Chiacchiere del lunedì

Prova mafalde

Frida Calo
Frida Kahlo

Non vogliamo strappare lacrime facili, ma nel nulla domenicale, o meglio nell’affollamento domenicale di parole ci è saltato all’occhio un articolo del Corriere on line, Due bambini e un piccolo cuore: Vite incrociate di Cesare ed Emma di Paolo di Stefano, che non commentava politica, conclave, dibattiti, ma dava una notizia meravigliosa e tragica. Qui la vogliamo condividere perché tocca un argomento importante: la donazione di organi.

L’articolo on line riportava la notizia che grazie al cuore di un bimbo di appena quattro anni morto di encefalite, una bimba più o meno della stessa età ha ricominciato a sperare di poter sopravvivere ad una malattia cardiaca che se la stava portando lentamente via, sotto gli occhi impotenti dei genitori.

Bravi tutti in questa storia e coraggiosi e colmi di amore, chi si è fatto violenza e ha deciso di donare un piccolo cuore, chi ha atteso pregando e non perdendo la speranza che ciò potesse succedere. Un grande dolore che suscita un’immensa gioia. Non è facile commentare senza provare sgomento per i genitori che hanno perso un figlio (sopravvivere ai propri figli credo sia un’esperienza sconvolgente sotto tutti gli aspetti), ma allo stesso come non provare un’immensa gioia alla notizia di far sopravvivere un bambino?

Che decisione straziante hanno dovuto affrontare gli uni, che sollievo incredibile per gli altri.

Decisione straziante perché nei momenti che seguono la morte di un caro spesso non si ha la necessaria lucidità mentale di decidere di donare i suoi organi, legati come siamo al suo recente “esserci”, con difficoltà si prende in considerazione questa ipotesi. Tanto di cappello a questi genitori che con un gesto di amore estremo hanno deciso di far continuare a vivere un pezzetto del loro bambino nel petto di un altro essere umano. Come ci si può sdebitare per una così grande generosità?

Le donne dell’arte

Sandra Tomboloni
Sandra Tomboloni

Questo 8 marzo lo dedichiamo alle donne dell’arte.

E per tutte ne scegliamo tre, nate in tre momenti diversi del XX secolo. Indipendenti e determinate hanno contribuito ad inventare nuovi linguaggi nel campo dell’arte.

Meret Oppenheim
Meret Oppenheim

La prima è Meret Oppeheim, nata a Berlino nel 1913. Cresce tra la Germania e la Svizzera, dove muore nel 1983. Negli anni Trenta vive a Parigi dove frequenta il circolo surrealista . I suoi primi lavori sono dipinti, disegni e resoconti di sogni. Posa anche come modella per una serie di fotografie erotiche di Man Ray .

Meret Oppenheim,Le Déjeuner en fourrure,1936
Meret Oppenheim,Le Déjeuner en fourrure,1936

Parlando del suo lavoro e del suo ruolo di donna nel mondo dell’arte, occorre ricordare che fu lei a incitare  le donne”a dimostrare coi fatti di non essere più disponibili ad accettare i tabù che le hanno tenute in una condizione di asservimento per migliaia di anni. La libertà non è qualcosa che viene regalato ma qualcosa che bisogna conquistare” ( da Le donne e l’arte, Taschen 2004 pag. 151). Tra le sue produzioni più ricordate sono gli object trouvés, ovvero oggetti che, trovati e trasformati per essere estraniati dal loro contesto, perdono la loro funzione d’uso e mantengono solo il valore di simbolo. Tra questi oggetti surrealisti  Le déjeuner en fourrure del 1936 rimane il più famoso: una tazzina da caffè , con piattino e cucchiaio rivestiti di pelliccia.

