Il potere della lettura

imagesDavid Comer Kidd ed Emanuele Castano, psicologi presso la New School for Social Research di New York, hanno provato in un recente studio, supportato da 5 esperimenti su un campione di 1000 partecipanti alla loro ricerca, che leggere buona letteratura migliora la capacità di individuare e comprendere le emozioni degli altri, competenze fondamentali per le relazioni sociali complesse.

Infatti ciò che lo scrittore ottiene con la buona narrativa è che il lettore sia completamente assorbito da ciò che l’autore narra, tuttavia la naturale incompletezza dei personaggi trasforma la mente del lettore, il quale è spronato a dare pienezza ai personaggi cercando di intuirne la mente sviluppando e potenziando le doti di empatia e mettendo in gioco le personali risorse interpretative flessibili.

Ma attenzione, è solo con la buona letteratura che si ottiene lo sviluppo delle capacità empatiche e di comprensione del lettore, attraverso quei testi che Roland Barthes definiva “scrivibili”, cioè che incoraggiano il lettore a produrre significati. Diversa è la funzione del testo “leggibile” (sempre secondo la definizione di Barthes ne Il piacere del testo) che consentono al lettore solo di essere consumatore della parola scritta.

Secondo gli autori dello studio “trasferire l’esperienza di lettura narrativa in situazioni del mondo reale è un salto naturale” perché gli stessi processi psicologici si applicano sia alla fiction sia ai rapporti reali. La narrazione non è solo un simulatore di un’esperienza sociale, ma diviene una esperienza sociale.

Ecco perché un buon libro ci massaggia il cervello, ci allunga la vita e ci rende più felici!

libro

Destra o sinistra?

Sei di destra o di sinistra?. Una contrapposizione nata in altri tempi, quando il capitale si confrontava con il lavoro, oppure l’etica della solidarietà cercava di controbilanciare quella dell’utilità personale. Ciò che causava questa divergenza era un’intera visione del mondo e della vita. Oggi cosa significa essere di destra o sinistra?

Dovremo spostare il confronto sulla visione del mondo oggi sulle sfide che attendono l’umanità a livello globale, nonché sulle risposte da fornire al livello locale. Insomma, si tratta di capire come ci poniamo dinanzi al cambiamento climatico e al pianeta che sta esaurendo le proprie risorse,  alle guerre di chi vuole riportare il mondo nella barbarie, alla massa di persone che – in un era di globalizzazione – si muove per cambiare vita è sfuggire alla povertà estrema e al conflitto. Si tratta di capire come si affrontano i temi di educazione, sanità e infrastrutture in un tempo in cui gli strumenti di dialogo legati a internet, una scienza capace di informare e una nuova mobilità in arrivo, possono essere usate per acquisire diversi stili di vita, in linea con le sfide di cui sopra.

Insomma, oggi il vero confronto e tra chi pensa in termini di anticipare il futuro e quindi di trovare nuove soluzioni, e coloro che invece continuano a pensare in termini di passato, adottando modelli di azione ormai antiquati. Ad esempio, ma se invece di investire sui combustibili fossili si facesse un piano energetico basato su fonti rinnovabili, non saremmo più in linea col futuro?

Il racconto viaggia su un biglietto

borneIl problema di aspettare in una sala d’attesa è che, se non ti sei portato diligentemente qualcosa da leggere, ripiombi sulle riviste che vengono messe gentilmente a disposizione, così dal dentista ti ritrovi a leggere esasperata Il dentista moderno (giuro, esiste), o dal commercialista La settimana fiscale. Non sto parlando del momento “parrucchiere” che deve essere religiosamente riempito con il gossip più becero, ma di tutti quei momenti di attesa che si profilano come perdita di tempo senza soluzione (mentre fai la fila per un documento, oppure aspetti per entrare in un ufficio pubblico, o ancora mentre batti i piedi aspettando il bus o il tram).

