Amedeo Modigliani una gloria italiana

Nu couché,les bras derriere la tete, 1916
Amedeo Modigliani, Nu couché,les bras derriere la tete, 1916

In giro per mostre quest’estate ho scoperto un aspetto di noi italiani: abbiamo la coda di paglia.

Mi spiego meglio. Per ben due volte mi sono trovata in mezzo ad una polemica in nome della nostra italianità negata. La prima a Venezia: durante la biennale un signore si è arrabbiato moltissimo perché nei padiglioni internazionali le opere e le relative spiegazioni erano molto spesso in lingua del paese invitato e in inglese ma non c’era traccia di italiano. L’altra alla mostra Modigliani et l’Ecole de Paris, in Svizzera alla Fondazione Pierre Giannada, dove una famiglia italiana discuteva animatamente perché risentita dal fatto che nella biografia di Modigliani non si trovava menzione della sua provenienza italiana.

Che ci succede? E’ come se facessimo fatica a tenere testa agli avvenimenti culturali o come se la cultura ci sfuggisse di mano e ci sentissimo limitati o impossibilitati  di giocare un ruolo nello scenario internazionale. Coda di Paglia?

Devo dire che, se la polemica alla Biennale mi sembrava giusta, quella sulla mostra di Modigliani mi è sembrata esagerata, perché l’italianità del nostro pittore usciva da ogni aspetto della mostra, tanto che non era possibile nasconderla.

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Consiglio senz’altro la visita alla Fondazione Pierre Giannada e alla mostra Modigliani et l’Ecole de Paris che resterà aperta fino al 24 novembre.  La mostra è  una vera perla per la fine dell’estate. Organizzata in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi e alcune  collezioni  svizzere, vi lascia godere di ottanta capolavori che illustrano l’opera di Modigliani a partire dal suo arrivo a Parigi, nel 1906. Nella mostra seguirete le trasformazioni dell’opera di Modigliani, ma potrete capire da vicino l’impatto e l’influenza esercitati dalla città culturale più viva del momento sul giovane pittore. E così vedrete  nelle tele di Modigliani l’incontro con le opere di Toulouse-Lautrec e poi il suo incontro decisivo con la scultura e con l’opera di Brancusi.  La mostra poi non tralascia di raccontarci l’arrivo a Parigi di Chaim Soutine e di Chagall e non è difficile immaginare la vita nel piccolo studio a Montparnasse e poi nella casa  a Montmartre. Vi si incontra anche il suo ultimo amore, la modella diciannovenne Jeanne Hebuterne, che si suicidò il giorno dopo la morte del pittore, nel 1920.

Alla fine della mostra consiglio poi una visita al giardino della fondazione, dove troverete un nucleo di sculture  tra cui Henry Moore, Calder, Max Bill e Dubuffet.

Chiacchiere del lunedì

Delphine Boël, The Golden Rule blabla
Delphine Boël, The Golden Rule blabla

– La frase che abbiamo sentito ripetere più spesso durante queste vacanze:  in vacanza si va per staccare la spina, in verità per chi vive in transito le vacanze sono un modo per riattaccarla.

andiamo a prenderci un aperitivo… (preludio di vacanze alcoliche!)

Il fatto che ci ha più colpito: la mia vicina di casa, in Italia, e il suo pollaio. Una gallina del suo pollaio, stufa della solita vita e delle compagne aggressive, ha trovato la forza e il modo di scappare, ha saltato il recinto e ha scelto la libertà. La mia amica l’ha ritrovata tutta spelacchiata e malconcia sul prato del suo vicino. Per premiare il suo coraggio ha deciso di  lasciarla vivere libera e ora scorrazza tra il giardino e la casa. Durante il giorno riposa sulla poltrona in salotto: è ormai una di famiglia e ogni mattino non dimentica di lasciare un uovo fresco davanti a casa.

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il fatto che i figli abbiano preferito passare l’intera estate con noi genitori piuttosto che con i loro amici (grazie! abbiamo recuperato il tempo passato divisi!)

Il momento migliore: una gita a Venezia per la Biennale

tutti quelli passati a guardare il mare e a riempire i polmoni del profumo della macchia mediterranea

Cosa non dimenticheremo : il rinnovato affetto per tutti coloro che ho potuto ritrovare, incontrato e con cui ho trascorso un po’ del mio tempo, durante queste vacanze

aver assaporato attimo per attimo il tempo trascorso con la mia famiglia… in attesa di un nuovo inverno!

L’inferno sono gli altri!

L'inferno sono gli altri!
L’inferno sono gli altri!

