano, sull’odio, sul desiderio di rimanere chiuso dentro di sé – “ tuffarmi dentro il mio corpo”. L’analisi dell’animo umano avviene osservando i prigionieri chiusi in una cisterna, oppure analizzando la folla che corre per linciare qualcuno. Gaza arriva a leggere la violenza come terapia contro la paura di stare con le persone, il suo è un tentativo disperato di socializzare, passando dagli estremi : “il linciaggio era uno dei meccanismi di regolazione delle relazioni tra società e individuo, tra maggioranza e minoranza”.
Uno dei brani che so già non dimenticherò più riguarda una riflessione di Gaza: “tuffandomi in quelle nuvole per cadere sul mondo come una goccia di pioggia (….) si può dire che quelle nuvole contenessero una parte di tutti gli esseri umani venuti al mondo, perché tutti avevano pianto. Anche i più duri avevano pianto almeno alla nascita . E quell’acqua vaporizzata che fluttuava nell’atmosfera conteneva una parte di loro….tutte le lacrime del mondo….immaginai di lanciarmi col paracadute attraverso le mie lacrime”.
Bellissima immagine potrebbe essere tradotta in un’opera d’arte.
Oggi, 22 marzo, è la giornata mondiale dell’acqua. Secondo un rapporto dell’UNICEF sono 750 milioni coloro che non hanno accesso all’acqua potabile, e con il World Water Day le Nazioni Unite si propongono di dare visibilità ai problemi inerenti l’elemento vitale per eccellenza. Ogni anno l’organismo preposto alla coordinazione dei lavori a proposito dell’acqua designa per questa giornata un tema centrale, che corrisponde a sfide correnti o future. L’edizione di quest’anno è dedicata al ruolo centrale che l’acqua svolge nella creazione di posti di lavoro. L’acqua è di vitale importanza per sostenere lo sviluppo economico, sociale e umano ed oggi infatti quasi metà dei lavoratori nel mondo sono occupati in settori in qualche modo legati all’acqua, tuttavia i diritti fondamentali di questi lavoratori spesso non sono riconosciuti né rispettati. Ma la disponibilità di acqua di qualità e in quantità può cambiare la vita e i mezzi di sussistenza dei popoli, e al contempo trasformare le società e le economie. La giornata verrà celebrata attraverso diverse iniziative. A Milano ad esempio il Politecnico, propone il workshop “L’acqua e l’ingegneria: oggi e domani”, uno spazio espositivo intitolato “I mille volti dell’acqua” (l’esposizione permetterà di capire come si muove l’acqua nella falda o si crea un’alluvione, come si misura la qualità delle acque naturali, potabili e fognarie, come si usano i droni e il webGIS per indagini a distanza, come funzionano i circuiti idraulici e le valvole verdi, come si rende l’acqua potabile e come si fa a depurare l’acqua generando energia grazie a batteri che producono metano), il concorso fotografico “Acqua: sfide e opportunità”, oltre a seminari e conferenze. Green Cross Italia, ong ambientalista per lo sviluppo sostenibile, lancia invece la quarta edizione della campagna Salva la goccia e chiede a scuole, insegnanti, studenti, famiglie e singoli cittadini di contribuire al risparmio idrico.


Oggi tuttavia il successo dell’omeopatia scricchiola e pare proprio che il tempo di questa disciplina sia finito. Nel 2005 sulla testata scientifica inglese The Lancet apparve il primo articolo fortemente negativo in cui l’omeopatia veniva accusata di avere un semplice effetto placebo e, pur non essendo in sé pericolosa, di non poter curare alcun genere di malattia. E gli esiti di tutti i test scientificamente condotti fino ad ora hanno costantemente confermato che non vi è differenza tra un rimedio omeopatico e un placebo. I detrattori proseguono puntando il dito contro tutti quei medici che prescrivendo rimedi omeopatici compirebbero una grave omissione contro i pazienti che attendono una cura efficace, e delineano dunque non solo un problema di tipo scientifico, ma anche deontologico.
A Ginevra in questi giorni, nella piazza grande di Plainpalais, forse uno dei luoghi più vivi della città è stata realizzata una nuova installazione. Si perchè Plainpalais è la vera piazza di Ginevra: è lì che si tengono mercati di ogni genere; vi si esibisce due volte l’anno il famoso circo Knie, ed è sempre lì che i più giovani hanno uno spazio per giocare con gli skates. Se poi ci passeggi di sera e guardi i tetti dei palazzi vedrai delle insegne luminose, opere di artisti contemporanei. Una molto ironica è quella di Sylvie Fleury, che dall’alto incita ad un approccio più diretto alla vita con la frase Yes To All.

Il cervello umano è composto da circa 80 miliardi di neuroni, i quali sono in connessione fra loro grazie a migliaia di filamenti. I circuiti cerebrali formano una rete di 160.000 chilometri di fibre nervose, che danno vita a tutto ciò che pensiamo, che sentiamo e che percepiamo. Il nostro cervello è la sede del tatto, del dolore, del movimento, della visione, della memoria e dell’apprendimento. È qui che accumuliamo lo stress, e oggi sappiamo che è in grado di rispondere ai segnali provenienti dal sistema immunitario e dai tessuti lesionati. Inoltre è il cervello che regola gli stati di sonno e veglia, regolando di conseguenza le nostre vite.







Parlare di una serie televisiva mi da l’occasione di introdurre un argomento difficile da approcciare. Parlare infatti di House of Cards, mi offre la possibilità di discorrere del “fascino perverso del male”. Le vicende di Frank Underwood – nella serie in cui uno splendido Kevin Spacey, un po’ imbolsito e con i capelli imbiancati dall’età, fa la parte di un presidente americano senza scrupoli, né morale – sono paradigmatiche di quanto ognuno di noi possa essere attirato “dal lato oscuro della forza” (come conferma la saga di Star Wars).