CANNES

festival-di-cannes-2016-posterSe io pronunciassi tutto d’un fiato Almodovar, Dardenne, Jarmush, Spielberg, Woody Allen, Foster, Park Chan Wook cosa vi verrebbe in mente? Naturalmente Cinema, e dove tutti questi mostri sacri possono incontrarsi e mostrare le proprie opere? Naturalmente a Cannes!

Si apre oggi infatti il 69° festival di Cannes. Il più famoso e grande rendez vous mondiale della cinematografia d’autore prende il via sulla croisette con 20 film che si contenderanno la Palma d’Oro, il maggiore dei riconoscimenti offerti dal festival.

Tra i 20 in lizza spicca la mancanza di un titolo italiano. Il nostro cinema  infatti quest’anno non parteciperà alla corsa per l’ambito premio, tuttavia è ben rappresentato nella sezione della Quinzaine des Réalisateurs, evento parallelo al festival ufficiale che spesso propone una selezione addirittura più interessante di quella ufficiale. Vi troviamo Marco Bellocchio con Fai bei sogni tratto dall’arcinoto romanzo di Massimo Gramellini, interpretato da un grande attore del nuovo cinema italiano, Valerio Mastrandrea. Troviamo qui anche Paolo Virzì con La pazza gioia, una sorta di Thelma e Louise all’italiana con Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi e ancora Fiore di Claudio Giovannesi.

La locandina del festival quest’anno è di godardiana memoria. Infatti è un fotogramma tratto dal film di Godard del 1963, Il disprezzo, adattamento dell’omonimo romanzo di Alberto Moravia, girato fra Roma e Capri, con Brigitte Bardot e Michel Piccoli.

Tutto procede secondo copione, anche le previsioni meteorologiche che, come spesso accade, non sono fra le più rosee. Quest’anno però il festival sarà particolarmente “blindato”, effetto dei ben noti attacchi terroristici, tuttavia si preannuncia come uno dei più ricchi degli ultimi anni. Si vedrà!

Coltivare la fantasia: il Giardino volante

Se davvero come ha detto l’artista Bruno Munari “il prodotto della fantasia , come quello della creatività e delle invenzioni nasce dalle relazioni che il pensiero fa con ciò che conosce” più si conosce più si riesce ad avere fantasia, creatività e inventare cose nuove. E se crediamo che “l’arte agisca sulla vita intellettuale, affettiva morale delle persone diventando il miglior strumento per la formazione di uno spirito libero” affermazione della pedagogista polacca Irena Wojnar nel 1967 non c’è da stupirsi che quando l’arte incontra i bambini sia una festa per la fantasia .

Nella città di Pistoia ad esempio è sorto  un giardino pubblico, Il giardino volante , aperto a tutti i bambini, dove si possono vivere esperienze diverse. I giochi però non sono quelli di sempre ma  sono stati disegnati da un gruppo di  artisti. Qui gli scivoli, le altalene, i dondoli hanno forme inedite e sollecitano i bambini a sperimentare tutti i giochi e tutte le avventure possibili.

E’ ormai passato un anno da quando è stato inaugurato e guardando il video appena realizzato da Chiara Guidi sembrerebbe che il Giardino Volante sia un vero vivaio dove si coltiva e cresce tanta fantasia.

chi volesse saperne di più http://www.ilgiardinovolante.it

Il mondo di Domani

LocandinaPer iniziare bene la settimana parlerò di un film francese, in realtà un documentario, realizzato come un road movie. Il titolo è evocativo “Demain”, Domani.  Costruito in 5 capitoli che coprono parte dei campi della vita quotidiana, propone per ognuno di essi delle soluzioni. Infatti si tratta di un documentario sulle alternative alle crisi ecologica, economica sociale che rischiano di cancellare entro il 2100 una buona fetta della popolazione mondiale. Cyril Dion e Mélanie Laurent, ideatori e realizzatori di questo incredibile lungometraggio, realizzato a basso costo con l’apporto finanziario di normali cittadini, sono partiti con un’equipe di 4 persone e hanno percorso 10 paesi per comprendere chi potrebbe provocare questa catastrofe e soprattutto come potrebbe essere evitata.

