Adotta un nonno… non te ne pentirai!

nonnoCosa significa essere anziani, essere rimasti da soli quando il compagno o la compagna di una vita se ne sono andati, quando gli amici di sempre non ci sono più e si fa fatica a capire i cambiamenti e a seguire un mondo che non si riconosce più?

Solo a Milano sono 24000 gli ultra settantenni molti dei quali vivono in condizione di indigenza e solitudine. La Arca onlus in collaborazione con il Comune di Milano promuove il progetto Adotta un nonno, che “nasce dalla necessità di assistere e sostenere i sempre più numerosi anziani poveri e soli della città di Milano. L’obiettivo del progetto è semplice: garantire agli anziani indigenti un pasto al giorno e la possibilità di occuparsi della propria igiene personale e di quella della loro abitazione”.

Nell’ambito di tale progetto a partire dal 20 ottobre prossimo, in alcune scuole di Milano alcuni di questi nonni sederanno gomito a gomito con i bambini delle elementari. A loro infatti verrà offerto non solo un pasto caldo ma soprattutto un momento di socialità con i più piccoli con cui condivideranno il pranzo nella mensa e qualche chiacchiera prima del ritorno sui banchi.

In questo modo si dovrebbe ottenere un doppio risultato: il primo il più importante quello di sviluppare attraverso la condivisione del cibo la costruzione di legami tra le persone e il sostegno ai più deboli, Il secondo, altrettanto importante, evitare gli inevitabili sprechi delle mense scolastiche.

 

 

Chiacchiere del lunedì

Delphine Boël, The Golden Rule blabla
Delphine Boël, The Golden Rule blabla

Perché mai approfitto di ogni occasione per sentirmi colpevole? Siete così anche voi? Siete di quelle persone che si scusano per un niente? Facciamo un test: camminate per strada e qualcuno vi urta; d’istinto vi sentite colui che ha urtato e quindi chiedete scusa, oppure vi sentite colui che è stato urtato e dunque guardate male l’altra persona?

Se avete risposto colui che urta e chiede scusa, allora sappiate che secondo Milan Kundera fate parte “dell’esecito dei chiediscusa”, cosi chiamati nel suo ultimo libro L’insignificanza. Anch’io mi sento di quella schiera, anzi addirittura sono del tipo che entra in un negozio e invece di dire buongiorno dice: scusi, posso farle una domanda?

Kundera, inoltre, fa dire al suo personaggio che chiedere scusa non è solo “uno stupido riflesso” ma addirittura uno strumento per mettere a prova la forza tra due persone. Mi spiego meglio, egli sostiene che “la vita è una lotta contro tutti” e oggi nel mondo civile, non potendo scagliarci gli uni contro gli altri, non ci rimane altro strumento che “l’ignominia del senso di colpa da scaricare sull’altro. E continua: Vincerà chi riuscirà a fare dell’altro un colpevole. Perderà chi ammetterà di avere torto”. I chiediscusa pensano di ammansire le persone chiedendo loro scusa, in verità si mettono in una posizione di debolezza e alla fine saranno dei perdenti.

Il secondo personaggio del romanzo di Kundera, che è affetto dal male del chiediscusa, risponde a queste affermazioni dicendo: “ e’ vero non ci si deve scusare. Eppure, preferirei un mondo in cui tutti si scusassero, senza eccezione, inutilmente, esageratemente, per niente, in cui si profondessero in scuse...(p. 54) ”. A pensarci bene è proprio il mondo che piacerebbe anche a me: non è che, forse, le cose andrebbero meglio, se tutti si comportassero così?

Scusate, ma voi che ne pensate?

Buona settimana

Cartolina

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La prima cartolina che vogliamo spedire è per una nostra lettrice, che cura un suo blog e che ci segue sempre con attenzione!

Volevamo solo ringraziarti, perché anche nei momenti di sconforto in cui tutta questa fatica sembrava inutile e superflua i tuoi commenti, sempre arguti e piacevoli, ci hanno sostenuto e incoraggiato. Per questo ti spediamo la prima cartolina dell’anno che é del luogo a te più caro e che abbiamo trovato sul tuo blog, sicure di farti piacere, nella speranza che continui a leggerci e a commentare i nostri post!