A Grenoble allora hanno pensato di ammazzare l’attesa in un modo decisamente geniale, installando in alcuni luoghi sensibili dei distributori non di caffè, non di snack, non di bibite, ma… di storie corte. Molto semplici, otto terminali cilindrici  con tre pulsanti attraverso i quali fare la scelta per ottenere una storia corta di uno, tre, cinque minuti, a seconda del tempo stimato d’attesa. La storia viene stampata su una sorta di lungo scontrino largo 8 centimetri, gratuitamente.

I distributori vengono alimentati e stampano racconti corti, brevi fumetti o poesie. Tutte le storie vengono messe a disposizione dalla Short Edition, la prima piattaforma digitale che raccoglie le fatiche di più di 9000 autori che scrivono solo ed esclusivamente storie corte, brevi fumetti e poesie, appunto. A tutti viene data la possibilità di dimostrare il proprio talento attraverso la pubblicazione, poco importa se su uno scontrino alla fermata del bus. Basta schiacciare un pulsante e il gioco è fatto, basta un distributore di parole e si può ammazzare il tempo intelligentemente.

‘wait here’ by philip luschen
‘wait here’ by philip luschen

Olio nuovo e funghi porcini: che felicità

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In Toscana è tempo di olio nuovo e dopo un lungo periodo di magra quest’anno finalmente l’olio c’è ed è buonissimo. Tutti ne parlano è il momento in cui ci si trova nelle case per assaggiarlo. La tradizione vuole che lo si apprezzi in modo semplice sul pane come bruschetta o con un carciofo in pinzimonio. Che felicità.

Assieme all’olio però la gioia è doppia se si sono trovati anche i funghi porcini profumati di bosco. images

E a proposito di funghi, alcuni anni fa ho provato una ricetta che mi è piaciuta molto e non ho più smesso di farla.

È una torta salata di porcini, è veloce ed è un piatto unico.

Prendete della pasta brisée con la quale rivestirete uno stampo (prima avrete messo della carta da forno). Lo stampo lo metterete in frigorifero.

Pulite i funghi porcini affettateli e rosolateli con olio  e spicchio di aglio che poi toglierete. Salate e pepate

Se volete potete aggiungere della pancetta che farete saltare in padella.

Sbattete le uova con un po’ di sale e pepe mettete dentro 100 g di formaggio gruyere grattugiato, la panna e amalgamate bene il tutto.

Dentro lo stampo mettete per primi metà pancetta e funghi, verste poi il composto, piegate bene i bordi della pasta verso l’interno e cuocete in forno a 180° per 20 minuti.

Togliete lo stampo dal forno e metteteci sopra i funghi rimasti  e la pancetta. Rimettete in forno ancora per dieci minuti.

È fatta, sfornatela e buon appetito.

In sintesi:

250 g. di pasta brisèe

2 dl di panna fresca

3 uova

100 gr di Gruyère

100gr di pancetta

300 gr di funghi porcini

aglio

bruschetta-con-olio-nuovo

Quando l’opera d’arte si può toccare…

photo-originalSi stima che nel mondo ci siano circa 300 milioni di non vedenti o ipovedenti. A tutti costoro è lampante che sia preclusa l’emozione trasmessa da un’opera d’arte visuale attraverso il senso che viene più enfatizzato quando si parla di arte: la vista.

In questo campo si può ovviare alla mancanza della vista attraverso esperienze che richiedono l’utilizzo di differenti sensi e che indubbiamente arricchiscono l’esperienza cognitiva dell’opera d’arte anche per un amante vedente dell’arte.

Un servizio che viene già offerto da diversi musei e gallerie (alla Tate e al Victoria and Albert Museum di Londra, per citarne due) è il cosiddetto Touch Tour che permette di avere un’esperienza tattile della scultura o dell’architettura toccando l’opera d’arte per coglierne la forma, la massa e la struttura.

