Un rapido omaggio alla vincitrice del Nobel per la letteratura, perché é donna e perché é eccezionale.
È stata definita la più grande scrittrice di racconti brevi dei nostri tempi. Alice Munro, Canadese, è i secondo autore di quel paese a vincere il Nobel per la letteratura. Il primo era stato Saul Bellow (non tutti sanno, infatti, che era nato in Quebec e si era trasferito ancora piccolo a Chicago).
Da sempre la Munro, ormai più che ottantenne, dipinge a pennellate veloci intrecci familiari, il passare del tempo, le difficoltà delle relazioni interpersonali, l’incomunicabilità quotidiana.
Ci pone davanti a noi stessi la Munro, tratteggiando con frasi misurate, in cui non una parola è fuori posto, un’umanità che sembra mostrare senza soluzione di continuità il peggio e il mediocre, il male come malattia dell’anima in cui siamo calati.
Specialità dell’autrice è quella di illuminare con barlumi di introspezione le vite dei suoi personaggi, più spesso creando nuove domande piuttosto che risolvendo il loro mistero. Frequentemente ciò che inizia come la narrazione di un ricordo, con la descrizione di un attimo di tranquillità familiare, improvvisamente degenera volgendosi in dramma.
La memoria è parte centrale dei suoi racconti, da essa si dipanano, in un continuo ritornare ad episodi lontani, le storie e i loro protagonisti. La Munro è eccezionale nell’invenzione (ma sarà pura fantasia?) di figure femminili memorabili: donne dure, simpatiche, amare, disperate, ma sempre lucidissime.
Franzen nutre per lei ammirazione infinita e spesso è stata paragonata ai mostri sacri della letteratura da Tolstoj a Checov.
Tutte etichette… La Munro crea un universo personale attingendo ai ricordi di una vita riplasmandoli e rendendoli vivi in modo da catturare il lettore nel proprio mondo e impedendogli di distogliere l’attenzione dall’inanellarsi delle sue storie.
“Una storia non è come una strada da seguire… è piuttosto una sorta di casa. Tu ci entri e ci puoi rimanere per un po’ vagando un po’ qua e un po’ là, fermandoti dove preferisci, scoprendo le relazioni che esistono fra le varie stanze, fra i corridoi e come il mondo esterno può essere alterato a seconda della finestra da cui ti trovi a guardare fuori. La sensibilità del visitatore, del lettore in questo spazio chiuso viene alterata a seconda dell’ambiente in cui entra se è angusto o ampio riccamente arredato o povero. E si può ritornare indietro e ripercorrere gli ambienti ancora e ancora e ogni volta trovare nella casa un senso diverso e nuovo e più profondo”
Tutta la sua produzione è eccezionale. Da leggere senza tregua!


Il 10 ottobre del 1963, 50 anni fa, l’Italia si svegliò accolta da una notizia terribile. Durante la notte un vasto pezzo di montagna, grande quanto una piccola città, era caduto dall’altezza di 400 metri nel bacino idrico creato dalla diga del Vajont, ai tempi un gioiello di ingegneria e la più azzardata e alta diga del mondo intero. La vicenda è risaputa, ingegneri e geologi non prestarono ascolto a chi in quella valle viveva da sempre e che sapeva quanto instabile poteva essere quell’angolo di Italia, minata da piccoli terremoti e smottamenti. La beffa è che la diga sopravvisse allo tzunami creato dal distacco della montagna, non altrettanto fece il paese a valle: Longarone.
Amo profondamente la musica, non posso pensare una vita senza la musica. Amo quasi tutti i generi musicali e quasi tutti i miei gesti quotidiani sono accompagnati dalla musica, quella riprodotta dalla radio, dal computer o dal “giradischi” (ebbene sì, in famiglia siamo ritornati a questo strumento che i più giovani hanno giudicato arcano all’inizio, ma che poi hanno saputo apprezzare proprio per l’imperfezione della riproduzione), ma anche dalla colonna sonora che mi frulla in testa continuamente.











Helen Fielding, autrice del famosissimo Diario di Bridget Jones, sta per pubblicare, per l’esattezza il 10 di ottobre, il seguito della storia della ex trentenne che, dopo diverse disavventure trova finalmente l’amore e corona il sogno della sua vita convolando a giuste nozze con il nobile Mark Darcy.