“Senza musica il mondo sarebbe un posto terribile”, grazie Maestro!

Abbado 2000Ieri si è spento all’età di 80 anni Claudio Abbado, milanese di nascita, bolognese di adozione, una delle più grandi figure della musica contemporanea: «Grande testimone della vera, profonda cultura italiana ed europea nel mondo. La sua scomparsa impoverisce fortemente il mondo della musica e dell’arte», come ha sottolineato un altro grande, Riccardo Muti.

È difficile condensare in poche righe un’intera vita, ricca non solo di riconoscimenti ufficiali e onorificenze, ma soprattutto di musica. Non lo faremo. Ci sarà occasione di leggere su giornali e riviste le vicende che hanno accompagnato il Maestro fin dal suo primo concerto nel 1960.

Abbiamo deciso di concentrarci per ricordarlo su un solo aspetto della sua carriera, che ci sembra, in questo periodo storico, particolarmente importante: l’amore e il rispetto che Abbado ha nutrito per le nuove generazioni di musicisti. Basta enumerare le istituzioni che promosse durante la sua carriera per comprendere quanto credesse nei giovani talenti. Infatti il Maestro nel 1978 fondò la European Community Youth Orchestra, nel 1981 la Chamber Orchestra of Europe e nel 1986 la Gustav Mahler Jugendorchester dalla quale si è costituita nel 1997 la Mahler Chamber Orchestra.

In Italia a partire dal 2004 Abbado è stato direttore artistico di una realtà che ci fa onore: l’Orchestra Mozart di Bologna formata da solisti, prime parti di prestigiose orchestre e giovani ma già affermati musicisti provenienti da tutta l’Europa, un’eccellenza tutta italiana.

Per chiudere lasciamo che le parole dello stesso Maestro ci espongano le linee base del suo pensiero, che non possiamo fare altro che avallare e condividere: «Sono sempre stato profondamente convinto che la musica contenga in sé una forza in grado di travalicare i suoi stessi confini. Non c’è solo un valore estetico nel fare musica: dalla sua bellezza intrinseca, in grado di comunicare universalmente, scaturisce un intenso valore etico. La musica è necessaria al vivere civile dell’uomo, perché si basa sull’ascolto, che è un elemento imprescindibile, anche se quasi sempre trascurato. La musica è necessaria alla vita, può cambiarla, migliorarla e in alcuni casi può addirittura salvarla. Per questo motivo da sempre insisto sull’importanza dell’educazione musicale, che in ultima analisi diventa educazione dell’Uomo ».

Noi non possiamo rendergli un migliore saluto se non ascoltando le ultime note dal Requiem di Mozart diretto al festival di Lucerna dell’agosto 2012, con un suo memorabile silenzio!

Chiacchiere del Lunedì

Delphine Boël, The Golden Rule blabla
Delphine Boël, The Golden Rule blabla

Vorremmo aprire la settimana con una notizia che vi faccia sorridere, ma purtroppo oggi è il terzo lunedì di gennaio e, come affermano alcuni psicologi, è il giorno peggiore dell’anno! Il “blue monday” è il giorno più deprimente fra i 365. I motivi sono molteplici: le vacanze di Natale sono appena passate, gli stravizi (panettoni, alcool, cene e pranzi luculliani) hanno agito in modo devastante sul nostro fisico, la pausa delle festività, che ci aveva fatto dimenticare per un momento tragedie mondiali, debiti, e problemi familiari, é solo un vago ricordo. Inoltre, in genere (a meno che non abitiate nell’emisfero australe), il tempo fa decisamente schifo!

Naturalmente anche questa giornata è stata attentamente calcolata grazie ad un algoritmo che mette in correlazione una quantità di fattori differenti: condizioni atmosferiche, propositi per il nuovo anno che stanno miserabilmente fallendo, debiti e il numero di giorni trascorsi dalle vacanze di Natale. Come se non bastasse il terzo lunedì di gennaio è anche quello che, secondo gli avvocati divorzisti (almeno in Gran Bretagna), è il più attivo dell’anno.

Consiglio: se avete la possibilità di farlo tornatevene a letto… domani sarà un giorno migliore.