Niki de St Phaille
Niki de St Phaille

La seconda artista è invece la francese Niki de St Phaille. Nata nel 1930 a Parigi, Niki fece parte del gruppo dei Nouveau Realistes. Ebbe un’infanzia difficile e fuggì dalla sua famiglia. Lavorò fin dai primi anni Sessanta, con opere di assemblage e  per mezzo di happening. E’ del 1966 il suo lavoro “Hon” che significa “Essa”, in svedese. L’opera fu presentata al museo Moderna Musset di Stoccolma ed è composta da  una gigantesca scultura rappresentante una donna multicolore sdraiata con le gambe aperte. I visitatori sono invitati ad entrare attraverso la sua vagina  per vivere esperienze prenatali.  Dopo Hon, Niki continua a lavorare attorno a  figure femminili gigantesche, chiamate Nanas. Al centro del suo lavoro rimane sempre il mito del corpo femminile come luogo di mistero insondabile.

Niki de St Phalle, Hon, 1963
Niki de St Phalle, Hon, 1963

La terza artista invece è una figura a noi contemporanea. Una donna meravigliosa, piccola piccola, che vive nei dintorni di Firenze, a Pontassieve, e si chiama Sandra Tomboloni. Parlando di Sandra si deve parlare delle sue mani sempre in movimento e intente nel lavoro. Lei stessa dice: “la mia vita è come un’aereo che non decolla mai. ho paura della vita. Io ho bisogno di lavorare, il lavoro nasce per me da una necessità, quella di esserci; il mio lavoro è il mio vestito”.

Sandra riveste col pongo tanti oggetti di recupero,  lavora la creta e ricama. Il suo lavoro è come un lievito che riempie il vuoto; è la forma dei suoi pensieri e della sua fragilità. Le sue sono opere con “la febbre”; perché raccontano un flusso di immagini continuo. Il suo è un immaginario elementare, semplice; è un groviglio di colore e materia, quasi un mondo inventato che copre e riveste la realtà.

Sandra Tomboloni, prato, 2010
Sandra Tomboloni, prato, 2010

Con queste tre artiste abbiamo attraversato un secolo che ha inizialmente visto le donne escluse persino dai salotti artistici, per non parlare dall’arte stessa , per poi cominciare a lottare e riuscire ad affermarsi a pieno titolo nella storia dell’arte moderna.

Cin cin!

Gillo Dorfles per la cantina San Salvatoredi PaestumTanto l’ho cercata fino a quando non l’ho trovata… la notizia bomba intendo !

E passa sotto il nome di «resveratrolo», un fenolo non flavonoide (???) che si trova nella buccia dell’acino d’uva.

Ora, perché occuparmi di questo strano elemento proprio oggi, proprio in una giornata che qui si annuncia fredda e piovosa e triste?

Ma perché il resveratrolo mi fornisce l’alibi perfetto per gustarmi a pranzo e a cena senza eccessivi sensi di colpa un bel calice di vino rosso.

Questa sostanza, come molte altre, non solo, aiuta a difendere il corpo in modo naturale dall’aggressione di batteri e funghi, ma ha anche ulteriori proprietà.

La ricerca ha infatti stabilito che alla base del cosiddetto « paradosso francese », secondo cui a fronte di un’alimentazione ricca di grassi saturi la mortalità causata da problemi cardiovascolari in Francia è stranamente bassa, si trova proprio il resveratrolo contenuto nel vino di cui i francesi fanno (come noi altri italiani) largo consumo.

Poiché questa sostanza in natura serve a difendere la pianta dalle bizzarrie del tempo, si è studiato anche il suo potenziale come « anti aging » e anti ossidante scoprendone gli effetti benefici, mentre già sono assodate le alte proprietà antinfiammatorie.

Ma l’ultima scoperta in termini di prevenzione è quella fatta da ricercatori americani che considerano il resveratrolo un ottimo rimedio contro l’abbassamento dell’udito… o meglio dell’udito dei ratti, visto che finora la sostanza è stata sperimentata solo su di loro, ma noi altri, veri o finti sordi umani, rimaniamo in attesa di una buona notizia.

