4 minuti…

Ci si avvia velocemente verso Natale. Sembra che improvvisamente l’intera umanità si risvegli nelle nostre città. La quantità di traffico aumenta, la frenesia accelera, tutti partiamo alla ricerca di qualcosa, ci riversiamo per strada, nei magazzini, nei ristoranti impazziti in attesa delle feste. Forse quello che speriamo di trovare in questo modo distopico è un po’ più di felicità, ricreando l’attesa che ci accompagnava in questo periodo da bambini. Attesa che anche la magia del Natale con le sue luci colorate e le sue canzoni sparate a squarciagola, tradirà, se rimarrà una ricerca della felicità fine a se stessa e fatta di cose invece che di sentimenti profondi.

Chi mi conosce sa quanto detesti questo periodo ed è forse per questo che ho particolarmente apprezzato un breve film di animazione disegnato da Steve Cutts, un illustratore basato a Londra, che lo ha rilasciato in rete qualche giorno fa. Il titolo è proprio Happines, ed è una riflessione spietata sui modi sbagliati che utilizziamo alla ricerca della felicità, guidati non solo dal desiderio di raggiungerla attraverso i beni materiali, ma purtroppo guidati nei nostri desideri dalla pubblicità…

Il cartone dura 4 minuti è assolutamente da vedere. Intanto incomincio a fare gli auguri di Natale, affinché, per chi crede, si recuperi il vero significato della festa; per tutti gli altri, ci si concentri su ciò che veramente porta felicità, che è molto ma molto più semplice di un giro in un affollato centro commerciale…

San Giuseppe o Babbo Natale?

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Ci sono delle immagini che fanno parte della nostra vita: mai avrei immaginato mi avrebbero messo in imbarazzo. Eppure mi è successo e ho avuto la sensazione che questo Natale sarà uno spartiacque.

Mi sono ritrovata a partecipare a una serie di pomeriggi con bambini rifugiati, per lo più curdi iracheni. I pomeriggi erano improntati alle decorazioni delle stanze che li accolgono, in vista del Natale. L’organizzatrice aveva predisposto la comunissima pasta di sale per realizzare stelle, cuori e palle. In un altro tavolo, c’era una serie di disegni natalizi da colorare. Tutto andava liscio e allegro quando, tra i diversi disegni, alcuni bambini si sono ritrovati a colorare un piccolo presepe. Mustafa, di anni nove, tutto allegro, ha chiesto di cosa si trattasse; la maestra ha spiegato che si trattava di Gesù, Maria e Giuseppe. Non credo abbia capito si è poi rivolto a me e ha chiesto se San Giuseppe, appena colorato, fosse il  famoso babbo natale di cui tanto, in questi giorni, sentono parlare.

Io sono arrossita e, nel tentativo di essere politicamente corretta, ho mentito e gli ho detto di sì. Ma sono stata corretta? E poi, quel Gesù colorato chi era veramente ? Se fosse stato il Gesù Bambino, in cui credo come cristiana, sento con imbarazzo di non aver diritto di sottoporlo ai bambini musulmani; mentre se invece è il simbolo di una tradizione di festa, come lo sono Babbo natale e le stelle, mi sento comunque  disagio perché tale contesto finisce con lo svilirne il valore religioso.

In entrambi casi sono tornata a casa turbata e ancora mi interrogo.  Quale è la miglior strada da intraprendere?  Ne sono certa, in futuro avrò sempre più occasioni come queste e  il Natale non sarà più una cosa scontata.

Qui di seguito un’immagine della lettera che poi Mustafa, da pochi mesi in Svizzera, ha tentato di scrivere in francese a questo misterioso per lui, quanto mai affascinante, Babbo Natale:img_9043

La festa comincia a tavola!

stemma accademia italiana della cucinaLa festa in Italia si celebra anche a tavola. Le festività natalizie poi sono il classico periodo di mangiate epiche, di riunioni familiari, di tradizioni culinarie che si tramandano quasi invariate in ogni famiglia. Tuttavia anche la tradizione ha dovuto fare i conti con i cambiamenti di gusto, la mancanza di tempo, la difficile reperibiltà di alcuni alimenti.