Un documentario che vuole raccontare una storia di speranza. Durante il viaggio infatti i cineasti e la loro troupe hanno incontrato persone che hanno reinventato l’agricoltura, l’energia, l’economia, la democrazia e l’educazione. Hanno dato uno sguardo intenso e senza pregiudizi a iniziative positive e concrete che già oggi funzionano, che piano piano stanno emergendo e che fanno in qualche modo intravedere come potrebbe essere il mondo di domani.

I registi ci fanno conoscere personaggi eccezionali che già da ora si adoperano per cambiare il pianeta, ognuno nella propria area e con le proprie competenze. Ci presentano molti protagonisti di questa incredibile storia, come  Elango Rangaswamy, sindaco del villaggio indiano di Kuttambakkam nello stato del Tamil Nadu, che qui ha realizzato un modello di democrazia partecipativa realmente funzionante; oppure Kari Louhivuori direttore della Kirkkojarvi Comprehensive School a Espoo in Finlandia, in cui si insegna agli studenti ad imparare e per ognuno di loro esiste un programma tarato sulla loro persona; o ancora l’architetto ecologista Jan Gehl, ideatore del progetto pilota che ha reso Copenhagen una delle città più eco friendly del mondo, che ha consentito di abbattere 90000 tonnellate di CO2 per anno riconsegnando la città ai cittadini, ai piedoni e a coloro che si muovono in bicicletta.

Il documentario è in lingua francese e dal dicembre 2015 ad oggi ha avuto milioni di spettatori. Non so se mai sarà distribuito in Italia, sicuramente fra qualche tempo sarà possibile vederlo in streaming. È una visione consigliata per svegliare le coscienze di chiunque mediti su come fare per arginare il disastro ecologico e sociale. Intanto si può fare un salto sul sito ufficiale (in francese) che spiega meglio di cosa si tratta. Buona navigazione!

La Storia tradita

khatchkar-1200È di ieri la notizia che finalmente il Senato Italiano ha approvato il disegno di legge sul “reato” di negazionismo. Una brutta parola per un altrettanto brutto concetto, che si basa sulla negazione, contro ogni evidenza, di terribili eventi storici. La pena che secondo il ddl potrà essere comminata va dai due ai sei anni “se la propaganda, ovvero l’istigazione e l’incitamento commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah, o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale”. Ora tutto verrà rimandato alla Camera che sancirà definitivamente la legge, speriamo in tempi brevi.

L’approccio del negazionista alla storia e ben differente da quello dello storico. Innanzitutto l’utilizzo delle fonti diviene selettivo. Non tutte, infatti, vengono ugualmente studiate e approfondite. Il negazionista omette tutto ciò che non collima esattamente con ciò che vuole affermare, manipola i fatti li rende duttili alla sua propaganda, addirittura arriva a creare documentazioni false, riscrivendo una storia parallela priva di qualsiasi serio fondamento.

E così nascono mostruose teorie che negano la Shoa con il carico di dolore che comportò, che negano il genocidio Armeno del 1915 (già di per sé poco conosciuto), che negano insomma crimini disumani ai quali l’umanità ha assistito impotente (o indifferente?).

La storia per fortuna vive della memoria, dell’identità e della forza di tutti coloro che hanno subito questi crimini. E se la Shoa vive nel ricordo dei sopravvissuti, il genocidio armeno vive nel simbolo stesso di questo popolo il Khatchkar, la tipica stele funeraria a forma di croce che il popolo armeno scolpisce da oltre 2000 anni che è divenuto il simbolo della volontà di perpetuare la propria esistenza, a dispetto della costante sensazione del pericolo di scomparire.

