
Per i novant’ anni di Eugenio Scalfari la casa editrice Einaudi e le testate che il giornalista ha fondato e cui ha atteso da un’intera vita, l’Espresso e La Repubblica, hanno pubblicato la biografia di questo autore, un paio d’anni fa apparsa in apertura di un “Meridiano” contenete i sui scritti. Un racconto autobiografico, lo ha definito Scalfari; perché è lui stesso che si racconta – con stile piano ed accattivante – dipanando in oltre un centinaia di pagine la narrazione della sua lunga vita, nella quale la sua vicenda si è intrecciata, grazie al lavoro che ha fatto ed ancora svolge, con quella dell’Italia post-bellica; gli studi, le amicizie di un’intera esistenza con uomini e donne di pensiero e di azione, il giornalismo, la politica, l’economia.
È nato in una cittadina laziale e le prime pagine del libro sono dedicate alle sue ascendenze paterne e materne: già segnate da un destino, risorgimentale e post-unitario, che prefigurava una solida base familiare per gli impegni che il giovane Eugenio avrebbe affrontato, consapevole di tali maggiori. Poi il decollo verso lavori sempre più complessi, importanti, intriganti; la memoria di tutte le persone che ha incontrato ed intervistato, il contenuto rimpianto per i tanti (e famosi) amici che non ci sono più. Questa è una linea costante che pervade tutto il libro, ma che traccia come la costante d’affetti volta a descrivere un’Italia che forse a Scalfari sembra tramontata. Ma il giornalista, il cronista sempre attento all’oggi e al futuro non lo dice. Dalla lettura però emerge la consapevolezza che i tempi in cui si è formato avevano quella marcia in più che ha consentito al Paese di decollare nel difficile dopoguerra, di incamminarsi verso il boom economico, di collocarsi degnamente nel contesto Europeo, di cambiare modi di vivere, gusti, mentalità.
Un libro di non esibita, ma evidente, dignità; che costituisce una gradevole lettura di ispirazione e d’esempio.

Il 4 aprile è la Giornata Internazionale di sensibilizzazione al problema delle Mine e dell’assistenza alla lotta anti-mina, evento riconosciuto e promosso dalle Nazioni Unite.
Siamo entrati in una nuova era fatta di diavolerie tecnologiche. Pensate agli smartphone, che arricchiamo in continuazione con nuove app promettenti vita migliore e soprattutto più facile. Le nuove generazioni, ossia i cosiddetti nativi digitali, sembrano essere molto in gamba fin da giovanissimi con il computer e con la tecnologia della comunicazione, ma completamente disadatti in materia di abilità pratiche, anche le più elementari, come allacciarsi le stringhe delle scarpe. E pensare che un po’ di praticità e di manualità possono salvarti da mille impicci!
Ogni giorno la vita ci presenta qualche problema da risolvere, in relazione a problemi domestici, o alla manutenzione dell’ auto, oppure sul lavoro e chi più ne ha più ne metta. Come ha scritto una guida che ho ritrovato in casa di mia madre, venduta negli anni Ottanta con il settimanale Grazia, i problemi domestici quotidiani possono andare dalla macchia sul tavolo al soufflé che si smonta . Ma la guida ci rassicura: chi conosce i piccoli e grandi trucchi del fare, riuscirà a risparmiare tempo, denaro e guai. Tre cose che anche con il nuovo millennio non sono da sottovalutare.
Si è spento ieri all’età di 90 anni Jacques Le Goff, uno dei più importanti storici del nostro tempo. Un mostro sacro per chi, come me ha studiato o solo si è appassionato, alla storia medievale.

A Ginevra fra il 2 e il 6 aprile 2014 si terrà Musica e scienza, un evento multidisciplinare che quest’anno si vuole concentrare sui gesti e il potere emozionale della musica.
Nel 2012 Caitlin Freeman ha scritto un libro che non mi risulta essere mai stato tradotto in italiano, ma che risalta per la sua innegabile originalità.
Sapete cos`è il #nomakeupselfies? È una campagna di fundraising per la ricerca sul cancro partita dall’UK in cui le donne postano su twitter e facebook la propria foto senza trucco chiedendo una piccola donazione da effettuare attraverso un numero telefonico da comporre e “nominando” altre donne invitandole a fare lo stesso. Si crea in questo modo una catena virtuosa di donazioni che in Gran Bretagna ha toccato i due milioni di sterline.