Ci viene incontro l’Accademia italiana della cucina nata per salvaguardare la tradizione culinaria del nostro paese e la “civiltà della tavola italiana che aveva (e fortunatamente ancora ha, almeno in parte) il proprio fondamento nella convivialità familiare, nel rispetto delle tradizioni, nella salvaguardia del costume gastronomico, nella conoscenza della storia, nella valutazione serena e obiettiva dei tempi che cambiano senza rinnegare né idealizzare il passato”.

Nata nel 1953 a Milano, fondata da personaggi di spicco dell’epoca, artisti, scrittori, giornalisti, industriali  (Orio Vergani – giornalista, scrittore; Luigi Bertett – presidente dell’Automobile Club d’Italia; Dino Buzzati – giornalista, scrittore, pittore; Cesare Chiodi – presidente del Touring Club Italiano; Giannino Citterio – industriale; Ernesto Donà dalle Rose – industriale; Michele Guido Franci – segretario generale della Fiera di Milano; Gianni Mazzocchi Bastoni – editore; Arnoldo Mondadori – editore; Attilio Nava – medico; Arturo Orvieto – avvocato e scrittore; Severino Pagani – scrittore e commediografo; Aldo Passante – direttore del Centro di produzione di Milano della Rai-Tv; Gian Luigi Ponti – banchiere, presidente dell’Ente Turismo di Milano; Giò Ponti – architetto; Dino Villani – giornalista, tecnico pubblicitario, pittore; Edoardo Visconti di Modrone – industriale) l’Accademia si propone di salvaguardare la cucina italiana come vero è proprio patrimonio culturale poiché “la cucina è infatti una delle espressioni più profonde della cultura di un Paese: è il frutto della storia e della vita dei suoi abitanti, diversa da regione a regione, da città a città, da villaggio a villaggio.
La cucina racconta chi siamo, riscopre le nostre radici, si evolve con noi, ci rappresenta al di là dei confini. La cultura della cucina è anche una delle forme espressive dell’ambiente che ci circonda, insieme al paesaggio, all’arte, a tutto ciò che crea partecipazione della persona in un contesto. È cultura attiva, frutto della tradizione e dell’innovazione”.

Dunque il mio regalo personale per questo Natale è quello di spronarvi a fare una visitina al sito dell’Accademia dove potrete trovare un ricchissimo data base di ricette della tradizione italiana. Chissà che non sarete invogliati quest’anno a presentare un menù diverso sulla tavola di Natale!

Prove di Natale 4: ritorni

Backhome1Per noi che viviamo all’estero il Natale può assumere varie colorazioni. Colori diversi perché a seconda del parallelo in cui ci troviamo capita di passare dal “bianco” Natale, con gelo e neve, al grigio appiccicoso di una megalopoli equatoriale, in cui gli abeti di plastica raccontano una storia che non tutti comprendono, oppure, ed è l’ipotesi migliore, all’azzurro scintillante di un mare sconosciuto, dall’altra parte del mondo.
Tuttavia, se le colorazioni del Natale sono tante e magari improbabili, per noi che siamo lontani Natale significa soprattutto “ritorno”. Il ritorno a casa caratterizza infatti questo periodo di festa e l’attesa del ritorno sostituisce quella sensazione che provavamo da bambini al pensiero del Natale e che ci faceva restare svegli la notte della vigilia sbirciando attraverso la porta di vetro della sala, cercando di capire se Babbo Natale, o meglio, Gesù bambino era già passato a portare i doni.
Non smettiamo di contare i giorni, le ore, i minuti che mancano per riabbracciare i figli, per incontrare i propri cari, per mettersi in viaggio verso “casa” o per aspettare la famiglia in quella che è diventata la nuova “casa”.
Poco importa se ci sarà troppa confusione e la lasagna non “verrà” come in Italia (perché qua é difficile trovare tutti gli ingredienti), poco importa se i giorni voleranno e non riusciremo a salutare tutti (ci avremo almeno provato).
Se è vero che esiste una “magia” del Natale, penso, che per noi, sia proprio questa.

Prove di Natale 3: gli struffoli

struffoliPer chi non lo avesse ancora capito le mie origini derivano dal Sud, il Sud classico, cioè la Campania. Molti dei miei ricordi di bambina sono legati a questo Sud, quando le vacanze si passavano dai nonni nel sole bollente dell’estate e dai nonni nel sole avvolgente dell’inverno.