Quindi brindiamo senza paura alla primavera che sta arrivando !

Io come ti vorrei?

Giacomo Manzù
Giacomo Manzù, cardinale seduto, 1954

In questo momento, cari cardinali, mentre vi apprestate a chiudervi nella cappella Sistina, per il conclave, sotto la volta di Michelangelo, penso a come vorrei fosse il nuovo Papa. Voi siete occupati, con i vostri contatti preliminari, nel definire le alleanze, nel pregare per essere pronti al compito. Io mi figuro di parlare con colui che verrà elevato al Soglio di Pietro.

Come ti  vorrei Papa che verrai? Innanzitutto spero che tu possa diventare un guida per tutti i cristiani sparsi nel mondo.  Ti immagino con un volto mite, ma con un carattere forte; vorrei che sul tuo sguardo si potesse leggere la domanda: perché avete paura?

Spero che tu possa trovare le parole giuste per chi non crede né in te né nella chiesa, in modo che tutti  possano sentire da te parole di speranza e coraggio.

Mi piacerebbe sentirti dire che tutte le differenze sono necessarie al disegno di Dio e che non c’è preclusione per nessuno dentro la Chiesa. Se non ci sappiamo mettere noi al servizio degli altri, chi lo dovrebbe fare?

Mi piacerebbe anche che tu sapessi metterti dalla parte delle persone più deboli e meno tutelate. Perché anche la crisi non è uguale per tutti .

E poi amerei che tu non avessi timore di prenderti la responsabilità di tagliare ciò che nella Chiesa proprio non funziona, a rischio di un suo indebolimento, senza aver paura di colpire chi sbaglia e scandalizzare gli ipocriti, proprio come fece Gesù nel Tempio.

Spero che tu sia abituato a rivolgerti agli europei ma anche agli africani, agli asiatici e agli americani, che tanto contribuiscono alla vita della chiesa.

Da qualche anno ormai  frequento un chiesa internazionale di lingua inglese e lì ho scoperto tanta fede. Ne ritengo un esempio l’attaccamento della comunità filippina, il loro desiderio di servizio. Ma vi ho anche scoperto i colori e la gioia della musica sacra africana, assieme al pragmatismo degli americani, che si sentono in prima fila nell’organizzare le attività parrocchiali.

Insomma, caro Papa, ti aspetto con ansia perché, se tu decidi di lottare, allora lottiamo anche noi per un mondo un po’ più giusto e meno ipocrita. La nostra chiesa così potrebbe diventare un luogo dove si annuncia la buona notizia: un luogo dove non si conoscono cinismo e indifferenza.

Chiacchiare del lunedì

Vanessa Beecroft, VB52, 2003
Vanessa Beecroft, VB52, 2003

Festeggiare o non festeggiare?

L’8 marzo si sta avvicinando. Sto parlando del “giorno della donna”. L’anno scorso in questa data abbiamo festeggiato postando un bell’articolo su una mostra dedicata alle “streghe”, convinte che un po’ streghe lo siamo tutte e nella speranza che la caccia alle streghe non venisse più riaperta.

A un anno da quel post se guardiamo quello che è accaduto ci viene un brivido di orrore.

Hai ragione, leggevo sul Sole 24 domenica che l’Italia è all’ottantesimo posto nel Global Gender Gap 2012 del World Economic Forum. Il GlobaleGender Gap  calcola la percentuale di diseguaglianza tra uomini e donne e il nostro paese è preceduto da Kenya , Cina e paesi come il Perù e il Botswana. La relazione prende in esame quattro aspetti la partecipazione economica e le opportunità, il grado di istruzione, il potere politico e la salute. 