Tutto questo non può essere cancellato, ma deve essere trasmesso nel modo più chiaro possibile alle nuove generazioni, affinché la storia non possa ripetersi…

Scivolate ardite

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Anish Kapoor, The orbit

Non era la prima volta che un opera d’arte da collocare in una città creava scompiglio e polemica, ma nel 2012, quando Anish Kapoor realizzo’ la torre  Arcel Mittal Orbit, i detrattori dell’arte contemporanea si scatenarono: una torre altissima (115 metri), tutta in metallo (Arcelor Mittal è il più grande gruppo industriale dell’acciaio a livello mondiale), veniva eretta a Londra per celebrare i giochi olimpici. Kapoor aveva in effetti sfidato l’idea stessa di monumento prendendo spunto (quasi rendendogli omaggio) dal progetto di Torre -monumento alla terza internazionale, mai realizzato, opera di Vladimir Tatlin (1919-1920). L’opera era concepita per rimanere come simbolo e memoria dell’evento sportivo.

Adesso la torre cambia vita. L’artista belga Carsten Holler la userà per installare uno scivolo curvilineo che raggiungerà l’altezza di 178 metri (certo: il più alto del mondo!). La cosa sembra condotta in accordo con lo stesso Kapoor (lo ho letto sul Corriere della Sera del 27 aprile ultimo scorso). Lo scivolo sarà un grande tubo: prepariamoci a compiere folli discese. L’opera verrà inaugurata il 24 giugno prossimo.

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The Slide, Carsten Holler

Offrendo un’ emozione così forte, la torre riuscirà adesso a diventare una volta per tutte il simbolo di Londra?

Quando il disegno ti salva la vita

zebra crossingPer la prima volta fu Leonardo da Vinci ad utilizzare l’anamorfosi per disegnare sulle pagine del Codice Atlantico il viso di un bambino e un occhio. Questa tecnica risale all’epoca di Leonardo, ma fu codificata solo nel ‘600, quando la disciplina perse quella patina magica che aveva acquistato nel tempo e si diffuse non solo fra gli artisti, ma anche fra gli architetti. Si tratta della creazione di disegni distorti, a prima vista indecifrabili e mostruosi che sono intellegibili solo se approcciati da particolari angolature, distanze o riflessi nello specchio, si tratta di un processo geometrico  e come tale soggiace a certe precise regole.

Esempi di questa tecnica ce ne sono tanti. Fra i più famosi il dipinto “Gli ambasciatori” di Hans Holbein (1533), in cui fra le due figure degli ambasciatori in basso, si distingue una forma incomprensibile che si palesa solo guardando il dipinto da destra e da una certa distanza, si tratta di un teschio, un “memento mori”. Agli inizi del XVII secolo Emmanuel Maignan, dipinse sulla parete del convento di Trinità dei Monti a Roma, un affresco lungo 6 metri. Da vicino all’apparenza si tratta di un semplice quanto bizzarro panorama costiero con vele e abitazioni all’orizzonte, ma osservato alla fine del corridoio ci si accorge che in realtà raffigura san Francesco di Paola inginocchiato in preghiera!

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Oggi gli esempi più spettacolari di arte anamorfica prospettica sono realizzati da artisti di strada, che realizzano opere incredibili. E a questo proposito è di qualche giorno fa la notizia che in India questo tipo di illusione ottica è stata sperimentalmente adottata dal Ministero dei Trasporti sulle strade del sub continente per costringere gli automobilisti a rallentare, per diminuire il numero di incidenti sulle strade!