A Natale, dunque, era un’esplosione di tradizioni che confluivano tutte più o meno in cucina. La mia prozia, la signorina Laura, era la maestra di queste cerimonie fra il religioso e il pagano. Era lei che officiava in cucina, era lei che comandava un esercito di nipoti e pronipoti, era lei che definiva i menu, le quantità, gli ingredienti seguendo un’antica sapienza che va ormai disparendo. La nonna no… La nonna supervisionava, si recava di rado in cucina e solo per constatare che tutto filasse per il meglio, il resto del tempo lo passava a intrattenere gli ospiti che passavano a porgerle gli auguri per le feste o giocando a carte con i nipotini più piccoli, naturalmente “a soldi” puntando le 5 e le 10 lire che servivano a far partire l’ascensore (non so se tutti mi possono capire, ma un tempo per far salire gli ascensore era necessario buttare in un apposito congegno una monetina. Con le monetine ottenute venivano pagate le spese dell’ascensore. Chi non era d’accordo nel pagarle poteva salire a piedi!). Questa lunga prefazione solo per raccontare che nei miei ricordi natalizi un posto speciale lo hanno gli struffoli, il classico dolce di Natale partenopeo, la cui storia si fa risalire all’antica Grecia  e che sulla tavola delle feste hanno un posto speciale.

Esistono tante ricette degli struffoli quante sono le cuoche e i cuochi che li preparano, comunque vengano fatti e presentati sono un dorato e croccante tesoro.

La ricetta che segue è quella della signorina Laura, sulla quale sono intervenute varianti provenienti dalla mamma di mio marito (soprattutto per quanto riguarda l’uso del burro al posto dello strutto e la punta di lievito per rendere le “palline” di pasta un po’ più morbide e gonfie, non me ne voglia il purista dello struffolo!)

Per un bella montagnetta di struffoli

600 gr di farina

quattro cucchiai du zucchero

15 gr lievito (controverso, controverso…)

150 gr di burro

4 uova più un tuorlo

una bustina di vaniglina

un bicchierino di limoncello

la scorza grattugiata di mezzo limone

un pizzico di sale

400 gr di miele, rigorosamente di acacia o millefiori

confettini colorati e argentati

canditi (per chi li ama, io no)

Olio per friggere (meglio sarebbe l’evo ma il costo sarebbe proibitivo, ancora meglio lo strutto… ma già senza lo strutto si parla di 500 calorie a porzione!)

Impastate farina, zucchero, vaniglia, lievito con le uova a temperatura ambiente, il burro ammorbidito e il limoncello, la scorza del limone e il sale. Lavorare a lungo l’impasto fino a renderlo liscio ed abbastanza elastico. Fatelo riposare a lungo (3/4 ore). Poi dividetelo in panetti e ricavatene delle strisce di pasta che taglierete a pezzettini piccoli (un po’ come si fa per gli gnocchi). Arrotondate i pezzettini rendendoli delle palline (piccole). A questo punto friggete le palline (meglio una friggitrice che tiene l’olio a costante temperatura) e scolate quando sono perfettamente dorate (attenzione non brunite, dorate!). Sciogliete il miele a bagnomaria e condite gli struffoli (è l’ora di aggiungere i canditi per chi li ama). Disponete i dolcetti a corona in un piatto da portata tondo e spolverizzateli di confettini. Aspettate che il tutto si raffreddi e si solidifichi, magnifico, un piacere per la vista… ma aspettate a gustarli almeno fino alla Vigilia!

Le mille luci dell’arte

Antonello Ghezzi, Luminarte,2013
Antonello Ghezzi, Luminarte,2013

La città di Pistoia è un gioiello in Toscana. La sua piazza del Duomo è considerata come una delle più belle d’Italia. In questi giorni, durante le feste natalizie, l’intero centro storico è diventato un’opera d’arte con uno spettacolare allestimento di luminarie.  Luminarte 2013 è il primo appuntamento di un’iniziativa ideata dall’associazione Utopias! e finanziata dai commercianti pistoiesi per rilanciare la città.