Enrica e Stefania

 

La sala di lettura

Roberto Barni
Roberto Barni

Da oggi apriamo la nostra sala di lettura. In questo spazio proporremo un libro da leggere e dopo un mese lo commenteremo assieme. Ognuno potrà dire la sua, noi apriremo il dialogo e voi, se ne avrete voglia, lo continuerete.

Un libro si legge da soli, al cinema o a teatro si va in compagnia, un’opera d’arte la possiamo godere nei due modi (anche se io preferisco vederla da sola). Ma il contatto con il libro, l’opera, il film, è sempre e per prima cosa una relazione a due: si sceglie di uscire un po’ da sé e di entrare in relazione con l’autore. E’ per questo che leggere non è un atto di solitudine ma un atto di disponibilità, un confronto a due, tra lettore e autore.

La nostra sala di lettura non può e non vuole interferire con quel confronto, ma vuole essere un occasione per raccontarci, successivamente, cosa abbiamo vissuto leggendo quel dato libro.

Tutti pronti dunque: ci rivedremo GIOVEDÌ 23 ottobre e assieme, per un giorno, scriveremo ciò che abbiamo provato, ciò che ci sentiamo di dire sul libro:images

Il giovane Holden di J.D. Salinger.

Certo, abbiamo scelto un classico e forse molti lo hanno già letto; ma vi invitiamo a rileggerlo, magari nella nuova traduzione proposta da Matteo Colombo, con occhi nuovi e un pizzico di critica in più.

Buona lettura!

Un parco letterario per Hermann Hesse

Casa rossa“Era passata la mezzanotte e Klingsor, di ritorno da un suo giro notturno, stava sul piccolo balcone in pietra del suo studio. Al di sotto di lui si sprofondava a picco il vecchio giardino pensile, un groviglio pieno d’ombra di fitte vette d’alberi, palme, cedri, castagni fiori di Giuda, faggi sanguigni, eucaliptus allacciati da piante rampicanti, liane e glicine. Al di sopra degli alberi splendevano come pallidi specchi le grandi foglie metalliche delle magnolie, e tra il fogliame i giganteschi fiori bianchi come neve, dischiusi a metà, grandi come teste umane, lividi come la luna e l’avorio, dai quali, penetrante ed alato emanava un acuto profumo di limone”.

Il pezzo è tratto da uno dei romanzi bervi più autobiografici di Herman Hesse, sconosciuto ai più, scritto nel 1920, L’ultima estate di Klingsor. Chissà se Herman Hesse vedeva e sentiva ciò che è qui descritto, dalla sua abitazione di allora, Casa Camuzzi a Montagnola, in Canton Ticino, nel sud della Svizzera. Certo è che quando nel 1932 si trasferì, sempre a Montagnola, nella Casa Rossa, una villa fatta costruire appositamente per lui dal ricco amico zurighese Hans Bodmer, essa rispondeva ad alcune sue basilari necessità.

hesse in giardino

 

Innanzitutto la possibilità di coltivare il giardino, sua grande passione; luoghi abbastanza arieggiati e luminosi per poter scrivere, certo, ma anche dipingere. Un impianto di riscaldamento che alleviasse i dolori dovuti all’artrosi e infine l’esistenza di due appartamenti separati uno per lui e uno per la sua terza moglie Ninon. Il giardino di questa abitazione era un luogo privilegiato e profondamente amato dal premio Noel, e proprio parte di questo giardino viene oggi minacciata da un progetto immobiliare che prevede la costruzione di 9 ville e una palazzina nell’area del parco sottostante la costruzione.

casa rossa 2

Naturalmente si sono levate potenti opposizioni contro la licenza edilizia che il Municipio di Collina d’Oro aveva accordato, oltre ad una petizione, è stata addirittura presentata una mozione per creare il “Parco letterario Hermann Hesse” accorpando Casa Camuzzi, che ospita già il museo Hermann Hesse, e la Casa rossa con il suo giardino e le pertinenze.

 

Tutto ciò per fare in modo che la letteratura non rimanga solo “il viaggio di chi non può prendere un treno”, come diceva Francis de Croisset, ma che sia viva attorno a noi nella memoria degli autori che preferiamo.