Botte da orbi

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Botte da orbi. Oppure: tutti contro tutti. Lo intitolerei così l’ultimo film di Capitan America. Vi accade che tutti i supereroi, per via di certi casi assai curiosi, si mettono a menarsi fra loro, al fine di fermare un malfattore. E se ne danno di santa ragione (il cattivo è quello che ne busca meno di tutti!). Con tutta la potenza dei software di oggi, ci sono scene di lotta che lasciano col fiato sospeso. In certi momenti, quando Capitan America scazzotta un ex amico, viene quasi voglia di urlare: “Numi, l’accide!”. Ma poi il soccombente si riprende e – pin pun pam paff – rende indietro tutto cio’ che ha ricevuto, con i dovuti interessi: neanche fosse Asterix ubriaco di pozione magica. C’è chi diventa grandissimo, chi vola, chi crea campi magnetici, chi lancia autobotti e chi ferma gli aerei.

Le bombe son dappertutto. Manca solo una scena romantica. V’è appena un bacio, peraltro castissimo, in tutto il film (e che diamine, Capitan America non è mica un qualsiasi pomicione!). Certo, sorgono spontanee delle domande. Ma perché questi supereroi vivono in una bolla senza mai avere una vita vera? Ma non si fermano mai a riflettere sui casini che combinano? Chissà: non ci è dato saperlo. Bisogna accontentarsi della saggezza contenuta in un vecchio detto: felice chi conobbe la cagione delle cose.

 

Voci e colori del XX secolo

Tutti abbiamo a cuore un album fotografico che ci ricorda di quando eravamo bambini o giovani adulti. Tutti ci sciogliamo teneramente davanti a filmini in super otto girati al mare assieme alla mamma e ai cugini. Quelle memorie fanno parte del nostro passato, un passato che ci ha reso ciò che attualmente siamo. Questi ricordi li curiamo, li teniamo in perfetto ordine, diventano parte di noi e della nostra storia, molto più attraenti e utili di qualsiasi pagina scritta. Diventano la nostra memoria storica.

Bene, inserite ora queste semplici verità sulla memoria collettiva di intere generazioni. Ne scaturirà la Storia, quella con la S maiuscola. Testimonianze vive e capaci di raccontare meglio di qualsiasi altro mezzo lo scorrere degli avvenimenti, fotografie e filmati costituiscono fonti fondamentali per comprendere e imparare ed è questa la strategica importanza dei patrimoni fotografici e multimediali novecenteschi.

Grazie ad un progetto ideato dalla Fondazione di Venezia in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo ieri è stato presentato l’Atlante degli archivi fotografici e audiovisivi digitalizzati che per la prima volta scheda il patrimonio mediale storico italiano già digitalizzato o in corso di digitalizzazione sino al dicembre 2014. Questa pubblicazione sarà disponibile gratuitamente in formato digitale da settembre e sintetizza i risultati di un’indagine durata quattro anni.

Gli archivi fotografici, audiovisivi e sonori saranno una risorsa fondamentale per raccontare la storia del Novecento italiano, senza dimenticare le connessioni con quanto avvenuto nel resto del mondo.

Il volume inoltre rappresenta anche “un’occasione per riflettere sulle politiche di conservazione, gestione e valorizzazione dei patrimoni fotografici e multimediali, sulla funzione che tali fonti svolgeranno nell’immediato futuro, sugli strumenti più opportuni per sensibilizzare l’opinione pubblica e la società civile circa l’importanza di destinare maggiori risorse e attenzioni alla tutela di questo patrimonio” come affermato dal Segretario generale del Ministero Antonia Pasqua Recchia.

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“Il tempo corre e la memoria mediale del ’900 rischia di scomparire per sempre senza piani di intervento strategici, di cui l’Atlante della Fondazione di Venezia costituisce un umile ma utile tassello iniziale: conoscere è un primo passo, il secondo è condividere le informazioni nelle forme più ampie e trasparenti, perché solo la condivisione della conoscenza può salvarci dal rischio di soccombere ai nuovi monopolisti della memoria, che, come la conoscenza, è stata e deve rimanere un bene comune” (Guidi Guerzoni, La Stampa 28.04.2016)

Non aver dubbi: alla mostra di Carsten Holler il divertimento è assicurato

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Carsten Holler , Tate Modern,2006-2007