Siamo tutti diventati paranoici… è vero. Magari non la mia generazione e quelle precedenti, ma a partire da quella successiva siamo diventati utilizzatori seriali dei social network. Dove sei, con chi sei, cosa fai, cosa pensi, cosa mangi, tutto viene diligentemente portato alla conoscenza di followers, amici, non amici, lontani parenti, ex compagni di classe, perfetti sconosciuti.

Ma chi non vuole sottostare alle regole del social networking cosa può fare ? Niente paura incominciano ad apparire applicazioni ad hoc.

La prima applicazione che vi voglio presentare è Ennemybook che come recita il sito è un «servizio anti-sociale che ti disconnette dai cosiddeti amici attorno a te ». Infatti l’applicazione pone un rimedio agli effetti di Facebook e permette di gestire i nemici in modo efficace come si gestiscono gli amici su Facebook. Alla lista dei nemici puoi aggiungere le ragioni dell’inimicizia, puoi mandare notifiche ai nemici, puoi vedere chi ti ha inserito nella propria lista di nemici ed eventualmente puoi diventare amico dei nemici dei tuoi nemici… Decisamente catartico!

Altra chicca del momento è l’applicazione Hell is other people (L’enfer, c’est les autres, l’inferno sono gli altri, mutuato da J.P. Sartre) che oserei definire l’accessorio dell’estate per il misantropo. Attraverso Foursquare (l’applicazione che consente di mostrare in tempo reale dove sei) infatti Hell is other people mappa la posizione dei tuoi “amici”  in modo da potersi tenere ben lontani da chiunque tu conosca. Geniale, l’autore lo definisce un esperimento di anti social media!

Allora per questa estate è chiaro, se non volete confondervi, raggrupparvi, farvi notare ecc ecc non si deve far altro che usare questi mezzi… la cosa migliore? Disconnettersi totalmente dalla rete, almeno per un po’

Vivere in transito

Adrian Paci,
Adrian Paci, Home to go, 2001

Distanze e movimento: queste sono le due parole che mi vengono in mente quando penso al mio futuro e a quello dei miei figli e dei miei cari.
E’ così che quando mi hanno raccontato di una mostra che si è tenuta a Parigi al Jeu de Paume, dal titolo Lives in Transit, mi sono precipitata ad informarmi. Perché l’arte sa esprimere e ci fa vedere quello che percepiamo in modo confuso.
E così è stato, la mostra è dell’artista Adrian Paci. Un’opera mi ha colpito particolarmente: The Column, una colonna classica di marmo fatta in Cina. L’idea di Paci, artista albanese, rifugiato dagli anni Novanta in Italia a causa della guerra, è stata quella di seguire tutte le fasi con cui, da un blocco di marmo grezzo estratto a nord di Pechino, si e’ creata, durante il trasporto su una nave cargo, una colonna con capitello corinzio.

Adrian Paci, The Column, 2012
Adrian Paci, The Column, 2012

Viaggiare seguendo il corso di un oggetto e seguire le tappe della sua trasformazione. E’ un tema caro agli artisti in questi tempi di globalizzazione in cui tutte le carte si stanno rimescolando ad un prezzo a volte alto.
Anche lo scrittore Jonathan Franzen aveva fatto la stessa cosa nel racconto La pulcinella cinese inserito nel suo ultimo romanzo Più lontano ancora (Einuadi, 2012). In quel caso la pulcinella è un pupazzo di peluche made in Cina che il fratello gli ha regalato per Natale. L’oggetto lo attira e decide di andare in Cina a visitare il luogo dove è stato prodotto l’oggetto.
Franzen e Paci decidono di seguire il viaggio di un oggetto; entrambi gli oggetti sono partiti dalla Cina per arrivare in occidente. Lavorando sull’idea del viaggio, possano così affrontare e cercare di spiegare  temi sociali quali lo sfruttamento del lavoro e quello dell’orrore industriale e dell’inquinamento ambientale per Franzen.  Ma quel viaggio, si capisce, nasce per spiegare qualcosa a loro stessi  e per dare sostanza visiva e verbale ai mutamenti e stravolgimenti che stiamo vivendo in questo periodo di distanze e movimento.

Finisco segnalandovi un giovane fotografo: David Favrod di padre svizzero e di madre giapponese. In lui la ricerca di identità non parte da un oggetto ma da se stesso e dal suo autoritratto.

David Favrod
David Favrod

Dopo una lunga serie di indagini e ricerche sul suo Giappone lontano ha deciso di ricreare il proprio Giappone, nel Vallese, in Svizzera.