Shirley

dal film Shirley di Gustav Deutsch
dal film Shirley di Gustav Deutsch

Carpire il mistero di un capolavoro è sempre stato uno dei motivi per i quali ci avviciniamo ad un’opera d’arte. Ciò mi è tornato alla mente in maniera evidente guardando un film. Non un film qualsiasi, ma un lavoro totalmente incentrato sull’opera del pittore statunitense Edward Hopper, che mette in scena e dà vita, con attori, a 13 dei suoi quadri più celebri. Si intitola Shirley e il regista è Gustav Deutsch.images

Si sa che mettersi davanti a un quadro vuol dire godere di un piacere estetico capace di condurti verso le profondità, i reconditi recessi, anche i misteri, come dicevamo sopra, sottostanti la pura superficie dipinta. Insomma, io credo che ogni volta che ci mettiamo davanti a un quadro ci venga spontaneo domandarci cosa ci sia dietro, cosa abbia pensato l’artista in quel momento o perché quel pittore abbia mai scelto una data immagine da rappresentare.

Immaginate di mettervi davanti alle opere di Hopper, che descrivono momenti di quotidianità intima e assieme astratta dal tempo – un po’ come accadeva, secoli prima, al pittore olandese Joannes Vermeer. Sono caratterizzate da una sorta di atmosfera intima, dalla luce di un particolare momento e dalla presenza di personaggi colti in un attimo, che ci invita quasi a entrare nella cornice per seguire una storia. Niente di più favorevole per una trasposizione cinematografica, che comunque richiede sensibilità di artista per non essere banale. Certo, niente di assolutamente nuovo: anche l’opera di Vermeer è stata scelta dal cinema di recente, ma il film si è concentrato su un solo quadro.

images
Il film su Hopper, invece, scorre attraverso 13 sue tele, che divengono quadri di vita interiore e di relazione dipanandosi così in una vera e propria storia personale, quella della figura femminile più ricorrente nei suoi quadri (la Shirley del titolo). Una storia che si intreccia con la storia americana dagli anni Trenta ai Sessanta: attraverso il quadro si percepisce la vita nel periodo successivo alla grande depressione, con le profonde divisioni razziali e sociali, per attraversare Manhattan in alcuni suoi scorci ormai parte del nostro immaginario collettivo, e passare poi al dopoguerra con il maccartismo, fino a sfociare nella luce del civil rights movement, con la marcia di Washington del ’63 e lo storico discorso del reverendo King.

La protagonista attraversa questa storia in pittura e perviene ad una catarsi, dalla quale, proprio come il suo paese, risorge proiettandosi verso una nuova vita.images

Chiacchiere del Lunedì

 

Delphine Boël, The Golden Rule blabla
Delphine Boël, The Golden Rule blabla

Julien Ries nella prefazione al suo Trattato di antropologia del sacro affermava: “Nel corso di ogni tappa della sua storia l’uomo religioso è creatore di cultura, ma in cambio la sua esistenza porta anche l’impronta della cultura nel cui ambito si svolge” (J. Ries, TAS, p.1, Jaca Book, Milano 1991). Quale migliore frase per commentare un articolo di A. Di Costanzo e A. Roncato apparso su Repubblica online e intitolato Sacro web, internet è un luogo di culto: santi e patroni diventano social!

Gli autori compiono un’analisi abbastanza dettagliata del boom religioso sul web: “Dirette streaming, app dedicate e webcam al servizio della fede. Per raggiungere i devoti in ogni angolo del pianeta, i grandi santuari e le piccole diocesi usano la Rete. Il mezzo che più di tutti abbatte le barriere di spazio e tempo”. Insomma lo spazio sacro che un tempo era legato ad un luogo ben definito (il luogo del culto) si allarga oggi a dismisura per dare la possibilità a tutti i credenti di accedervi comodamente seduti da casa. Prova ne sono il portale creato per i Miracolo di San Gennaro, che in breve tempo ha contato oltre i due milioni di contatti, o il sito della Basilica di Assisi che dà l’opportunità di visitare la tomba del Santo attraverso una web cam. Senza parlare dei 9 account ufficiali del Papa su Twitter (divisi per lingua), che contano oltre 15 milioni di followers/fedeli. Si calcola che ogni piccolo post in lingua spagnola di Papa Francesco viene ritwittato ben 11mila volte, per darvi una misura quelli di Obama in media sono ritwittati “solo” 1400 volte.

Dunque lo spazio sacro si allarga a dismisura al punto di contenere virtualmente tutta la comunità religiosa… ma, mi chiedo, il pericolo non è quello di diventare spettatori passivi come avviene per un evento sportivo? E che valore ha la presenza “virtuale” del fedele che non presuppone nessuna difficoltà se non quella di collegarsi via web, magari con una bibita in mano? Dove va a finire il retaggio di secoli fatto di preghiera in comune, di presenza, di commozione davanti ad un rito religioso?