Per ben due volte non sono riuscita nell’intento di salire su una installazione dell’artista tedesco Holler. La prima volta mi è capitato nel 2007 alla Tate Modern quando, sorprendendomi solo come l’arte può fare, mi mise di fronte a una serie di  colossali scivoli che mi invitavano a salire per poi ridiscendere. Ma niente da fare: le persone erano così tante che avrei dovuto aspettare per ore, prima di farmi la mia scivolata. La seconda volta invece l’ho rincontrato nel 2015 alla Biennale di Venezia. In quel caso, aveva collocato nei Giardini una vecchia giostra volante modificata, che girava lentissimamente e ti invitava a salire. Non c’era fila, allora,  ma il custode mi spiegò che per ragioni di sicurezza era stata vietata l’uso della giostra.

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Carste Holler, 2015

Ora si presenta una bella occasione, a Milano: Holler è stato invitato per una mostra personale presso l’Hangar Bicocca. La mostra è stata curata da Vicente Todoli e si intitola Doubt. In mostra si vedono opere storiche e nuove produzioni  e, appena entrati, siamo invitati a scegliere il nostro percorso.imgres-2

Sembra, infatti, che sia lasciato al visitatore la scelta tra due percorsi e che al loro interno troveremo di nuovo tante strutture gioco con cui misurarsi. imagesL’ interazione con l’opera, il coinvolgimento totale e quindi la messa in atto da parte del visitatore di tutti i sensi, non è una novità nel campo dell’arte, anche se qui il riferimento ludico è spinto al massimo e sembra rimanere dentro la cornice dell’arte colorata e neo pop a cui abbiamo assistito in questi ultimi decenni.

L’isola delle storie

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Photo Credit © Ziga Koritnik

L’Italia, si sa, è  composta da «un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori», come recita la scritta sul frontone del Palazzo della Civiltà Italiana dell’EUR. E come tali gli italiani accolgono in ogni loro regione, in ogni loro città, in ogni loro villaggio, un aspetto particolare del Bel Paese, celebrato in una sagra, una celebrazione, un festival. Accanto alle manifestazioni più famose esistono centinaia di realtà locali che tendono ad esaltare le caratteristiche rilevanti di un luogo, rendendolo in tal modo universale.

È il caso del festival letterario L’isola delle Storie, che dal 2004 si tiene annualmente nella prima settimana di Luglio a Gavoi in Barbagia. Ospiti nazionali ed internazionali del mondo della letteratura giungono in massa in questo paese dell’entroterra sardo, così lontano dai circuiti turistici convenzionali, in cui il tempo sembra essersi fermato. Quest’anno si terrà fra il 30 giugno e il 3 luglio.

ssliderÈ una festa, una festa della letteratura ma anche una festa dell’accoglienza, quella data da tutti, indistintamente, gli abitanti di Gavoi a chi per qualche giorno vuole godere dei ritmi lenti di questo paese da favola. A Gavoi si raccontano storie, gli autori leggono brani delle loro opere creando un clima di dialogo con il pubblico. Un vero e proprio esercito di volontari veglia affinché tutto fili liscio. A Gavoi si ascolta musica, ci si perde nella poesia, si partecipa ai laboratori creativi. Per qualche giorno il nostro cuore batte in simultanea assieme al cuore di centinaia di altre persone attratte dal piacere dell’ascolto e della lettura.

Fino ad oggi le consegne sono state rispettate, il festival infatti vuole: «restare un luogo di confronto vero tra Lettori e Scrittori; esercitare con fierezza la propria località senza chiudersi al mondo; essere uno spazio di ospitalità senza che ciò significhi perdere la propria personalità; essere un appuntamento in cui la parola Festival assume il suo significato primo di manifestazione in cui migliaia di spettatori possono assistere a eventi unici».

Per tutti coloro che vogliono scappare per un week end in un luogo magico e culturalmente effervescente.