Quante volte nella vita avete avvertito la pesantezza delle situazioni, delle persone, delle parole e ne avete provato un senso di rifiuto? Situazioni, persone, parole che risultano insostenibili e che, come affermava Calvino nella prima delle sue Lezioni americane, riflettono “l’inerzia e l’opacità del mondo” e lasciano l’impressione che stia “diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi e che non risparmia nessun aspetto della vita”. Recentemente mi è successo di imbattermi nella pesantezza della vita, e come spesso mi accade, la mia prima reazione è stata quella di ribellarsi a questo fardello, una ribellione contro quei movimenti retrogradi che bloccano e frenano il divenire producendo chiusura e inerzia. Ma spesso la rabbia non ha scopo, è come combattere contro la stupidità. Per fronteggiare la pesantezza, per “non essere schiacciati dal peso della materia” (soprattutto materia umana) è necessario agire come Lucrezio nel De rerum natura, per il quale la più grande preoccupazione era dissolvere la “compattezza del mondo” e arrivare ad avere la “percezione di ciò che è infinitamente minuto, mobile, leggero”. Si tratta di un bell’esercizio che serve se non altro a sbollire la collera.
Per polverizzare e sminuzzare la realtà spesso può essere d’aiuto la letteratura e in questo caso è d’obbligo pensare a L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera. Il titolo è un ossimoro, e nel suo romanzo Kundera “dimostra come nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile. Forse solo la vivacità e la mobilità dell’intelligenza sfuggono a questa condanna” (ancora Calvino). La seconda cosa che può venirci in aiuto è guardare alla felicità del criceto, che gira sulla sua ruota nella gabbia senza fermarsi, apparentemente appagato da ciò che ripete all’infinito.
Tutto ciò per dire che è necessario vivere con leggerezza, senza macerarsi, senza combattere situazioni che non sono sostenibili, insomma imparare a “mollare il colpo” quando è necessario e ad accontentarsi delle piccolezze della vita come se fossero il più grande regalo che la vita stessa ci possa fare.

Se si ha il tempo e la voglia di scavare nelle stranezze umane si riescono a trovare veri e propri tesori nascosti o dimenticati, perché di difficile interpretazione o semplicemente perché considerati «cose da professionisti».
Il primo è un’opera d’arte, è stato realizzato dall’artista italiano Luigi Serafini fra il 1974 e il 1976 ed è una raccolta di più di mille tavole disegnate, commentate dallo stesso autore in una grafia incomprensibile ed indecifrabile. Pubblicato per la prima volta da Franco Maria Ricci il quale in una « lettera dell’editore al lettore » affermava: « È evidente che il Codex Seraphinianus appartiene a quella famiglia di imprese e miraggi di cui fanno parte la Naturalis Historia di Plinio il De Rerum Natura di Lucrezio lo Speculum maius di Vincenzo Beauvais sino all’Encyclopedie di Diderot e d’Alembert… il lettore avrà forse l’impressione di ascoltare la musica senza parole del Sapere. Nelle planche del Codex Seraphinianus si rispecchiano una scienza e un mondo insieme simili e dissimili dai nostri, come voci di una stessa declinazione » e Alessandro Riva nell’introduzione al volume aggiunge « La forza segreta di alcune invenzioni sta nella loro capacità di persistenza nella nostra memoria profonda, anche contro la nostra volontà e indipendentemente dal trascorrere degli anni… quasi che di esse non si potesse mai aver ragione del tutto, come di una forza che ci attrae proprio in virtù della sua capacità di sottrarcisi, di sfuggirci costantemente, sorprendendoci, ogni volta con nuove invenzioni, nuovi trucchi o nuovi inaspettati scherzi linguistici… ». questo è l’indecifrabile Codex Seraphinianus, una visionaria raccolta dell’impossibile fatta di disegni e colori vivissimi e commenti che l’autore è lungi dal voler rivelare (ma in questo sta parte della sua bellezza).

Pierre Lemaitre ha vinto il premio Goncourt per la letteratura, uno dei più prestigiosi premi letterari francesi. Il premio Goncourt istituito da Edmond de Goncourt stabilisce che il premio sia assegnato « all’originalità del talento, ai tentativi nuovi e arditi del pensiero e della forma ».




Se vi chiedessi a bruciapelo chi è Jessica Fletcher, sono sicura che molti saprebbero darmi una risposta precisa e senza indugio, molti cercherebbero di ricordare di chi si tratta, associando il nome ad un volto, forse solo i più giovani sarebbero un po’ spiazzati. Comunque nella quasi totalità dei casi la risposta prima o dopo arriverebbe: ma sì, certo! é la “signora in giallo”.