Ma i tempi cambiano, no?

…per il prossimo futuro

Torneremo a ritmo completo.

La prossima settimana infatti il blog di italianintransito riprenderà il suo solito corso.

Delphine Boël, The Golden Rule blabla
Delphine Boël, The Golden Rule blabla

Ogni giorno un post diverso: ci saranno sempre le Chiacchiere del lunedi ma in aggiunta avremo come appuntamento fisso il giovedì dedicato ai libri.

Barni
Roberto Barni

Il giovedì sarà la giornata dedicata ai libri (non solo recensioni, ma anche storie curiose e informazioni sulle case editrici soprattutto quelle giovani o emergenti) con un invito per tutti i nostri lettori. Ogni mese infatti lanceremo un titolo da leggere e alla fine del mese avremo tutti una giornata per commentare questo libro e dire la nostra. Insomma tentiamo un Bookclub on line, al quale speriamo vogliate partecipare non solo scrivendoci cosa ne pensate, ma anche segnalando nuovi titoli da leggere per il mese successivo.

Occhio poi imagesal venerdì, quel giorno infatti, per la nostra condizione di italianintransito lo dedicheremo a scrivere cartoline, a voi, agli artisti, ai capi di stato a chiunque vogliamo raggiungere per segnalare o discutere di qualche cosa

Dunque arrivederci a lunedi’

Italiani che non si arrendono

Ci sono giovani italiani che non si arrendono alla crisi.

VenerdÌ ne ho incontrate due, Adriana ed Enrica, vengono da Catania  ed erano presenti al Blogfest 2014 Festa della Rete di Rimini. Nell’incontro Re-fashion quando la moda diventa sostenibile, e lavora per la salvaguardia del pianeta e delle minoranze, ci hanno presentato un modo assolutamente originale per riciclare le scorze di arance e limoni.

imagesLe due ragazze infatti attraverso le nano tecnologie sono riuscite ad estrarre dagli scarti degli agrumi la cellulosa per poi crearci un tessuto. Un tessuto che hanno brevettato per capi d’abbigliamento strepitosi perché oltre ad essere ecosostenibile, bello e duttile ha anche il dono di arricchire la nostra pelle con una buona dose di vitamina A E e C. Il tessuto infatti  di arance è un tessuto lucido tipo viscosa e sarà in grado di rilasciare gli oli essenziali degli agrumi.

Con il progetto Orange Fiber addio sensi di colpa, avremo la possibilità di acquistare abiti completamente,  biodegradabili rispettosi dell’ambiente ecosostenibili, nati da scarti  e, tuttavia, benefici per la nostra salute.

 

 

Res gestae divi Augusti…

pappagallo… è una lunga lista, scritta dallo stesso Ottaviano Augusto, di tutte le cose memorabili da lui compiute, che si conclusero con la creazione di un impero duraturo e potente.

Nel 2014 si celebra il bimillenario di Ottaviano Augusto, morto il 19 agosto del 14, e per festeggiare degnamente questa data a partire dal 18 settembre prossimo verrà riaperta a Roma la casa dell’imperatore sul colle Palatino e quella della moglie Livia attigua alla prima, restaurate in tutta la loro magnificenza dopo oltre sei anni di chiusura al pubblico.

Venute alla luce nell’800 le due dimore si trovavano in uno stato di quasi completo abbandono con infiltrazioni di umidità che ne minavano le basi. Grazie a stanziamenti straordinari e all’opera di restauratori che hanno lavorato indefessamente le stanze dell’imperatore e della consorte brillano oggi di nuovo splendore. Gli affreschi caduti della stanza da pranzo di Livia sono stati completamente recuperati. Le stanze affrescate della biblioteca greca e latina di augusto hanno recuperato i loro colori. Nuovi particolari dimenticati sono venuti alla luce, come l’immagine di un pappagallino giallo o le decorazioni a festoni che ricordano un giardino.

“La Casa di Augusto al Palatino rappresenta non solo un luogo denso di significato storico, ma costituisce anche uno degli esempi più raffinati ed eleganti delle pitture che decoravano gli ambienti delle abitazioni patrizie”, insomma un gioiello recuperato, in cui grande importanza hanno avuto anche le soluzioni tecniche adottate per sanarne i problemi.