La violenza sulle donne non si è placata, anzi se è possibile è aumentata (è di queste ultime ore lo scandalo delle magliette vendute su Amazon che istigano alle botte). Ma cosa dobbiamo fare per ribadire che non siamo oggetti e non apparteniamo a nessuno se non a noi stesse. Basta festeggiare una volta all’anno, magari con un’inutile zingarata di poche ore?

La vecchiaia mi ha reso acida e cinica è vero, ma credo che non basti festeggiare l’otto marzo per un solo giorno, sarebbe bello che ogni giorno fosse l’otto marzo!

Io invece  sogno sempre di poter trascorrere un 8 marzo con quelle donne fantastiche che ho avuto il piacere di conoscere e con le quali sono diventata amica, di cui ammiro un sacco di cose come ad esempio: il coraggio quasi folle di Almea di darsi agli altri senza paracadute, la saggezza imparata dalla terra di Daria, l’estrosità di Daniela, la voglia di combattere per i nostri diritti di Tiziana, il fascino di Barbara e l’arte e la creatività di Sandra sono solo esempi la lista non finirebbe più perchè a dire il vero da tutte le amiche ho imparato qualcosa e da loro ho tratto i migliori benefici. Tutte assieme siamo una forza.

Tanti auguri a noi allora e felice 8 marzo.

Le montagne svizzere mi ricordano il Tibet

dalai-lama

Mi è giunta una segnalazione dall’Italia per un prossimo appuntamento in Svizzera: in aprile arriva il Dalai Lama, leader spirituale e temporale del popolo tibetano.  Prima  parlerà a Friburgo (il 13 e 14 aprile)  poi a Losanna, il 15 aprile, presso l’Università.  Affronterà il tema prospettive di pace in materia di invecchiamento e sugli intrecci che interessano l’aspetto scientifico, umano e la società.  L’evento è su invito e purtroppo potrà assistervi solo chi ha l’invito o è studente dell’UNIL. Però sul sito http://www3.unil.ch/wpmu/dalai-lama/sarà possibile seguire il suo discorso e su Twitter @UNIL si racconterà in diretta l’incontro.

Non è un caso che il Dalai Lama venga in Svizzera. La Svizzera, infatti,  ospita la seconda più vasta comunità tibetana fuori dall’Asia e grazie all’aiuto della Croce Rossa  è stata la prima, nel 1960, ad accogliere i profughi tibetani scappati dalla repressione cinese del 1950. Molti tibetani ormai hanno la cittadinanza elvetica e il Dalai Lama è già venuto altre volte in Svizzera: all’ultimo incontro del 2009, a Losanna, parteciparono, sotto una tenda allestita per l’occasione, più di 13 mila persone.

Il luogo della comunità tibetana in Svizzera è il monastero di Rikon, nel canton Zurigo che fu fondato nel 1964. Il monastero da più di trenta anni gestisce anche l’istituto di studi tibetani. Nel monastero si insegnano la meditazione e la lingua tibetana e si mantengono vive la religione e le tradizioni.

“Le montagne svizzere mi ricordano quelle del Tibet” è una frase del Dalai Lama scritta in una sua autobiografia . Dalai Lama significa “oceano di saggezza” è nato  da una famiglia di contadini e secondo la tradizione tibetana è stato riconosciuto come emanazione del Boddishattva Avalokiteswara all’età di due anni, divenendo quindi il 13 esimo Dalai Lama. Vince il premio Nobel per la pace nel 1989 e rimane per tutti una figura di grande carisma e coraggio.

Boh?

elezioniMi piacerebbe commentare pacatamente ciò che è successo durante il week end, ma a me, come forse a molti milioni di italiani pensare alle elezioni fa male. Mi si alza la pressione, mi gira la testa e, santi numi, incomincio ad avere le traveggole !

Insomma non posso permettermelo, mi fa male alla salute.

E ancora più male mi fanno le parole di scherno che, da italianaintransito, sono costretta ad ascoltare in terra straniera… che fare ? Abbozzare un sorriso, o incavolarsi e diventare viola con conseguenti problemi alla salute ?