Ve lo segnalo perché mi  sembra che anche lui tratti del tema più attuale e probabile per le prossime generazioni d’artisti.

Perché l’arte in questo mescolamento è in uno dei suoi momenti migliori e sono certa che ne ne vedremo delle belle.

La corsa della statuetta

statuaPochi sanno che a Manchester nella fredda Inghilterra esiste un museo che contiene una delle più grandi e importanti collezioni di manufatti dell’Antico Egitto del Regno Unito. Come molti altri musei britannici il Museo di Manchester nel corso del 19° e 20° secolo ha sostenuto finanziariamente molte campagne di scavi archeologici e in cambio di tale supporto finanziario ha ricevuto parte dei reperti che via via venivano trovati. Il Museo ha così ricevuto materiale dagli scavi della Scuola Britannica di Archeologia in Egitto, della Exploration Society, e della Scuola di Liverpool di Archeologia. Insomma in tutto conserva circa 16.000 manufatti provenienti da quell’area e portati nel Regno Unito prima del 1952, anno in cui l’Egitto costituitosi come repubblica impedì la dispersione dei reperti nel mondo.

L’intera collezione ha recentemente cambiato collocazione, é stata spostata in una nuova sala, e da questo momento si verifica un fenomeno che ha portato molta fortuna finanziaria al museo di Manchester, richiamando studiosi e semplici curiosi. Infatti una statuetta votiva dell’epoca del Regno Medio gira su se stessa di 180° da sola. Ed esiste  un video che lo prova. La statuetta è alta 25 centimetri circa e nonostante sia importante per la sua antichità non rappresenta un pezzo particolarmente pregiato. Infatti secondo il curatore della collezione, Campbell Price, si tratta di una statuetta prefabbricata sulla quale solo in seguito è stato scolpito il nome del defunto, Nebsenu, e porta sul retro una preghiera di offerta standard (un po’ come le moderne torri di Pisa o Colossei delle bancarelle). La particolarità è che essa faceva parte di un corredo funerario ed è stata con la “sua” mummia per secoli.

Nebsenu è diventato famoso… il movimento circolare della sua statuetta ha scatenato una ridda di ipotesi diverse, dalle più fantasiose alle più plausibili. In effetti poiché il movimento si produce durante le ore di apertura del museo (contrariamente a quello che avviene nel film Notte al Museo) un fisico anglosassone ha affermato che essa si muove per effetto delle vibrazioni provocate dai visitatori e dal traffico esterno. Altra spiegazione potrebbe essere che essendo la statuetta di steatite la pietra possa in qualche modo interferire con campi magnetici…

Il mistero, comunque, rimane e qualcuno si è chiesto perché finora (e sono 80 anni che la statuetta fa parte della collezione) essa non si era mai mossa…

Eventi meteorologici estremi e surriscaldamento globale

La tempesta si avvicinaNel 2012 è uscito un libro intitolato Global Weirdness in cui scienziati e meteorologi di tutto il mondo hanno cercato di rispondere alla domanda se il surriscaldamento globale del pianeta è la causa di eventi meteorologici estremi. A questa domanda non esiste risposta purtroppo poiché le conclusioni si basano su osservazione e statistica entrambe troppo giovani per poter offrire un quadro della situazione esauriente. La cosa sicura è che  il riscaldamento globale amplifica di sicuro i fattori di rischio.

Quello che è assolutamente certo, infatti,  è che in un mondo più caldo (che la colpa sia nostra oppure dei trend geologici) si accumula nell’atmosfera una maggiore quantità di vapore acqueo, a causa della maggiore evaporazione dell’acqua degli oceani e dei ghiacciai, che costituisce un enorma riserva stipata negli strati più alti, è chiaro che in un modo o in un altro questa massa dovrà ritornare a terra. Ma ciò non è abbastanza per spiegare l’aumento delle piogge torrenziali, dei tornado, delle tempeste di acqua e grandine e al contrario delle ondate di calore eccessivo e di siccità che colpiscono la terra.

Nel nostro piccolo abbiamo assistito ieri in prima persona ad un evento climatico assolutamente eccezionale: un temporale tanto violento quanto repentino che ha causato severi danni ad infrastrutture, agricoltura ed abitazioni, di fronte al quale tutti ci siamo trovati impreparati. Piogge torrenziali, accompagnate da grandine grande quanto palline da golf e soprattuto folate di vento a 130/150 Km all’ora. Ma per la statistica questo è solo un evento e nulla significa per la comprensione dei nessi di cui sopra.