Ai Weiwei e Olafur Eliasson lanciano la street art sulla luna

Ai Weiwei
Ai Weiwei
Immaginatevi due grandi artisti che si mettono assieme per dar vita ad un progetto d’arte, uno è l’artista danese Olafur Eliasson  conosciuto per le sue opere in tutto  il mondo per la capacità di costruire installazioni che permettono anche per un tempo limitato di far vivere un fenomeno percettivo allo spettatore che rimarrà unico, l’artista è da sempre interessato anche alla tecnologia come veicolo per sollecitare le emozioni umane, l’altro invece è il cinese Ai Weiwei per tutti l’immagine dell’artista attivista, impegnato attraverso la sua arte a denunciare e mettere in luce tutto ciò che viola la giustizia e i diritti umani .

Olafur Eliasson
Olafur Eliasson
 I due pensano di realizzare un’ opera d’arte che parte da un  nuovo strumento : la rete, usata al fine di delimitare uno spazio  che permetterà di coinvolgere lo spettatore.
A tutti ma in modo particolare agli italianintransito è mai capitato di vedere in cielo la luna e pensare che quella forma luminosa e rotonda è di tutti, visibile da tutti e quindi un legame  con tutte le persone care che ci sono  lontane?
Ci sono  pittori come Osvaldo Licini che negli anni Cinquanta l’hanno sentita come una compagna fedele  della notte e nei quadri è diventata una figura di donna dipinta alta in cielo, solitaria e languida.
Ed è proprio l’immagine della luna che i due artisti hanno scelto per la loro opera concettuale. Hanno aperto un blog e chi lo va a visitare la vedrà  lì che gira luminosa. L’idea è che sia come una superficie bianca dove ognuno di noi può scrivere, appuntare qualcosa. Tutti possono lasciare il segno che verrà registrato e rimarrà assieme a quello di tutti. L’opera è questa, uno spazio di immaginazione dove tutti ci si può  connettere con gli altri e creare una comunità .
Una comunità libera dove esprimere  la propria creatività. Un messaggio lanciato dalla luna è un messaggio senza confini, fatto per un luogo dove non occorrono permessi di soggiorno chiunque ci può arrivare e partecipare perché come dicono Ai Weiwei e Eliasson:
“Le idee, il vento, e l’aria non possono essere fermate”
Anche il nome del blog è bellissimo da pronunciare vi consiglio assolutamente di  andare a visitarlo e lasciare un vostro graffito l’indirizzo è : http://www.moonmoonmoon.com

Pettegolezzo

Felix Valloton, Pettegolezzo
Felix Valloton, Pettegolezzo

Avevo già parlato di “gossip”, del pettegolezzo, ma quando l’ho fatto mi ero concentrata sul protagonista del gossip, sulla celebrità che pur di apparire si sottopone volontariamente alla gogna mediatica. Stavolta, a distanza di tempo e alla luce di accadimenti contemporanei, ho deciso di affrontare scientificamente l’argomento.

Chi in questi giorni non ha letto almeno qualche riga sulla vicenda che ha coinvolto Hollande, l’Eliseo e la Francia tutta, in uno scandalo sessuale di quelli che non vedevamo (mi piacerebbe dire da molto, ma mi devo limitare!) da qualche mese? Monsieur le President, infatti, è stato pizzicato in compagnia di una bella attrice bionda. Ma non è della chiacchiera in se che voglio parlare, quanto della valenza sociale e scientifica che dobbiamo attribuire al pettegolezzo.

Iniziamo con un breve excursus storico. Ce ne dà occasione l’etimologia della parola inglese “gossip”. Essa deriverebbe dalla parola god-sib, che all’inizio, come testimonia il suo uso più antico (intorno all’anno 1000), attestato anche dall’Oxford English Dictionary, significava “madrina”, ma che dal seicento acquistò il significato di “chiacchiera sulla vita privata delle persone”. Il passo per il cambiamento di significato potrebbe essere breve (ricordiamo le “comari” italiche): era in occasioni delle nascite, infatti, che le donne si riunivano in gruppo e come afferma lo studioso francese di comunicazione Jean Noel  Kapferer, si riprendevano «quel diritto che gli uomini rifiutavano loro, discutendo non solo del sociale, ma anche dei suoi lati occulti. Private di vita pubblica, quindi, le donne rendevano pubblica la vita privata” (Kapferer J.N., Le voci che corrono. I più antichi media del mondo, Longanesi, Milano 1988, pp 95s).

