L’entusiasmo dei giovani è sempre disarmante. I giovani riescono a vedere le cose con quegli occhi “nuovi” che noi un po’ più agée, troppo spesso cinici e di poche speranze, abbiamo dimenticato in chissà quale svolta delle nostre vite. Anche la soluzione dei problemi, approcciati con la fantasia e l’inventività dei giovani, risulta spesso geniale, perché loro è il mondo nuovo e dovrebbe essere loro il compito di renderlo migliore.
Riflessioni queste che mi sono venute in mente considerando il lavoro di una giovanissima stilista che ha imperniato tutta la sua tesi di laurea presso la Parson School of Design di New York sul dramma dei rifugiati siriani.
Naturalmente il progetto era quello di disegnare una collezione di abiti. Ma, invece di focalizzarsi su mise da sera o da giorno, sull’algida eleganza o il prêt à porter, Angela Luna, questo il nome della studentessa, ha inventato un’intera collezione che vuole in qualche modo lenire le pene di tutti coloro che sono stati costretti ad abbandonare ciò che avevano per scappare dalla violenza nella propria terra. Ogni capo della collezione infatti può essere usato in un modo alternativo e decisamente utile, mantelle che diventano tende, giacconi che diventano salvagente e che donano immediata visibilità, marsupi resistenti e galleggianti per il trasporto dei neonati ecc. ecc. Scopo principale della collezione è quello di cercare effettivamente soluzioni alla tragedia e non capitalizzarla. A tal proposito il progetto prevede la vendita della collezione, studiata e realizzata con tecnologie e materiali d’avanguardia, a quei brand che producono materiale sportivo altamente tecnologico e riproporre il medesimo design, sebbene semplificato e potenziato, gratuitamente, alla marea di persone pronte alla partenza.
E qui c’è tutto: l’entusiasmo, la genialità e, sì certo, anche una buona dose di ingenuità, ma anche energia e voglia di fare. “Design for difference” questo è il nome e l’incitamento di Luna, per tutti coloro che non possono rimanere indifferenti al dolore e alla sofferenza.




Se io pronunciassi tutto d’un fiato Almodovar, Dardenne, Jarmush, Spielberg, Woody Allen, Foster, Park Chan Wook cosa vi verrebbe in mente? Naturalmente Cinema, e dove tutti questi mostri sacri possono incontrarsi e mostrare le proprie opere? Naturalmente a Cannes!
Per iniziare bene la settimana parlerò di un film francese, in realtà un documentario, realizzato come un road movie. Il titolo è evocativo “Demain”, Domani. Costruito in 5 capitoli che coprono parte dei campi della vita quotidiana, propone per ognuno di essi delle soluzioni. Infatti si tratta di un documentario sulle alternative alle crisi ecologica, economica sociale che rischiano di cancellare entro il 2100 una buona fetta della popolazione mondiale. Cyril Dion e Mélanie Laurent, ideatori e realizzatori di questo incredibile lungometraggio, realizzato a basso costo con l’apporto finanziario di normali cittadini, sono partiti con un’equipe di 4 persone e hanno percorso 10 paesi per comprendere chi potrebbe provocare questa catastrofe e soprattutto come potrebbe essere evitata.
È di ieri la notizia che finalmente il Senato Italiano ha approvato il disegno di legge sul “reato” di negazionismo. Una brutta parola per un altrettanto brutto concetto, che si basa sulla negazione, contro ogni evidenza, di terribili eventi storici. La pena che secondo il ddl potrà essere comminata va dai due ai sei anni “se la propaganda, ovvero l’istigazione e l’incitamento commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah, o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale”. Ora tutto verrà rimandato alla Camera che sancirà definitivamente la legge, speriamo in tempi brevi.

Per la prima volta fu Leonardo da Vinci ad utilizzare l’anamorfosi per disegnare sulle pagine del Codice Atlantico il viso di un bambino e un occhio. Questa tecnica risale all’epoca di Leonardo, ma fu codificata solo nel ‘600, quando la disciplina perse quella patina magica che aveva acquistato nel tempo e si diffuse non solo fra gli artisti, ma anche fra gli architetti. Si tratta della creazione di disegni distorti, a prima vista indecifrabili e mostruosi che sono intellegibili solo se approcciati da particolari angolature, distanze o riflessi nello specchio, si tratta di un processo geometrico e come tale soggiace a certe precise regole.