Per rendere fruibile ai non vedenti anche la pittura dei grandi maestri la 3DPhotoWorks, di Chatham, New York, ha consacrato gli ultimi  sette anni di studi a trovare una soluzione che consenta ai non vedenti di “vedere”  l’arte, utilizzando uno dei sensi più sviluppati nella condizione di cecità: il tatto. Attraverso lo sviluppo ad hoc della tecnologia della stampa 3D, la ditta statuitense ha creato copie con lunghezza, larghezza, profondità e consistenza tali da creare un’immagine mentale del capolavoro attraverso la sua ispezione tattile. Accanto alla stampa 3D, che regala la dimensione dell’opera d’arte, sono inseriti nelle riproduzioni sensori che attivati dal contatto accrescono l’eperienza con musica o spiegazioni vocali per trasmettere al fruitore l’emozione del colore. Attualmente 3DPhotoWorks sta facendo una campagna di crowdfunding per trovare i fondi da destinare all’affinamento del progetto, che vorrebbe distribuire fra i musei e le gallerie d’arte in breve tempo.

3d art

Facile come bere un bicchiere d’acqua

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Viviamo un’epoca in cui ci viene chiesto di imparare cose sempre più complesse. La fregatura pero è che la complessità  è celata dietro una parvenza di semplicità che inganna. Al primo posto metterei tutte le innovazioni tecnologiche come telefonini, computer e adesso anche stampanti in 3d. Facili da usare al primo approccio, ma assolutamente difficili da capire nel loro pieno funzionamento.

Ora ci si mette anche la ricerca medica, soprattutto quella che si occupa di alimentazione. Veramente fatichiamo a distinguere e a comprendere appieno cosa sia giusto e sbagliato. E anche quando ci sembra di discernere qualcosa, di primo acchito, dopo un po’ di tempo ci sentiamo di nuovo persi.  Prova ne è per me quel libro best seller scritto da Giulia Enders “L’intestino felice”, che spiega il funzionamento del nostro corpo con un approccio molto simpatico e leggero. Dopo averlo letto ero ancor più confusa di prima.imgres-1

Occorre stare al passo con i cambiamenti, con le scoperte e col progresso scientifico. È importante farlo, ma non è sempre cosi facile e scontato. A volte vorresti tornare indietro e affidarti a quelle massime e quei detti, che in passato ogni  famiglia aveva e che assumevano l’aspetto di verità immutabili ed eterne come: “mangia la carne rossa che ti fa sangue!” oppure “Chi canta a tavola o a letto è un matto perfetto”.

1 Novembre 2009

Alda_MeriniIl 1 novembre 2009 si spegneva Alda Merini.

Per non dimenticarla.

I poeti lavorano di notte

quando il tempo non urge su di loro,         

quando tace il rumore della folla

e termina il linciaggio delle ore.

 

I poeti lavorano nel buio

come falchi notturni od usignoli

dal dolcissimo canto

e temono di offendere Iddio.

 

Ma i poeti, nel loro silenzio

fanno ben più rumore

di una dorata cupola di stelle.

 

Alda Merini da “Destinati a morire”

Tutte le streghe volano sulla scopa?

stregheDomanda legittima in questo periodo dell’anno, che vede avvicinarsi la data di Halloween. Sebbene l’usanza non ci appartenga veramente, ci consente di fare una breve digressione sull’iconografia delle streghe attraverso i secoli. Da quando esse vengono dipinte così come il nostro immaginario suggerisce? Fin dall’inizio il naso adunco, la scopa e il calderone facevano parte dell’iconografia del personaggio?

Per svelare il mistero ci viene incontro una originale mostra al British Museum di Londra: Witches and wicked bodies, visitabile fino all’11 di gennaio del 2016. La mostra ha come scopo, attraverso stampe e disegni d’epoca, quello di indicare come l’iconografia che ci è familiare (provate a far disegnare ad un bambino occidentale una strega e vedrete cosa succede…) risalga non solo all’epoca rinascimentale, quando essa si consolidò, ma addirittura all’epoca biblica e poi a quella greca e romana.