Antonello Ghezzi
Antonello Ghezzi, Luminarte 2013

Immaginatevi un grande allestimento di luci pensato da due giovani artisti, Nadia Antonello e Paolo Ghezz,i e con loro immaginatevi il lavoro di una delle  più importanti ditte costruttrici di allestimenti luminosi: la De Cagna di Maglie, in provincia di Lecce. Insieme hanno istallato una grande apparato di luci, dal carattere onirico e fantasmagorico, nella piazza del Duomo, a ridosso dell’antico palazzo del Tribunale e di fronte a quello del Comune. Un’opera che si relaziona con la piazza aprendo prospettive straordinarie e creando suggestioni da set cinematografico. Inoltre le vie del centro sono addobbate da stelle luminose che conducono a questa grande istallazione. Tutta la città è pervasa da luci diverse dal solito che la trasformano in un luogo incantato, un paesaggio fiabesco. Ma c’è di più. Antonello e Ghezzi hanno scritto un racconto di Natale che ha una particolarità: non ha una fine. Contiene un segreto. L’arcano è stato celato all’interno della grande luminaria e sarà svelato soltanto alle 18 del giorno di santa Lucia, il 13 dicembre. Il giorno più corto dell’anno, quello dove c’è maggior bisogno di luce, tutta la città, i visitatori, i curiosi e i turisti, si ritroveranno ad attendere lo svelamento del segreto. Gli artisti – noti per la loro capacità di creare opere che si relazionano fortemente con il contesto sociale – hanno lavorato sul concetto più profondo del Natale, quello dell’attesa, dell’avvento, in un progetto dalle caratteristiche veramente uniche.

In questo modo, quest’anno per la prima volta, i pistoiesi potranno dire che qualche volta le favole, con la partecipazione di tutti, si possono avverare!

Prove di Natale 2: Amazon

drone di amazonVolete un completo per fare kite surf ? Siete orientati su un caramellizzatore ? O piuttosto sentite l’impellente bisogno di acquistare uno scacciatalpe ? Magari vi basta l’ultimo libro del vostro autore preferito?  E tutto rigorosamente seduti alla vostra scrivania attraverso Internet ? Dove trovare tutto, ma veramente tutto con un click ?

Ma su Amazon naturalmente…

No, la mia non é una celebrazione dell’arcinoto gigante della vendita on line (che, secondo me, ha contribuito ad accentuare il lato più deleterio della globalizzazione) è la constatazione di un dato di fatto.

Leggo oggi la notizia che per sveltire la consegna dei prodotti acquistati dal pubblico, Amazon sta studiando la possibilità di recapitare i propri pacchi attraverso un fattorino speciale: un drone, che in meno di mezz’ora dall’ordine depositerà davanti alla porta di casa, guidato da un GPS, il pacco contenente gli acquisti. Droni con otto motori, denominati «Octocoper», puliti, ecologici (emissioni zero), economici. Già mi ci vedo ad aspettare il mio drone nel vialetto di casa (si, perché, ahimè, io sono una compratrice compulsiva!) e a beccarmi il pacco giallo contenente la pirofila dei miei sogni sulla testa!

Che si tratti di una bufala prenatalizia o della verità, una cosa mi consola: che almeno questi droni non sono programmati per spiarci…

Prove di Natale, n° 1

regalo di NataleNatale si avvicina. Vi farete trovare come al solito impreparati o fate parte di quella stretta cerchia di persone che dopo aver stilato un accurato e impeccabile elenco riesce a comprare tutti i regali, per tutti gli amici e i parenti mesi prima (conosco persone che battono mercatini e negozietti fin dall’inizio dell’estate…)? Cioé fate parte di quella schiera di sciattoni come me, che improvvisano fino alla mattina di Natale, rimediando spesso terribili figuracce, o affrontate il « problema regalo » con perizia scientifica (senza cioé ripetersi o sbagliare taglia, numero, persona ecc ecc)?