Secondo coloro che attribuiscono un’importanza sociale al pettegolezzo, esso è una forma di comunicazione che garantisce un certo ordine sociale. La deformazione (banalizzazione, stereotipizzazione per citare due strategie) del reale agisce sulla reputazione di chi è l’oggetto del pettegolezzo, in qualche modo ridimensionandone l’importanza e sottolineandone gli aspetti devianti del comportamento.

Ma perché siamo tutti spinti ad occuparci degli affari altrui provandone spesso un gran piacere? Due sono i binari sui quali muoversi per comprendere: da una parte sbirciare le miserie dell’altrui vita può darci certezze sulla bontà della nostra e dunque ci pone nella condizione di poter giudicare senza paura di sbagliare. Dall’altra, al contrario molla fortissima del gossip, è l’invidia, perché come afferma George Simmel: “vi é nell’invida un lieve impadronirsi dell’oggetto invidiato” (La moda, Mondadori, Milano 1998). Attraverso il pettegolezzo infatti in qualche modo ci si appropria di qualcosa di altri e lo si rigira finché la trasformazione del senso è completamente avvenuta producendo un significato nuovo del reale. Et voila il gioco è fatto! Nulla esiste di più umano però, fin dalla notte dei tempi, non preoccupatevi, dunque, del desiderio nascosto con accuratezza di leggere Novella 3000 da cima a fondo mentre siete dal parrucchiere!

È tempo di spese? tra poco apre Arte Fiera a Bologna

artefiera

Dal 24 al 27 gennaio si apre la 38 esima edizione della fiera internazionale di arte contemporanea di Bologna. Una fiera che è sempre stata conosciuta e frequentata dagli appassionati e collezionisti d’arte ma che da qualche anno ha subito un calo di interesse e di presenze.
Quest’anno ci promettono un rilancio.  Il momento non è forse dei migliori in modo particolare la crisi sembra aver minato le gallerie che trattano gli artisti più giovani e quindi ci si aspetta meno novità, sperimentazioni o ricerche nuove ma  si legge che ad artefiera quest’anno il numero di gallerie è salito a 172  ( non dimentichiamo però che in passato la cifra si aggirava sulle 240) .
Le fiere si sa sono un po’ come un bazar e se non avete obiettivi precisi o gallerie precise che conoscete già personalmente rischierete di perdervi tra le tante offerte, un labirinto che se vissuto con lo spirito giusto può essere anche molto divertente. Comunque tranquilli Bologna non è una fiera così grande e potrete agevolmente dedicarvi  a visitare tutti gli espositori, partecipare agli incontri, le tavole rotonde e ai dibattiti affrontando e immergendosi nelle tematiche e negli aspetti più rilevanti dell’arte di oggi. Troverete tra le altre cose una nuova sezione dedicata alla fotografia mentre a mio avviso un po’ fuori luogo ci sarà anche per la prima volta una sezione dedicata all’arte dell’800.
Nei giorni della fiera si aprirà anche la mostra il Piedistallo vuoto a cura di Marco Scotini dove ci si potrà fare un’idea del panorama artistico dell’Europa dell’Est. In mostra infatti si presentano una quarantina di artisti di 20 paesi. La mostra al Museo Archeologico rimarrà aperta fino a marzo.
La città con Arte fiera del 2014 vuole tornare al centro del dibattito dell’arte contemporanea internazionale e proporre anche un ponte con i nuovi mercati come la Cina sia attraverso una mostra in fiera dedicata all’uso cinese dell’inchiostro su carta sia  successivamente  trasferendo (a settembre prossimo)  il suo  modello  a Shanghai.
morandi
Occhio al mercato dunque, allo sviluppo dell’arte nell’ Europa dell’est, alla Cina ma non perdete l’occasione anche per fare una veloce visita la bellissima Porta Magna scolpita da Jacopo della Quercia per la chiesa di San Petronio e poi camminare tra le opere di Giorgio Morandi che dal 2012 hanno perso, senza non poche polemiche, la sede prestigiosa del Palazzo Comunale ovvero Palazzo d’Accursio in piazza maggiore e ora si possono vedere al Museo d’arte Moderna (Mambo) .