E poi quando il malcapitato ti viene a chiedere, ma insomma chi ha vinto le elezioni in Italia ? cosa rispondereste al mio posto ? Come si fa a spiegare una lunga e complicata storia a chi non conosce gli antefatti. Allora, sguardo bovino, risatina impacciata e poi via a gambe levate !

Si, perché, chi ha vinto in questa stracciata, mal messa, incavolata Italia ? Qualcuno è capace di spiegarmelo ?

Come sempre tutti hanno vinto e tutti hanno perso (eccezionale “pezzo” di democrazia), fiumi di inchiostro sono stati sprecati per spiegare il voto di testa e il voto di pancia…

A mio personalissimo avviso abbiamo sprecato tempo e ancora una volta ci siamo fatti gabbare. Non risparmio nessuno. Abbiamo castigato il vecchio che avanza, non abbiamo avuto la forza di premiare il nuovo adeguatamente e coloro che si sono arroccati sui propri benefici hanno fatto la scelta più egoista in assoluto, pensando di poter conservare lo status acquisito.

Che tristezza ! Siamo come le moschine che si dibattono in una goccia d’acqua.

Vedo troppo nero ? Gramellini sulla Stampa di ieri ha scritto al termine di un gustosissimo articolo : « Non sono impazzito, anche se la situazione politica me ne darebbe ampia facoltà. Mi sono solo convinto che l’Italia versava in un tale stato catatonico che per rianimarla serviva un elettrochoc. Ora siamo svegli. Nella melma più nera, ma svegli. Non resta che venirne fuori, ma questa da millenni è la nostra specialità ». Fateci sapere come la pensate !

Che ossessione la felicità

Che ossessione la felicità, era il titolo di un articolo che ho letto sul Sole 24 ore di domenica 15 marzo, scritto da Remo Bodei.

L’articolo prendeva spunto da un libro di una giovane filosofa americana, Jennifer Michael Hecht dal titolo The Happiness Myth: The Historical Antidote to What isn’t Working Today (New York, HarperOne, 2007).

Franz Xaver Messerschmidt, The Yawner,1770
Franz Xaver Messerschmidt, The Yawner,1770

Ero in banca e il giornale con l’articolo, lasciato sul bancone mi attrae subito. Il concetto di felicità, dice, muta nel tempo, ma  viene sempre individuato in aspirazioni socialmente condivise, quali: la bellezza, il denaro e il sesso. L’articolo dedica anche uno spazio all’uso di droghe. Infine, leggo, nel tempo sono cambiati i metodi per soddisfare queste aspirazioni. Oggi, ad esempio, le donne non si mettono più i corsetti per modellare il corpo e renderlo attraente, ma tutti – uomini e donne – si piegano ormai alle cure che promettono bellezza e giovinezza.

Ci ho pensato qualche giorno e passo all’autocritica: cosa faccio per essere felice? Qualche volta cedo allo shopping. Certo il sesso fa parte della vita, ma non è veicolo di felicità più del benessere: le due cose non sono le stesse.  C’è chi pensa alla giovinezza eterna, o al denaro che può permettere di mangiare al ristorante, di comprare la macchina nuova, il televisore, i vini raffinati.

No, secondo me tutto ciò non è vera felicità.  I miei momenti più felici li ho trascorsi (e credo mi attendano) tutte le volte che mi sono messa in relazione con altre persone per dare e ricevere calore umano e affetto.