Per i secondi è stata redatta una lista delle dodici migliori città nelle quali si può fare shopping natalizio. I parametri di scelta sono stati rigorosi: come muoversi (qualità del trasporto pubblico, accessibilità e disponibilità di taxi, tempi di trasporto e percorrenza); valore (cioè le stagioni di vendita e i prezzi medi); varietà (cioè numero di marche disponibili, gamma delle categorie commerciali, quantità di negozi di lusso, grandi magazzini, boutique, rivenditori vintage e bancarelle); esperienza (parametro basato su bellezza della città, qualità delle vetrine e dei negozi, cordialità e competenza degli impiegati e dello staff, possibilità di alloggio e vitto). Al primo posto naturalmente c’è New York, seguita da Tokyo, Londra, Kuala Lumpur, Parigi, Hong Kong, Buenos Aires, Vienna, Dubai, Madrid, Milano e Seul. In queste città si trova di tutto e di più, i prezzi possono essere scandalosamente alti o pazzescamente bassi, le idee, per essere almeno una volta originali la mattina di Natale, vi assalgono mentre state guardando le vetrine.

Io mi chiedo, c’era davvero bisogno di fare uno studio accurato per arrivare a capire che fare shopping in una megalopoli è più facile che farlo a Busto Garolfo?

Senza cadere nella trappola moralistica sul genuino significato del Natale, reputate che sia davvero necessario il «regalo» di  Natale ? Se credete che la tradizione debba essere rispettata pensate che debba essere «utile» o completamente «inutile e frivolo» ? Basta il pensiero o bisogna andarci giù duri ?

Raccontatemi cosa ne pensate e cercate di riappacificarmi con la tradizione ridondante che faccio fatica  a seguire ed apprezzare…

Chiacchiere del lunedì

Di buone notizie ancora non ce ne sono molte, in questo mondo bisognoso di cambiamento e di speranza,  ma questa settimana l’arrivo del nuovo Pontefice, Francesco, ha scaldato il cuore di molti.

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Dunque adesso siamo pronti per vivere al meglio riti e tradizioni della Pasqua.Lasciatemi trascurare i riti sacri e per un attimo passiamo in rassegna qualche tradizione che ho scoperto da queste parti.

Qui da noi, in Svizzera, il tradizionale uovo sodo lo trovi già cotto e colorato al supermercato. Se però volessi decorarlo da solo, troveresti in vendita mille attrezzi  incredibili per poterlo fare. Tra le invenzioni più geniali, a questo riguardo, c’è la siringa con la quale estrarre il tuorlo e l’albume e salvare il guscio. Oppure, se non sei bravo e non hai pazienza, puoi sempre attaccare sul guscio mille tipi di versi di adesivi colorati.

La  tradizione vuole, poi, che come per il Natale si prepari anche l’albero di Pasqua. A tal fine, qui si usano dei rami  che  possono essere di  nocciolo, di ulivo o di pesco. Si mettono in un vaso e si decorano con uova, campanelline pulcini o come si vuole. In Svizzera, inoltre, chi i pulcini e i conigli di Pasqua ama vederli vivi può sempre andare nell’Oberland di Zurigo, a visitare il museo di Olten dove ogni hanno preparano un piccolo zoo domestico, per l’occasione. Qui i bambini possono vedere e toccare pulcini e conigli veri e andare a cercarsi le uova che sono state nascoste nel museo. Le uova nascoste sono un bellissimo gioco, che ho imparato qui. Mi hanno detto che è  il coniglio che le porta nelle case e le nasconde, sono i bambini poi che le devono trovare, appunto, nel giardino o in casa.

Nella città di Nyon, non distante da noi, per Pasqua si celebra anche un’altra tradizione antica di secoli: si rivestono le fontane con ghirlande di nastri e uova colorate per sottolineare il fatto che il gelo è ormai passato e l’acqua riprende a  scorrere.

Insomma, è vero che le tradizioni cambiano e si evolvono, ma senza di esse  le giornate dell’anno scorrerebbero piatte e monotone: niente divertimento e imprevisti bizzarri. Impossibile da immaginare!

Che i nostri migliori auguri vi raggiungano in qualsiasi parte del mondo voi siate!

Auguri Natale 2012Queste siamo noi!

Vi auguriamo un Natale di felicità e risate!

Vi aspettiamo tutti qui per il nuovo anno,

con tante novità,

a fare due chiacchiere come vecchi amici.

Ora scusate, ma i preparativi per il cenone ci chiamano!

Enrica e Stefania