Nella Bibbia incrociamo la prima strega vera e propria (1Sam 28, 7-19) mandata a chiamare dal re Saul che per tale oltraggio alla legge di Dio verrà punito. L’iconografia passa poi attraverso la mitologia greca dove troviamo Medea e Circe innanzitutto, belle e malvagie, ma anche una schiera di divinità infernali femminili quali le Arpie, le Chere, le Moire, le Lamie, le Erinni dall’aspetto spaventoso. I romani introdussero le varie malefica, venefica, saga, maga o, semplicemente, anus. Ma le vere antenate delle streghe così come noi le conosciamo sono, sia nella mitologia greca sia in quella romana le striges (da cui streghe) creature orribili, una sorta di donne uccello che volavano in gruppo di notte, il cui nome, come dice Ovidio, “deriva dal fatto che di notte sono solite stridere” (Ovidio, Fasti VI,143).

Dürer, La strega
Dürer, La strega

Alcune caratteristiche peculiari di queste streghe arcaiche ritornano pesantemente nelle denunce di stregoneria del XVI secolo (la bruttezza, la capacità di cambiare forma, la profanazione dei cadaveri, la capacità di fare incantesimi o meglio malefici). Da questo momento la strega “tipo” diviene una realtà, nell’immaginario collettivo il retaggio dell’antichità si fonde con un’ondata di misoginia fomentata dall’ignoranza e dalla paura del diverso, l’Europa viene per secoli percorsa da una follia che demonizza la donna. Dürer, Goya, Salvator Rosa, Jacques de Gheyn e Jan van der Velde (per citare i nomi presenti alla mostra del British Museum) creano mostruose creature svolazzanti nei cieli o che cavalcano bestie immonde. Le Weird Sisters from Macbeth di Henry Fuseli, raffigurano l’apice della rappresentazione delle streghe.

È lecito domandarsi se fu la caccia alle streghe a fomentare la loro rappresentazione così come la conosciamo o fu piuttosto il contrario.

Una cosa infine è certa: la strega di Biancaneve nulla ha da invidiare alle cugine più antiche!

Pensieri in libertà

pina santimatti (3)

Crisi in famiglia, rapporto donna uomo, non sono una novità, tutti hanno qualcosa da dire e così capita di parlarne anche tra amiche, oggi vi riporto un bel intervento di Tiziana amica di italianintransito:

Un problema scottante a questo riguardo é quello relativo alla famiglia: cosa é diventata, come si é trasformata, cosa la affligge e come si svilupperá. Negli anni Settanta uscivano testi che ne dichiaravano la fine imminente, ma la famiglia, zoppa e mutilata,  é sempre lí. Paradossalmente se ne vuole ancor di piú, con le plurime minoranze e le diversitá che vogliono farne di nuove. Argomento che qui non affronto perché esula dall’argomento. Ma la famiglia é anche il luogo dove si sono consumati nei secoli dolori, malattie, repressioni e violenze, per le femmine in primis ma anche per i maschi, se pensiamo agli eredi “per forza” di regni, imperi politici e finanziari (il figlio di Francesco Giuseppe e Sissi, fu fatto eliminare dal padre perché non voleva saperne dell’Impero Austro-Ungarico ) non sono stati esenti dalla sofferenza familiare.
Ma, croce e delizia, non si trovano alternative.

Ghada Amer, Barbie Loves Ken,1995-2004
Ghada Amer, Barbie Loves Ken,1995-2004


Io vorrei che il nucleo fosse la “persona” (come Sant’Agostino?) che ha valore – o non lo ha – senza badare al genere e alle preferenze sessuali, allo stato civile e allo status sociale, ereditato o acquisito.