Concludo. Stasera sono andata a prendere mia figlia a Yoga e sul bancone ho trovato questo messaggio;

5 semplici regole per la felicità:

1-Libera il tuo cuore dal risentimento

2 Libera la tua mente dalle preoccupazioni

3 Vivi semplicemente

4 Dai di più

5 Aspettati di meno

Salon de Modeste, un’idea per incontrarsi

salon de modeste

Dal 1995 si tiene a Friburgo in Svizzera un’iniziativa che sarebbe bello poter replicare altrove. Per una sera, il venerdì più vicino al 24 febbraio, festa di San Modesto, un certo numero di abitanti apre le porte di casa propria a tutti coloro che vogliono entrare a bere un bicchiere, a spilluzzicare qualcosa e a incontrare altri invitati, chiacchierando con sconosciuti amabilmente del più e del meno, ma anche di argomenti di cultura e società.

Un modo per dimostrare accoglienza e fare nuove amicizie. Finora mai è capitato nulla di spiacevole e i partecipanti sono aumentati negli anni grazie al passa parola.

L’idea è stata lanciata dai membri dell’associzione culturale Phare di Friburgo e si basa su poche semplici regole. Gli indirizzi così come il criterio che determina dove ci si deve recare e che cambia ogni anno (quest’anno gli ospiti si dividevano secondo l’iniziale del nome della loro personalità preferita !), sono pubblicati il giorno stesso sui media partners dell’evento. Fino all’ultimo dunque non si può sapere chi suonerà alla porta né chi l’aprirà! A casa dei gentili ospiti si può rimanere il tempo che si vuole, tuttavia dalle 21,30 essi svelano il luogo dove tutti si possono recare per terminare insieme la serata, quest’anno era il locale Arsen’alt.

Si tratta dell’incontro di una sera, che può avere esiti importanti oppure no ! Senz’altro è un modo per aumentare le prorpie conoscenze in maniera simpatica ! Da replicare!

Chiacchiere del lunedì

Prova mafalde

Mettiamocelo bene in testa: comprare il cibo equivale ogni volta a prendersi un rischio. Quando sei nel supermercato non sai più quale scelta fare, perché più le confezioni sono attraenti più temi la fregatura solenne. Le confezioni poi rimandano al ricordo che abbiamo dei volti felici delle famiglie nella pubblicità, dove attorno al sofficino tutti trovano una pace e una soddisfazione invidiabili. Mamme felici, bambini sorridenti e scanzonati, nonni soddisfatti e poi giù un bombardamento di cuochi creativi e pieni di ingegno, che occupano il nostro tempo libero per spiegarci cosa potremmo cucinare.

FOOD-FRAUD-11

Eppure qualcosa non quadra. Ogni tanto, un po’ di questa comunicazione viene sbugiardata da notizie che ci fanno una gran paura. Questa settimana è stata la volta della carne di manzo sostituita dalla carne di cavallo che, per carità, non sarebbe poi un gran male, se il cavallo non fosse un cavallo da corsa dopato con farmaci dannosi per gli esseri umani. E così sono state ritirate alcune lasagne e alcuni ravioli dagli scaffali del supermercato.

Il problema è che ci troviamo senza risorse davanti alle frodi alimentari. Ci siamo forse abituati troppo bene e invece di farcele noi le lasagne e i ravioli ora li si acquista confezionati. È pericoloso incominciare a non fidarsi perché si entra in un loop dal quale poi è difficile uscire. Infatti sa arriviamo alle materie prime, la carne appunto, la farina, l’olio… tutto con un po’ di furbizia può essere sofisticato…

Ad esempio, si legge che con pochi grammi di clorofilla qualunque olio, anche di semi, può sembrare olio di oliva. Oppure abbiamo la mozzarella di bufala che prima è in crisi per la diossina, poi perché viene annacquata con il latte vaccino, che costa meno.

Senza parlare del pesce al cromo, del vino al metanolo o dei taralli pugliesi alla crusca per cavalli…

Sono solo alcuni esempi. Se guardate sul web troverete tante notizie e molte si contraddicono tra loro; al punto tale che alla fine ti gira la testa e senti che sei lontana dalla verità. L’unica cosa che sappiamo è che le frodi sanitarie sono in aumento, con lo scopo di aumentare il profitto di pochi.