
Da uno studio britannico si è determinato che il momento in cui o gli uomini o le donne sono inclini a dire la parola Ti amo è il sabato sera intorno alle 22.
Gli specialisti hanno anche constatato che dopo qualche anno di relazione, un persona su dieci non dice più “ti amo” e questo perchè si dice convinta che la sua dolce metà ormai conosca i propri sentimenti.
Vogliamo commentare assieme? Per come vedo i giovani non mi sembra che nel vocabolario di relazioni sentimentali la parola Ti amo sia la più gettonata anzi gli approcci mentali e spirituali sono molto più frenati e si cerca quasi sempre di tenere separato, per quanto possibile, l’aspetto emotivo da quello fisico.
Tanta fatica dunque per arrivare a dire Ti amo e poi non dirlo più. Perché? Forse perché pesante come il piombo, sprigiona un’ansia da prestazione e fa presagire impegni e cappi al collo? oppure perché troppo banale, non risuona dentro di noi come dovrebbe?.
Io sono dell’idea che ci ha rovinato il cinema! Provate a contare in una serata televisiva (oltre agli immancabili morti ammazzati) quante volte qualcuno dice “Ti amo” a qualcun altro… c’é da morire di diabete. E così come ormai le morti più orrende non suscitano in noi altri sentimenti che un voyeurismo abbastanza malato, così le parole “Ti amo” non ci fanno più né caldo né freddo! Come competere con i belloni di turno? Tutto sembra già detto e già visto. Non è terribile?
Per concludere se volete esprimere il vostro amore, provate a farlo di sabato sera verso le 22 e tutto vi sembrerà più facile.
Sto faticosamente leggendo un libro di quelli che possono essere definiti “difficili”, bellissimo e straziante allo stesso tempo, a metà fra il saggio scientifico e l’opera letteraria. Innanzitutto qualche parola sul suo autore, Eugenio Borgna, definito il più grande psichiatra italiano, colui che nelle sue opere ha indagato l’intero ventaglio delle emozioni umane dalla nostalgia ai sentimenti di colpa, dall’inquietudine e dalla disperazione, all’ansia e ai rimpianti, dalle attese e dalle speranze, alla gioia e alla solitudine.

Ieri, 30 aprile il web ha compiuto 20 anni.




Durante l’ultima scappata in Italia, curiosando in libreria ho notato con piacere che era stato ripubblicato un libriccino breve ma preziosissimo, che avevo conosciuto ai tempi dell’università e che avevo gelosamente conservato. Il suo titolo è Allegro ma non troppo di Carlo M. Cipolla, classe 1922, pavese, professore emerito di storia economica, illustre medievista.