La grande bellezza

La-Grande-Bellezza-la-critiqueÈ di ieri la notizia, che ci rende assolutamente orgogliosi, che l’ultimo film di Paolo Sorrentino, La grande bellezza, si è guadagnato il Golden Globe come miglior film straniero battendo la Palma d’oro a Cannes La vita di Adèle, l’iraniano Il passato, il danese The hunt, il giapponese di Miyazaki The wind rises.

Questa vittoria è il riconoscimento della vitalità del cinema italiano e spiana a Sorrentino la corsa verso l’Oscar (di cui gli auguriamo la vittoria non solo per questo suo ultimo sforzo, ma per l’intera sua filmografia).

Ho amato e odiato questa pellicola, recitata in modo supremo da un Tony Servillo in grande forma, attorniato da attori (Verdone e Ferilli per citarne due) eccezionali che, ognuno a proprio modo, hanno contribuito a creare un puzzle di situazioni e personaggi per lo più surreali.

Ero convinta che il film sarebbe piaciuto incredibilmente agli stranieri. Troppe, infatti, erano le atmosfere Felliniane e che si riferivano alla tradizione cinematografica classica italiana per lasciare indifferente la stampa, soprattutto anglosassone. Il Guardian inglese, in un articolo del settembre 2013 usava queste parole per introdurlo al suo pubblico: “Si tratta di un vero e proprio sovraccarico sensuale di ricchezza, stranezze e tristezza. Un film che sembra a volte dover svanire in un languore dissoluto, assaporando la propria noia come un tartufo. Ma più spesso da spazio al divertimento di una classe di ricchi uomini di mezza età, edonisti che sono capaci di farsi coinvolgere più dei giovani”.

Su tutto una Roma di una bellezza tragica, catturata dalla maestria del direttore della fotografia Luca Bigazzi, già con Sorrentino in altri capolavori quali, This must be tha place e Il Divo.

Ma, perché c’è un ma in tutto ciò, a noi italiani, forse il film lascia l’amaro in bocca. Si, perché la grande bellezza va a braccetto con una grande tristezza. Grande tristezza che ci trasmette l’occhio senza reticenze del regista, il quale mostra una Roma decadente, frivola, vuota di morale e di decenza. Una Roma dei palazzi del potere in cui tutto e tutti ammiccano e fingono, i cui tutto è permesso, in cui tutti appaiono ma non sono.

Il film è metafora del recente passato, è vero, ma ci auguriamo un riscatto nel prossimo futuro!

Chiacchiere del Lunedì

Delphine Boël, The Golden Rule blabla
Delphine Boël, The Golden Rule blabla

Che voglia di supereroi c’è nell’aria vero? E’ capitato anche a voi di respirarla? Sembra risorta grazie alle storie del cinema, che ha favorito il ritorno alla fama di certi personaggi dei fumetti Marvel. Uomini  e donne forti, con poteri soprannaturali che lottano per la giustizia. Per Natale è arrivato anche un libro fantastico in casa nostra: un manuale che ti spiega 101 modi per diventare supereroi (101 Things To Do to Become a Superhero.. or evil genius‘ di Richard Homes e Helen Szirtes – Bloomsbury) . Mi domando se questa moda è anche una conseguenza dei poteri soprannaturali di Harry Potter. Durante l’anno appena trascorso mi sono vista al cinema un figlio degli dei dell’Olimpo, Thor, Superman, Capitain America….e  ho scoperto che il super eroe non è un desiderio solo dei più giovani, ma è un qualcosa dentro tutti noi. Lo spiega bene il bel film di Ben Stiller, I sogni segreti di Walter Mitty  dove il protagonista si immagina  di compiere imprese come il cavalcare le onde dell’asfalto della città o il gettarsi dal un grattacielo per salvare la sospirata amata.  Il film è bello davvero. Alla fine il protagonista lo diventerà davvero un supereroe e non  per le grandi azioni che compie, ma perché nella vita è riuscito a tenere fede alle poche cose che contano: l’amicizia, la famiglia e un lavoro svolto con competenza e serietà . E allora, pensando alla vita vera e non a quella immaginaria, mi dico che in questo giorni io un supereroe vero, non da fumetto, lo ho conosciuto. È Aitzaz Hassan, morto pochi giorni fa a 15 anni per salvare i suoi compagni di scuola, in Pakistan . Aitzaz, ha  visto una persona sospetta avvicinarsi alla scuola e ha avvisato i suoi amici, che però non gli hanno creduto. Il ragazzo non si è perso d’animo: è andato coraggiosamente incontro allo sconosciuto, per impedirgli di avvicinarsi alla scuola. Lo sconosciuto era un terrorista  kamikaze che, scoperto, si è fatto saltare in aria uccidendo l’eroico giovane. Tutti i compagni di scuola si sono salvati grazie al sacrificio di questo ragazzo eccezionale, che avrebbe voluto continuare gli studi e divenire un medico.