Ma il problema della felicitá resta: Possiamo e vogliamo essere felici? …. la costruzione della felicitá é un “capolavoro”, ce lo ha detto anche Marguerite Yourcenar,  io aggiungerei che anche la costruzione dell’infelicitá é altrettanto un capolavoro, piuttosto certosino, che a volte si fa per non guardare al proprio o altrui dolore, o per esaltarlo nel caso serva a non cambiare le cose.
E in questo i maschi sono piú bravi: se li vuoi per forza loro ci stanno, ma nel frattempo guardano la partita, si muovono, si allontanano e ritornano, fanno una corsetta, acquistano prestigio e potere, si consolano alla meglio o alla meno peggio e non si affannano poi tanto a discutere, se non di affari, Borsa, sport e politica. E lo dico con un pizzico d’invidia e una sorta di ammirazione.
Noi siamo ancora qui, noi donne, a voler essere amate, accettate e riconosciute, senza  nemmeno sapere, per la nostra vita, se il “capolavoro” a cui stiamo lavorando é alla ricerca della felicitá o dell’infelicitá.

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Marina Abramovic, video, 1996

La nostra esistenza é un’opera d’arte ma non sappiamo come verrá, quanto sará quotata, se qualcuno la troverá apprezzabile e se la porterá a casa, il mistero del futuro ci avvolge ancor piú che nel passato, l’incertezza domina come nelle trincee, ma il Sole sorgerá anche domani e un raggio o un’illuminazione ci apriranno nuovi orizzonti; in fondo, senza “meraviglia” non sarebbe nata nemmeno la filosofia.

Vi abbraccio mie care interlocutrici.
Tizana

Le immagini della fantasia

Sarmede il paese della fiabaDal 1982 (33 anni) in un paesino della marca trevigiana, Sarmede, si tiene una mostra internazionale che raccoglie i migliori nomi dell’illustrazione per l’infanzia. Nata dalla fantasia di Štěpán Zavřel, grandissimo illustratore nato a Praga nel 1932 e trasferitosi nella piccola frazione medievale di Rugolo di Sarmede, la rassegna ha acquisito di anno in anno importanza e visibilità internazionale, l’edizione del 2015 ha aperto i battenti il 25 ottobre e sarà visitabile fino al 24 gennaio del 2016.

Le immagini della fantasia, questo il nome della rassegna, quest’anno è dedicata al cibo nelle fiabe e raccoglie l’opera di più di 30 artisti internazionali.

Giulia Orecchia a SarmedeGli obiettivi della rassegna non sono da poco. Innanzitutto “La Mostra, assieme al suo volume (edito dalla Fondazione Štěpán Zavřel in collaborazione con Franco Cosimo Panini Editore), si offre come strumento di conoscenza e di valorizzazione di ciò che è prodotto di anno in anno in questo campo a livello internazionale”, propone le nuove tendenze e gli orientamenti più originali dell’illustrazione contemporanea, promuove l’importanza della “bella illustrazione” e la necessità culturale oltre che la valenza pedagogica del libro illustrato.

La Casa della fantasia, lo spazio polifunzionale realizzato nel 2012 a Sarmede, accoglie ogni anno centinaia di opere di illustratori, autori, editori e libri che offrono un’istantanea del panorama internazionale in tutta la sua straordinaria varietà, e confermano il valore del libro illustrato come strumento di conoscenza e veicolo di bellezza.

Ospite d’onore di quest’anno è un’artista italiana, di Milano, Giulia Orecchia, che progetta e illustra libri per l’infanzia con sorprese visive e cartotecniche, illustra poesie, disegna copertine, crea immagini per libri di divulgazione scientifica per i piccolissimi. Artista appassionata la Orecchia disegna le immagini per raccontare storie ai bambini, senza bisogno di parole. “Perché, come diceva Munari, i bambini, che non sanno ancora leggere, guardano il testo e leggono le illustrazioni”.