A noi, oltre ai danni, resta una certa inquietudine. Infatti abbiamo assistito ieri ad uno spettacolo terrificante di come la terra se vuole può annullarci in pochi attimi. Trovarsi in balia degli elementi ti fa riconsiderare la nostra estrema fragilità a dispetto di tutte le sicurezze dietro le quali ci nascondiamo.

Se la colpa è veramente nostra non basta comunque fare mea culpa e non pensarci più, non si può tornare indietro, è necessario ritrovare un equilibrio fra noi e il nostro pianeta (forse la strada passa attraverso l’educazione delle nuove generazioni, infatti, per noi inquinatori seriali non c’è più niente da fare)  e imparare a convivere con un clima impazzito e indomabile.

Mollate tutto e partite

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Non l’ho sperimentato quanto avrei voluto, ma ho una sorella che è considerata un guru nel campo delle vacanze con le amiche. E questo post oggi lo dedico a lei e al suo gruppo di sessantenni pronte a tutte le avventure.

E’ uscito da poco infatti un libro di Isa Grassano dal titolo In viaggio con le amiche edito, da New Compton. Nel sottotitolo si legge: mollate tutto e partite! Non vi resta che fare le valigie. Dentro troverete una guida delle mete migliori, le “mete pink” come le ha definite l’autrice, insieme a tanti consigli per affrontare e scegliere il viaggio giusto.

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Isa Grassano insieme alle sue amiche tiene anche un blog http://www.amichesiparte.com  dove tutte le donne di tutte le età e di tutti i gusti possono trovare idee divertenti.  Grassano è una giornalista giramondo e conosce bene il fascino delle valigie; prima di questo libro aveva scritto qualcosa di altrettanto curioso dal titolo  101 cose divertenti, insolite e curiose da fare Gratis in Italia.

Se dovessi dire cosa conta quando si parte con un gruppo di amiche vi direi, sulla base della mia esperienza, che è il non essere troppo se stesse, ossia il trovare il giusto compromesso su come la vedono le altre. Insomma, non giudicare chi è diverso da te e pensare solo alla vacanza, così farai cose che non avevi mai pensato e tutta l’esperienza si trasformera’ in qualcosa di divertente e, perché no, di unico (ma quando lo riorganizzerò un viaggio  in quel modo?) .

Brain Picking e la piscina mentale

Schizzo riassuntivo sulle idee di Maria Popova realizzato da Doug Neil
Schizzo riassuntivo sulle idee di Maria Popova realizzato da Doug Neil

Vorrei parlarvi oggi di una collega… se posso definirla così. Una blogger della Grande Mela con la quale abbiamo diverse affinità (tranne i followers, lei ne ha veramente tanti!). Maria Popova, questo è il suo nome,  é il fenomeno del momento. Di origine Bulgara, nata a Sofia 28 anni fa, era destinata a diventare una business woman di qualche compagnia statunitense quando approdò in America con una borsa di studio, ma ha preferito il web. Ha creato infatti Brain Picking, un blog che è diventato oggi un appuntamento culturale virtuale per migliaia di followers. Si tratta di  “uno  scrigno, pieno di pezzi che abbracciano l’arte, il design, la scienza, la tecnologia, la filosofia, la storia, la politica, la psicologia, la sociologia, l’ecologia, l’antropologia, e altro “. Post, che per diretta ammissione dell’autrice, sono resi pubblici con l’intento di arricchire la “piscina mentale” di ogni fruitore del blog. E ancora una volta dal Nuovo Mondo arriva un fenomeno. La “cacciatrice e filtro di cose interessanti”, come ella stessa di definisce, propone ogni settimana, oltre a pezzi interessanti su ogni dominio del sapere, una breve lista di consigli sulle più disparate materie convinta che la creatività in fondo non è altro che una “forza combinatoria”.

Creatività come forza combinatoria, questa affermazione è molto interessante e in perfetta sintonia rispetto a ciò che proviamo a fare noi, molto modestamente, su queste pagine. La Popova infatti afferma che creatività è quella forza che ci permette di connettere i puntini delle nostre conoscenze per creare cose nuove e sempre diverse. Idee, intuizioni, conoscenza, ispirazione , sono tutte cose che ognuno di noi ha accumulato nel corso della propria vita per il solo fatto di essere presenti e vivi e svegli e costituiscono il serbatoio essenziale per far fermentare nuove ideee, intuizioni, conoscenza e ispirazioni.

Chissà se anche da qui, più modestamente, aiutiamo qualcuno in questo senso, è non solo una speranza, ma una bella sensazione!