Scientificamente critici…

parete_di_libriRicercatori dell’Università di Bristol hanno pubblicato su Plos one (giornale di ricerca scientifica e medica) le conclusioni alle quali sono giunti cercando di dare fondamenta scientifiche alla critica letteraria. Infatti eseguendo un lungo lavoro su migliaia di libri (inglesi e tedeschi) pubblicati nel ‘900 hanno stabilito senza ombra di dubbio che il clima economico di un’epoca si riflette nella narrativa e nella poesia che produce, tale risultato può aiutare a convalidare la tesi che la letteratura sia un buon indicatore della psicologia umana e del benessere. Naturalmente la tesi è vecchia come il mondo. Tutti i critici letterari hanno pensato almeno una volta che scrittori, poeti e romanzieri fossero lo specchio fedele dei sentimenti che si sviluppavano nella loro epoca, ma per la prima volta i ricercatori inglesi hanno dato a questa affermazione una base strettamente scientifica. Infatti essi hanno creato un algoritmo in grado di misurare la frequenza delle parole usate per esprimere infelicità e sofferenza, il quale è stato utilizzato per la scansione di milioni di libri digitalizzati pubblicati tra il 1929 e il 2000. Con i risultati, il team è stato in grado di ricavare il cosiddetto “indice di miseria letterario”! Successivamente tale indice è stato comparato con con “l’indice di miseria economica” (ottenuto aggiungendo il tasso di disoccupazione al tasso di inflazione) ed il gioco è fatto!

L’algoritmo creato cercava la frequenza di parole nei testi che si riferissero all'”umore”, suddivise in sei grandi categorie: rabbia, disgusto, paura, gioia, tristezza, sorpresa. Alcuni periodi del ‘900, ad esempio la decade degli anni ’80,  sono stati caratterizzati da questa “miseria letteraria”, mentre altri da una gioia relativa, ma sembra che per ogni periodo, come afferma il professor Bentley a capo della ricerca, l’andamento si modelli sulla storia economica dell’Occidente, ma spostato in avanti di un decennio. “L’effetto decade” rappresenta probabilmente il divario dovuto alla rielaborazione dei ricordi dell’infanzia e della giovane età fatta dagli scrittori una volta divenuti adulti. Per il ventesimo secolo i ricercatori si spingono ad affermare, infatti, che i cambiamenti economici hanno iniziato a fare parte attiva del bagaglio di conoscenze ed esperienze degli autori, determinando il “mood” dei loro scritti a un decennio di distanza. Addiriittura essi si spingono oltre affermando che più cicli letterari verranno individuati più, analizzando gli andamenti passati, si troveranno chiavi per comprendere i flussi culturali del futuro…

