
E’ postato anche sul mio Facebook: un articolo che ho trovato dopo aver trascorso un week end con una persona molto pessimista e lamentosa. Si intitolava chi si lamenta danneggia i neuroni di chi gli sta intorno. E’ vero, ho pensato, quando diventi una signora di mezza età è molto più facile trovare amici o amiche che si lamentano, scoraggiati, pessimisti e con una carica di malumore che ti viene trasmessa. Meglio tenerli lontani e starne alla larga!
Ma poi continuavo a pensare a questo fatto e a riflettere, sino a quando mi sono imbattuta in un libro scritto da una scrittrice tedesca, Sibille Lewitschatoff, che mi ha fatto vedere le cose in modo diverso . Nel libro, intitolato come il suo protagonista, Blumenberg, vecchio professore di filosofia, riflette con i suoi allievi sulla forza dell’immaginazione e sul suo potere di consolare. La lezione infatti trattava del bisogno di ricevere forme di consolazione dell’essere umano e , allo stesso tempo, della sua sempre maggiore incapacità di offrirne.

“Il bisogno di consolazione è comune a tutti gli esseri umani. La consolazione-dice Blumenberg- si fonda sul fatto che gli esseri umani non devono sopportare da soli tutto ciò che accade o si presenta loro”. Secondo lui, nella storia dell’umanità siamo divenuti sempre più incapaci di consolare e questo Blumenberg se lo spiega perché “la supremazia delle cose sul mondo delle parole ci deruba dalla possibilità di elargire consolazione e recepire consolazione ”.
Per essere più chiari, la nostra spinta verso il realismo ci ha allontanati dalla capacità di immaginazione, privandoci così di un ampio raggio di consolazione.
Dunque troppo realismo nella nostra vita, troppa attenzione al mondo delle cose, poca magia e immaginazione, significano perdita di capacità di consolazione e di opportunità di essere consolati.
Ripensavo alla pagina condivisa su facebook: forse non dovremmo limitarci ad allontanare le persone negative e pessimiste, ma dovremmo trovare per loro e per noi una via di consolazione. Io un’idea ce l’ho: più arte per tutti.

L’entusiasmo dei giovani è sempre disarmante. I giovani riescono a vedere le cose con quegli occhi “nuovi” che noi un po’ più agée, troppo spesso cinici e di poche speranze, abbiamo dimenticato in chissà quale svolta delle nostre vite. Anche la soluzione dei problemi, approcciati con la fantasia e l’inventività dei giovani, risulta spesso geniale, perché loro è il mondo nuovo e dovrebbe essere loro il compito di renderlo migliore.



Se io pronunciassi tutto d’un fiato Almodovar, Dardenne, Jarmush, Spielberg, Woody Allen, Foster, Park Chan Wook cosa vi verrebbe in mente? Naturalmente Cinema, e dove tutti questi mostri sacri possono incontrarsi e mostrare le proprie opere? Naturalmente a Cannes!
Per iniziare bene la settimana parlerò di un film francese, in realtà un documentario, realizzato come un road movie. Il titolo è evocativo “Demain”, Domani. Costruito in 5 capitoli che coprono parte dei campi della vita quotidiana, propone per ognuno di essi delle soluzioni. Infatti si tratta di un documentario sulle alternative alle crisi ecologica, economica sociale che rischiano di cancellare entro il 2100 una buona fetta della popolazione mondiale. Cyril Dion e Mélanie Laurent, ideatori e realizzatori di questo incredibile lungometraggio, realizzato a basso costo con l’apporto finanziario di normali cittadini, sono partiti con un’equipe di 4 persone e hanno percorso 10 paesi per comprendere chi potrebbe provocare questa catastrofe e soprattutto come potrebbe essere evitata.
È di ieri la notizia che finalmente il Senato Italiano ha approvato il disegno di legge sul “reato” di negazionismo. Una brutta parola per un altrettanto brutto concetto, che si basa sulla negazione, contro ogni evidenza, di terribili eventi storici. La pena che secondo il ddl potrà essere comminata va dai due ai sei anni “se la propaganda, ovvero l’istigazione e l’incitamento commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah, o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale”. Ora tutto verrà rimandato alla Camera che sancirà definitivamente la legge, speriamo in tempi brevi.

Per la prima volta fu Leonardo da Vinci ad utilizzare l’anamorfosi per disegnare sulle pagine del Codice Atlantico il viso di un bambino e un occhio. Questa tecnica risale all’epoca di Leonardo, ma fu codificata solo nel ‘600, quando la disciplina perse quella patina magica che aveva acquistato nel tempo e si diffuse non solo fra gli artisti, ma anche fra gli architetti. Si tratta della creazione di disegni distorti, a prima vista indecifrabili e mostruosi che sono intellegibili solo se approcciati da particolari angolature, distanze o riflessi nello specchio, si tratta di un processo geometrico e come tale soggiace a certe precise regole.
