Il 4 aprile è la Giornata Internazionale di sensibilizzazione al problema delle Mine e dell’assistenza alla lotta anti-mina, evento riconosciuto e promosso dalle Nazioni Unite.
Le statistiche parlano di un morto a causa delle mine antiuomo ogni trenta minuti, in quei paesi, e sono ben 62, in cui esse sono o sono state usate. La maggioranza delle vittime sono civili, soprattutto bambini e donne. Il problema è vastissimo, si calcola che per sminare l’Afghanistan, tenendo i ritmi fino a qui usati, ci vorrebbero 2400 anni!
Se scorriamo velocemente i puri dati ci rendiamo conto della complessità della situazione: le mine antiuomo posate e inesplose nel mondo ammontano ad oltre 100 milioni, ancora oggi sono 15.000 le persone mutilate o uccise ogni anno, il costo medio di una mina è assurdamente basso (poche decine di euro), il costo medio per disattivarle con professionisti, cani addestrati, mezzi tecnologici ecc. è attualmente di oltre 5000 euro a ordigno. Si calcola che nel mondo esistano ancora 160 milioni di mine antiuomo che fanno parte dell’arsenale bellico dei paesi che non hanno firmato il Trattato di Ottawa – la Convenzione sul divieto d’impiego, di stoccaggio, di produzione e di trasferimento delle mine antipersona e sulla loro distruzione, entrato in vigore nel 1999 e purtroppo non ratificato da tutte le nazioni – e non sono state distrutte (stima del 2012).
“La mina antiuomo è un’arma semplice, tecnologicamente elementare e molto economica, essa viene studiata per ferire, mutilare o uccidere indiscriminatamente chiunque ne causi la detonazione e tutte le altre persone che si trovano in prossimità. Una volta posata sul terreno rimane attiva per decenni” (tratto dal sito Stopmine.it) per combattere chissà quale nemico immaginario.
E almeno le mine uccidessero in modo pulito o, come si diceva un tempo, “chirurgico”! invece no, “lacerano, accecano, sbrindellano, cancellano parti di vita, creano voragini di antimateria, progettano il non-uomo” (M. Ovadia, Prefazione al libro di G. Strada, Pappagalli verdi, Cronache di un chirurgo di guerra, Feltrinelli, Milano 1999, p.8). Tutto ciò in barba agli sforzi di migliaia di persone impegnate in prima linea in questa assurda battaglia.
Quest’anno poi la giornata è consacrata al ruolo importantissimo che giocano le donne anche nella soluzione di questo tragico problema. Sono le donne infatti che negli scenari di guerra e degenerazione mostrano come proteggersi, aiutano le vittime e partecipano allo sminamento.
Ma ancora oggi 14 paesi (Usa, Cuba, Russia, Egitto, Iran, Iraq, Burma, Cina, India, Corea del Nord e del Sud, Pakistan, Singapore e Vietnam) continuano a rifornire gli arsenali dei signori della guerra.
Siamo entrati in una nuova era fatta di diavolerie tecnologiche. Pensate agli smartphone, che arricchiamo in continuazione con nuove app promettenti vita migliore e soprattutto più facile. Le nuove generazioni, ossia i cosiddetti nativi digitali, sembrano essere molto in gamba fin da giovanissimi con il computer e con la tecnologia della comunicazione, ma completamente disadatti in materia di abilità pratiche, anche le più elementari, come allacciarsi le stringhe delle scarpe. E pensare che un po’ di praticità e di manualità possono salvarti da mille impicci!
Ogni giorno la vita ci presenta qualche problema da risolvere, in relazione a problemi domestici, o alla manutenzione dell’ auto, oppure sul lavoro e chi più ne ha più ne metta. Come ha scritto una guida che ho ritrovato in casa di mia madre, venduta negli anni Ottanta con il settimanale Grazia, i problemi domestici quotidiani possono andare dalla macchia sul tavolo al soufflé che si smonta . Ma la guida ci rassicura: chi conosce i piccoli e grandi trucchi del fare, riuscirà a risparmiare tempo, denaro e guai. Tre cose che anche con il nuovo millennio non sono da sottovalutare.
Si è spento ieri all’età di 90 anni Jacques Le Goff, uno dei più importanti storici del nostro tempo. Un mostro sacro per chi, come me ha studiato o solo si è appassionato, alla storia medievale.

A Ginevra fra il 2 e il 6 aprile 2014 si terrà Musica e scienza, un evento multidisciplinare che quest’anno si vuole concentrare sui gesti e il potere emozionale della musica.
Nel 2012 Caitlin Freeman ha scritto un libro che non mi risulta essere mai stato tradotto in italiano, ma che risalta per la sua innegabile originalità.
Sapete cos`è il #nomakeupselfies? È una campagna di fundraising per la ricerca sul cancro partita dall’UK in cui le donne postano su twitter e facebook la propria foto senza trucco chiedendo una piccola donazione da effettuare attraverso un numero telefonico da comporre e “nominando” altre donne invitandole a fare lo stesso. Si crea in questo modo una catena virtuosa di donazioni che in Gran Bretagna ha toccato i due milioni di sterline.
