
1991, 7 marzo. 25 anni fa: il primo enorme arrivo di migliaia di persone in fuga dalla miseria. Avvenne a Brindisi, come ricorda il Fatto Quotidiano: 25,000 albanesi approdarono sulle nostre coste scendendo da una serie di carrette del mare (5/6.000 alla volta). Lo Stato era impreparato e arrivò con gli aiuti solo alcuni giorni dopo. Mi ricordo benissimo di quei momenti e di quelle immagini in televisione: eravamo sconvolti nel vedere un paese in disfacimento, che si trasferiva in Italia. Mi ricordo anche che era un’altra Italia. C’era ancora la classe di governo della prima Repubblica: gli Andreotti, i Martelli, totalmente impreparati all’emergenza. Perché veniva da un cambiamento mondiale da loro non compreso. Il comunismo finiva e noi di quel paese chiuso per decenni non sapevamo proprio niente.

Ma la gente di Brindisi si attivò per dare da mangiare e ospitalità a chi aveva attraversato il mare. Il sindaco di Brinidisi, Giuseppe Marchionna, come ricorda Il Fatto, fu eccezionale: fece diffondere un messaggio alla radio ogni 15 minuti. Diceva: hanno solo fame e freddo. E si gettò per la strada a gestire l’emergenza. Tanto bastò e un’intera città si dette da fare: chi passava il cibo dalle finestre, chi offriva una stanza a una mamma coi bambini. Col tempo si integrarono nella società italiana, tanti di quegli albanesi. Uno lavora ormai da tanti anni nella fattoria dei miei, dove vive con la sua famiglia.
Oggi siamo impauriti dalle masse di disperati che arrivano da noi. La nostra classe politica è stata di nuovo cieca: hanno visto poco di ciò che accadeva alle nostre porte, sino a che la gente non è partita in massa. La gente è piu impaurita, è vero. Eppure non sono mancati gli esempi di solidarietà, anche nelle istituzioni locali. Il sindaco di Lampedusa, la signora Giusi Nicolini, è uno degli eroi di oggi. Di nuovo: chi ha il compito di gestire lo Stato vede poco lontano, chi si trova sul campo fa la sua parte. Sembra una costante della nostra storia.






A che bell’ò cafè

zionali educatori italiani. Gigi, uno di loro, partiva tutte le notti: andava in giro per Addis Ababa a cercare
La settimana che si è chiusa stamattina alle 5 è stata decisamente interessante.





Il “momento di volontaria sospensione dell’incredulità” è un concetto introdotto dal poeta inglese Coleridge nel capitolo XIV della sua Biographia Literaria, pubblicata nel 1817. Coleridge non ha fatto altro che sottolineare un punto centrale dell’esperienza letteraria: quando cioè il lettore per sua libera scelta decide di abbandonarsi completamente a ciò che sta leggendo.