Propositi

Sandra Tomboloni
Sandra Tomboloni
Anno nuovo propositi vecchi. Tra essi una sana dieta. In sintonia con i miei pensieri scopro che il 2014 sarà l’anno europeo sullo spreco alimentare. Sprechiamo troppo cibo, compriamo le riserve e poi non riusciamo a consumarle e non ci peritiamo a buttare via montagne di cibo, io ad esempio non riesco mai ad andare a tempo con gli yogurt e ogni volta che ne butto uno via mi riprometto di non comprarli mai più. Passa qualche tempo e poi ci ricasco.
Tra le cose interessanti correlate allo spreco alimentare c’è la nuova impresa di raccogliere e rivendere a prezzo stracciato i cibi che i bar non hanno venduto a fine sera. Si chiama street food refood, oppure con lo stesso criterio raccogliere cibo in scadenza dai supermercati e mercati generali.  Per rimanere in tema sulla necessità di rendere valore a cosa si mangia e a chi lo produce mi ha anche incuriosito molto la nascita di un mestiere nuovo per le città ma antico per l’uomo, il contadino metropolitano, infatti  sempre più giovani chiamati gli Urban Farmers coltivano orti urbani sui tetti dei palazzi, in luoghi ormai abbandonati e impensabili. Lì troverete lattughe fresche, pomodorini ma anche mini allevamenti di pesce. Tutto poi viene raccolto e venduto ai negozi o nei mercati.  È un cibo che viaggia poco e lo spreco viene abbattuto.
Lo spreco è un tema sentito da tutta la nostra generazione, è diventato anche un biglietto da visita, è una filosofia di vita e molte volte un tema toccato dagli artisti. Penso alla bella mostra organizzata da Sandra Tomboloni quest’anno nella città di Pontassieve in Toscana dove ha invitato un gruppo di amici a condividere con lei delle giornate in discarica per andare a cercare tra i rifiuti la materia per la sua arte. Ha poi scelto un camion di oggetti li ha caricati e portati in mostra. Un cumulo di oggetti, Homeless, senza tetto. Questi oggetti si sono rigenerati  da essi ha saputo tirare fuori la poetica dell’abbandono, della memoria e del distacco e in tal modo ha restituito valore a cose che sembravano averne più.

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Le scatole “magiche” e i pezzi di memoria

cornell Cosa può contenere una scatola? Tutta una vita: cartoline, fotografie, ritagli, francobolli che ricreano il percorso personale di chi ha deciso che questi oggetti avevano la dignità di essere conservati. Per questa ragione ho apprezzato il compito assegnato ad uno dei miei figli, in partenza per la facoltà di architettura, di ricreare la propria vita in una scatola, inserendovi i simboli di ciò che più era contato per ognuno, compito basato sui ricordi e le aspettative personali.

Tutto ciò per presentare una mostra suggestiva che si è aperta a Lione il 18 ottobre 2013 e chiuderà i battenti il 10 febbraio prossimo, curata da Sylvie Ramond, capo conservatrice del patrimonio e direttrice del museo di Beaux-Arts de Lyon, da Matthew Affron, Muriel e Philip Berman curatori del Modern Art, Philadelphia Museum of Art sull’opera di Joseph Cornell, “l’inscatolatore di mondi” (La lettura, inserto del Corriere della Sera, domenica 5 gennaio 2014): Joseph Cornell et les surréalistes à New York.

Brevemente chi era questo artista legato al surrealismo americano. Cornell nacque a New York da una famiglia di origine olandese. Rimasto orfano in giovane età e con il peso di una famiglia da mantenere prima lavora in un magazzino di tessuti, poi inizia a vendere frigoriferi porta a porta e forse proprio l’immagine del frigorifero nel quale si conservano, stipandoli, decine di cibi differenti, gli suggerirà la creazione delle sue scatole d’arte. A cambiargli la vita l’incontro del tutto casuale dapprima con l’opera di Max Ernst e poi con lo stesso artista e con Duchamp, Tanning, Matta, Moore, Motherwell.

“Il surrealismo ha avuto un’influenza determinante nell’opera di Joseph Cornell. cornell 2Si situa all’origine del suo metodo di lavoro: il collage e i processi ad essi associati quali il montaggio, la costruzione e l’assemblaggio. Cornell deve moltissimo al surrealismo – la concezione fondamentale dell’immagine come prodotto della giustapposizione poetica- ma è ugualmente vero l’inverso. L’esposizione permetterà di comprendere meglio le novità apportate dall’artista. Parallelamente essa mostrerà il personalissimo percorso artistico e poetico di Cornell fra le scene artistiche europee e americane e la frattura provocata dal conflitto mondiale” (dalla presentazione on line della mostra di Lione).

Le scatole di Cornell sono struggenti, ogni singolo elemento evoca un ricordo, sono “archivi della memoria” e “piccoli rifugi della poesia”. La mostra è assolutamente da vedere.